Dal 18 dicembre su Netflix, la serie cult “Emily in Paris” di Darren Star sposta il cuore del racconto tra Roma e la laguna veneziana. Lily Collins promette: “È la stagione più matura, più vera, più italiana”. E per una volta, possiamo crederle

Emily in Paris 5 trama cast trailer ufficiale e recensioneC’è un momento, nel trailer della quinta stagione di Emily in Paris, in cui Lily Collins naviga in vaporetto verso Piazza San Marco mentre il sole tramonta sui palazzi della Serenissima. La luce è quella perfetta, quasi irreale, che solo Venezia sa regalare tra le 18:00 e le 18:30 di un tardo pomeriggio estivo. E ti rendi conto che questa volta Darren Star ha fatto sul serio: l’Italia non è più solo una cartolina nella storyline, è diventata il cuore pulsante della narrazione.

Presentata lo scorso 12 dicembre a Venezia — dove altro? — davanti a una platea di fan in delirio e giornalisti scettici da convincere, la quinta stagione di Emily in Paris debutta su Netflix il 18 dicembre con una promessa: meno Parigi da cartolina, più Roma da vivere. E Venezia? Venezia diventa qualcosa di magico, ultraterreno, come l’ha definita lo stesso Darren Star durante la conferenza stampa.

Da Parigi a Roma (con scalo obbligato in laguna): perché l’Italia era inevitabile

Emily in Paris 5 trama cast trailer ufficiale e recensione

Emily in Paris 5, Venice, 12 of December 2025

Quando alla fine della quarta stagione Emily Cooper ha chiuso la valigia e ha preso il volo per Roma, qualcuno ha gridato al tradimento. “Emily in Paris che abbandona Parigi?” Ma chi segue la serie dall’inizio sa che questo arco narrativo era scritto nelle stelle fin dal primo episodio: Emily non è mai stata davvero parigina, è sempre stata un’americana che cerca di capire l’Europa, un pezzo alla volta.

Darren Star ha spiegato che il desiderio di espandere l’orizzonte geografico della serie è maturato dopo la terza stagione, quando sentiva la necessità di offrire al pubblico quella “possibilità di viaggiare con la fantasia” che solo luoghi iconici come Roma e Venezia possono garantire. “È difficile superare Parigi“, ha ammesso Star durante la presentazione veneziana, “ma volevo andare in un posto altrettanto iconico e affascinante. Roma e Venezia sono città di grande bellezza, con qualcosa di magico e ultraterreno”.

E così, dopo quattro stagioni di croissant, macarons e romanticismo da Rive Gauche, Emily si ritrova a gestire l’Agence Grateau a Roma — sì, proprio lei che due stagioni fa non sapeva nemmeno come si pronunciasse “gnocchi”. Il salto non è solo geografico: è esistenziale.

Lily Collins a Venezia: “È stata come entrare nel backstage di un set cinematografico”

Per Lily Collins, che non era mai stata a Venezia prima delle riprese, l’esperienza è stata “quasi irreale”: arrivare in barca, navigare tra i canali, vedere Piazza San Marco dall’acqua l’ha fatta sentire come se stesse “entrando nel backstage di un set cinematografico, ma è tutto vero”.

Durante la conferenza stampa veneziana, l’attrice ha raccontato con gli occhi lucidi quanto girare tra Roma e Venezia abbia cambiato il suo approccio al personaggio: “Roma è più metropolitana, più strutturata, più consolidata. Ti dà una base solida. Venezia invece è stravagante, romantica, offre un ritmo di vita completamente diverso. L’assenza di automobili, la necessità di spostarsi ovunque in barca… è davvero romantico in un modo che non puoi replicare da nessun’altra parte al mondo”.

E poi ha aggiunto quella frase che ogni italiano aspettava di sentire da cinque stagioni: “Sono molto grata all’Italia per averci accolto di nuovo in entrambe le città”. Di nuovo, perché dopo la parentesi romana della quarta stagione, questa volta l’Italia non è un intermezzo — è il palcoscenico principale.

