Stefano LentiniGraditissimo ospite della nostra rubrica di interviste “Un caffè con” di oggi è Stefano Lentini, il compositore e polistrumentista di fama internazionale, autore tra l’altro delle colonne sonore della prima e seconda stagione dell’amatissima serie targata Rai 2 “Mare Fuori“. Infatti Lentini, dopo lo straordinario successo della soundtrack della prima stagione, è stato riconfermato anche per comporre quella di “Mare Fuori 2“, disponibile dal 17 novembre su tutte le piattaforme digitali.

Stefano Lentini si è trovato così a dirigere, grazie al contributo de L’Orchestra del Cinema e dei prestigiosi Forum Studios di Roma, un’ambiziosa produzione musicale, ampliando i confini dell’inedita fusione tra pop e sacro.

Nella seconda stagione è stata inoltre rinnovato la preziosa collaborazione con Raiz, nella canzone “Amore che fa male” con la partecipazione dei due giovani attori e protagonisti, Cardiotrap (Domenico Cuomo) e Gemma (Serena Codato).

Nell’intervista abbiamo colto l’occasione per approfondire con Lentini l’approccio alla composizione delle sue splendide colonne sonore e in particolar modo di quella di “Mare Fuori 2”, e ovviamente gli abbiamo abbiamo fatto la nostra domanda di rito su come prende il caffè 😉 Ma scopriamolo direttamente dalle sue parole!

Hai firmato le colonne sonore di molte serie TV e film di successo. Ci racconti il tuo approccio alla composizione? Qual è il primo passo? 

“Generalmente cerco di scrivere un brano che racchiuda l’intera vicenda, una musica o una suite che possa raccogliere tutte le anime della narrazione. Ma questo non basta mai e così mi spingo a scrivere un secondo, poi un terzo… un quarto brano. In genere mi muovo prima in un ambito puramente musicale, uso le immagini come contesto e ispirazione, poi quando sento di essere vicino a quello che stavo cercando torno alle immagini e mi confronto con esse in modo più dettagliato”.

Tra tutte le tue colonne sonore ce n’è una a cui sei particolarmente legato e perché?

“Il lavoro fatto su “La Porta Rossa” è stato sicuramente molto importante perché ha segnato uno spartiacque produttivo che mi ha permesso di raggiungere risultati sonori che cercavo da anni. Ho collaborato con alcuni dei migliori ingegneri del suono e questo mi ha permesso di dare vita a una colonna sonora molto curata. Ci sono dettagli tecnici come la profondità, l’uso dei reverberi, la disposizione nello spazio degli strumenti, che possono caratterizzare una registrazione e amplificare il potenziale espressivo della musica. Sono elementi sostanziali che richiedono grande lavoro di squadra e che mi danno grande soddisfazione perché aggiungono una dimensione sonora misteriosa che è una delle cose che mi fanno impazzire”.

Parlando del tuo ultimo lavoro, la colonna sonora di “Mare Fuori 2”, come l’hai sviluppata affinché si integrasse così bene nella storia tanto da apparire a sua volta come un personaggio?

“Sono partito dall’idea di creare musiche originali per tutti i personaggi, che essi suonassero il pianoforte o cantassero rap, trap o qualsiasi altra cosa. Non volevo usare universi musicali noti da affidare ai personaggi ma dare loro l’opportunità di farsi portatori di una qualche piccola rivoluzione espressiva. Non ho tenuto conto delle mode, delle tendenze attuali, ma solo del potenziale espressivo di ciascuno di loro, in questo modo ho potuto dare una voce autentica a ciascuno senza cadere nei rituali dei generi”.

Spesso la musica è in grado di sostituire un intero testo parlato, conferendo forza all’espressività degli attori. La musica per un prodotto cinematografico o televisivo viene dalla pancia o dalla testa?

“La testa serve a contestualizzare la ricerca musicale, a identificare i confini, ma il flusso creativo deve necessariamente arrivare con naturalezza e spontaneità altrimenti si cade nelle forzature degli stilemi”.

Hai cercato di creare un elemento di continuità con la colonna sonora della prima stagione di “Mare Fuori” oppure hai voluto fare qualcosa di totalmente diverso?

“Come prima cosa mi sono chiesto se e in che modo i nuovi personaggi e le nuove storie modificassero la direzione presa durante la prima stagione. Dalla sceneggiatura emergevano diverse alterazioni, cambi di passo e distorsioni e ne ho quindi tenuto conto nello sviluppare i nuovi temi. Complessivamente è stato comunque un lavoro basato sull’idea della continuità e dell’integrazione”.

C’è un genere cinematografico in particolare per cui ti sarebbe piaciuto o ti piacerebbe comporre la colonna sonora ma ancora non ti è capitato?

“Mi piacerebbe molto lavorare a una colonna sonora basata sull’uso del metal più duro, è un genere sul quale non ho mai avuto occasione di lavorare con cura e che sento affine. Sicuramente lo mescolerei con altro”.

Come prendi il caffè?

“La moka vince sull’espresso senza ombra di dubbio”.