La trama di “Emily in Paris 5”: quando tutto va storto (ma in modo molto chic)

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Emily in Paris 5. (L to R) Lily Collins as Emily, Samuel Arnold as Julien, Bruno Gouery as Luc, Philippine Leroy-Beaulieu as Sylvie Grateau in Emily in Paris. Cr. Caroline Dubois/Netflix © 2025

Ora a capo dell’Agence Grateau nella Capitale, Emily deve confrontarsi con sfide che vanno oltre la scelta del filtro Instagram perfetto. La sinopsis ufficiale Netflix racconta di una Emily che affronta difficoltà professionali e sentimentali mentre si adatta alla vita in una nuova città: proprio quando tutto sembra andare per il verso giusto, un’idea lavorativa si rivela un fallimento, con conseguenti delusioni amorose e ostacoli alla carriera.

In cerca di stabilità — quella sensazione che tutti rincorriamo tra i venti e i trent’anni senza mai trovarla davvero — Emily si rifugia nel suo stile di vita francese, quasi fosse una coperta di Linus emotiva. Ma un grande segreto minaccia uno dei suoi rapporti più stretti, costringendola ad affrontare conflitti con sincerità.

Dalla crisi, però, Emily emerge con legami più profondi, una rinnovata consapevolezza e la voglia di abbracciare nuove possibilità — che è fondamentalmente il mantra di ogni millennial che ha superato una crisi esistenziale e vive per raccontarlo su Instagram.

La vera novità? Questa volta il fallimento è parte della narrazione, non un incidente di percorso risolto in 20 minuti. Come ha sottolineato Philippine Leroy-Beaulieu, che interpreta l’iconica Sylvie: “Sylvie prova a cambiare, ad aprire l’ufficio a Roma, e fallisce. Amo i personaggi che falliscono, perché lì diventano davvero interessanti”.

Clicca QUI per guardare il trailer ufficiale di “Emily in Paris 5”.

Il triangolo amoroso che non vuole morire: Gabriel, Marcello e la geografia dei sentimenti

Impossibile parlare di “Emily in Paris” senza affrontare l’elefante nella stanza: il triangolo (o poligono, a questo punto) amoroso. Alla fine della quarta stagione, Gabriel ha vinto la stella Michelin — il sogno di ogni chef — e ha scoperto che Emily si è trasferita a Roma. Spoiler: decide di raggiungerla. Perché quando hai una stella Michelin ma non hai la ragazza, a quanto pare la seconda ha la priorità.

Entra in scena Marcello, interpretato dall’italiano Eugenio Franceschini, che durante la conferenza stampa veneziana ha descritto con emozione quanto fosse importante per lui rappresentare l’Italia in uno show così globale: “Roma rappresenta per me gli anni della formazione, della libertà e dei sogni. Venezia è semplicemente la città più bella del mondo. Portare Emily in questi luoghi è stato come presentarle le mie città del cuore”.

Marcello non è solo l’ennesimo interesse romantico: rappresenta quella connessione autentica con il territorio che Emily ha sempre cercato ma mai davvero trovato a Parigi. È l’Italia vera, non quella dei clichés — anche se, ammettiamolo, la serie non rinuncerà mai del tutto ai clichés perché sono parte del suo DNA.

Venezia come personaggio: oltre la cartolina, dentro la magia

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Emily in Paris 5. Lily Collins as Emily in Emily in Paris. Cr. Caroline Dubois/Netflix © 2025

Darren Star ha raccontato di aver sentito il bisogno di inserire Venezia in questa stagione perché “ha qualcosa di magico e ultraterreno”, capace di imprimere un ritmo diverso al racconto. E chi è mai stato a Venezia sa esattamente cosa intende: la città ha un’aura di sospensione temporale che nessun altro luogo al mondo possiede.

Le riprese veneziane si sono svolte tra il 15 e il 25 agosto 2024, toccando alcuni dei luoghi più iconici della città: dai canali alle calli nascoste, dalla maestosità di Piazza San Marco all’intimità di osterie fuori dai circuiti turistici. Un set che ha richiesto una logistica complessa — girare a Venezia non è come girare in una città normale, dove puoi parcheggiare i camion e allestire il catering in dieci minuti.

Le riprese sono state anche segnate da un dramma: la morte improvvisa di Diego Borella, assistente alla regia 47enne, colto da malore all’Hotel Danieli il 21 agosto. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha voluto ricordarlo durante le celebrazioni per la conclusione delle riprese: “Credo che il successo della produzione sarà anche il suo, del suo lavoro e della sua creatività”.

Sylvie crolla (finalmente): quando l’armatura si rompe

Se Emily è il cuore pulsante della serie, Sylvie è la sua spina dorsale — quella presenza sofisticata, sarcastica, impeccabilmente vestita che ti fa sentire inadeguato anche quando stai solo scrollando Instagram in pigiama. Ma nella quinta stagione, l’armatura si incrina.

Philippine Leroy-Beaulieu ha spiegato come il personaggio venga finalmente messo a nudo: “Sylvie non è solo sofisticata e ironica. È stata anche terribile con Emily, e mi è sempre piaciuto interpretare quella durezza. Ma ora l’armatura si rompe: vediamo il disordine interiore, le domande sul lavoro e sull’amore”.

Vedere Sylvie vulnerabile è come vedere Anna Wintour piangere — spiazzante, quasi disturbante, ma profondamente umano. È il momento in cui ti rendi conto che anche le donne che sembrano avere tutto sotto controllo stanno in realtà improvvisando come tutti noi.

Mindy e la sorellanza messa alla prova

Ashley Park, che interpreta la migliore amica di Emily, ha raccontato come questa stagione metta alla prova l’amicizia tra i personaggi in modi inaspettati: “All’inizio Mindy era quella con meno da perdere. Ora ha investito davvero in questi legami, e le conseguenze sono più alte. La sorellanza viene messa alla prova in modi inaspettati”.

Il tema delle relazioni femminili — quello vero, fatto di competizione non detta, di gelosie sussurrate, di supporto incondizionato che a volte viene meno quando serve davvero — è sempre stato il cuore nascosto di Emily in Paris. Sotto la patina glamour di abiti firmati e aperitivi in rooftop, la serie parla di quanto sia difficile mantenere l’amicizia quando la vita ti porta in direzioni diverse.

L’evoluzione di Emily: da ingenua americana a donna (quasi) consapevole

Darren Star ha spiegato che il processo di maturazione di Emily era stato pensato fin dall’inizio come un’evoluzione graduale: “Dalla prima stagione Emily cercava la sua voce”. Cinque stagioni dopo, quella voce inizia finalmente a essere meno stridula, meno performativa, più autentica.

La Emily della quinta stagione è una donna che ha capito che l’ansia di essere perfetti — tema centrale della stagione, come sottolineato anche dai creator — non porta da nessuna parte. È nel lasciarsi andare, nell’accettare il fallimento, nell’ammettere di non avere tutte le risposte che si trovano nuove possibilità.

È un’evoluzione che rispecchia quella del pubblico della serie: chi ha iniziato a guardarla a 25 anni nel 2020 ora ne ha 30, e quelle domande su carriera, amore, identità che sembravano urgentissime cinque anni fa ora hanno risposte più sfumate, più complesse, meno Instagram-friendly.

Il soft power dell’Italia: quando una serie TV diventa diplomazia culturale

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Emily in Paris. (L to R) Eugenio Franceschini as Marcello, Lily Collins as Emily in Emily in Paris. Cr. Giulia Parmigiani/Netflix © 2025

Non sottovalutiamo l’impatto culturale ed economico di questa scelta. Dopo “Emily in Paris”, le ricerche su Google per “weekend a Parigi” sono esplose del 38%. I croissant venduti a Londra sono aumentati del 12%. La Place de l’Estrapade — dove si trova l’appartamento di Emily — è diventata una meta di pellegrinaggio per i fan.

Ora immaginate lo stesso effetto moltiplicato per Roma e Venezia. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha dichiarato con orgoglio: “Venezia è unica in Italia per cultura, storia e suggestioni. Mi hanno riempito d’orgoglio le parole della produzione, ammirata dallo splendor della nostra città”.

Non è solo marketing territoriale — è soft power culturale. Quando milioni di giovani spettatori in tutto il mondo vedranno Emily navigare i canali veneziani o cenare in una trattoria romana, non staranno solo guardando una serie TV: staranno costruendo il desiderio di vivere quella stessa esperienza. E quel desiderio si traduce in turismo, export culturale, percezione positiva del brand Italia.

Perché “Emily in Paris 5” potrebbe essere la migliore (o la più divisiva)

“Emily in Paris” ha sempre avuto un rapporto complicato con la critica. Da un lato, il pubblico l’adora — numeri di visualizzazione stratosferici, fenomeno social globale, trendsetter fashion. Dall’altro, i critici l’hanno sempre massacrata: troppo superficiale, troppo cliché, troppo improbabile.

Ma questa quinta stagione potrebbe cambiare le carte in tavola. Per la prima volta, la serie sembra voler affrontare temi reali — il fallimento, la vulnerabilità, il disorientamento esistenziale dei trentenni — senza sacrificare completamente la sua natura escapista.

Potrebbe essere il momento perfetto: il pubblico originale della serie è maturato, vuole storie più complesse ma non vuole rinunciare alla leggerezza. Vuole vedere personaggi che falliscono ma anche outfit da copiare. Vuole profondità ma anche un po’ di escapismo. È un equilibrio difficilissimo da mantenere, e sarà interessante vedere se Darren Star ci riesce.

Il cast si espande (ma qualcuno manca)

Emily in Paris. (L to R) Lily Collins as Emily, Lucas Bravo as Gabriel in Emily in Paris. Cr. Caroline Dubois/Netflix © 2025

Accanto ai protagonisti storici — Lily Collins, Philippine Leroy-Beaulieu, Ashley Park, Lucas Bravo — questa stagione introduce nuovi volti e conferma alcune assenze significative. Camille Razat (Camille) non tornerà, avendo ufficialmente lasciato la serie dopo gli eventi turbolenti della quarta stagione. La sua partenza era inevitabile dopo il matrimonio fallito con Gabriel e la rivelazione della falsa gravidanza.

Eugenio Franceschini (Marcello) diventa invece un personaggio centrale, rappresentando non solo un nuovo interesse romantico ma anche un modo diverso di vivere, più radicato, più italiano, meno ossessionato dalla performance costante che caratterizza la vita a Parigi e negli Stati Uniti.

Cosa aspettarci: dieci episodi tra dolce vita e amari risvegli

La quinta stagione sarà composta da dieci episodi, tutti disponibili dal 18 dicembre su Netflix — giusto in tempo per il binge-watching natalizio sul divano, tra un panettone e l’altro.

Aspettatevi:

  • Roma come base operativa: l’Agence Grateau romano diventa il nuovo quartier generale di Emily, con tutte le sfide logistiche, culturali e professionali che questo comporta
  • Venezia come episodio speciale: la città lagunare sarà probabilmente concentrata in uno o due episodi chiave, momenti di svolta emotiva e narrativa
  • Meno glamour, più autenticità (si spera): la promessa di una Emily più vulnerabile e meno perfetta
  • Fashion ancora più italiano: aspettatevi collaborazioni con brand italiani, sfilate romane, styling che mixa Parigi e Milano
  • Triangoli amorosi irrisolti: perché sarebbe Emily in Paris senza almeno tre uomini che si contendono l’attenzione della protagonista?

Vale la pena guardare “Emily in Paris 5”?

Assolutamente sì, se:

  • Avete seguito la serie fin dall’inizio e volete vedere come si evolve la storia
  • Amate l’Italia e volete vedere Roma e Venezia attraverso il filtro patinato di una produzione Netflix da 10 milioni di dollari a episodio
  • Avete bisogno di escapismo intelligente per sopravvivere alle feste natalizie
  • Volete capire dove andranno in vacanza i turisti americani nel 2026 (spoiler: Roma e Venezia)

L’eredità di Emily: oltre lo streaming, dentro la cultura pop

Che piaccia o no, “Emily in Paris” ha cambiato la conversazione su cosa può essere una serie TV di successo. Ha dimostrato che non serve il cinismo di “Euphoria” o la complessità narrativa di “Succession” per conquistare il pubblico globale. A volte basta una storia ben raccontata, personaggi con cui identificarsi (anche quando fanno scelte discutibili), e la promessa di 40 minuti di bellezza senza pretese.

La quinta stagione, con il suo spostamento italiano, potrebbe essere il momento in cui la serie trova finalmente il suo equilibrio perfetto: abbastanza sofisticata da essere presa sul serio, abbastanza leggera da essere un piacere colpevole senza sensi di colpa.

Emily in Paris 5 debutta su Netflix il 18 dicembre. Dieci episodi per scoprire se la dolce vita italiana può davvero competere con il fascino parigino. Spoiler: può.