Perché tutti impazziscono per Labubu? Scopri la recensione de “Il fenomeno Labubu” il libro di Marianna Baroli (Diarkos) sull’ossessione Pop Mart, il marketing e la psicologia dei collezionisti
Diarkos | “Il fenomeno Labubu” | Il saggio che spiega perché stiamo tutti impazzendo per creature dai denti aguzzi
C’è un elfo rosa con i denti da vampiro che sta conquistando il mondo. Si chiama Labubu, costa dai 15 ai 500 euro (quando lo trovi), e ha trasformato adulti razionali in collezionisti compulsivi disposti a fare code di ore, svuotare negozi e pagare cifre folli su eBay. Se pensate che sia follia, avete ragione. Ma è una follia che Marianna Baroli analizza con la precisione di un entomologo e la partecipazione di chi conosce bene le ossessioni contemporanee. “Il fenomeno Labubu. Quando il gioco diventa mania” non è solo un libro su un pupazzetto. È un’indagine antropologica sul nostro bisogno di possedere, collezionare, appartenere. È uno specchio spietato della società dei consumi. Ed è maledettamente attuale.
Cos’è Labubu? (e perché tutti lo vogliono)
Per chi vive su Marte: Labubu è una creatura antropomorfa creata dall’artista thailandese Kasing Lung per il brand Pop Mart. Ha orecchie da elfo, denti aguzzi, occhi giganti e un’espressione tra il tenero e il perturbante. Esiste in infinite varianti – rosa, viola, vestito da angioletto, da demone, in versione limitata – ed è diventato il nuovo feticcio della Gen Z e dei Millennials con soldi da spendere.
Ma perché proprio lui? Perché non è carino nel senso convenzionale. È cute ugly – brutto in modo adorabile. È limitato, quindi esclusivo. È collezionabile, quindi crea dipendenza. È instagrammabile, quindi status symbol. In poche parole: è il prodotto perfetto per il nostro tempo.
L’analisi di Marianna Baroli: tra marketing selvaggio e sociologia
Baroli non si limita a descrivere il fenomeno. Lo disseziona. Con un linguaggio accessibile ma mai banale, ci guida attraverso:
- Le radici psicologiche – Perché il nostro cervello si attiva davanti a oggetti “limitati”? Cosa scatena l’impulso compulsivo all’acquisto? Come funziona il meccanismo della collezione incompiuta che ti costringe a “completare il set”?
- La strategia di marketing – Pop Mart ha costruito un impero da miliardi usando tecniche mutuate dai casinò: blind box (non sai cosa stai comprando), edizioni limitate, collaborazioni strategiche. È Pokémon meets capitalismo selvaggio.
- Il fenomeno sociale – Le community online, i gruppi di scambio, le code davanti ai negozi. Labubu non è solo un oggetto: è appartenenza, identità, linguaggio comune di una generazione.
- Il lato oscuro – Debiti, ossessioni, il mercato nero dei rivenditori, la frustrazione di chi non riesce ad averlo. Quando il gioco smette di essere tale.
Più di un trend: uno specchio sociale
Ciò che rende questo saggio prezioso è che Baroli usa Labubu come porta d’accesso per parlare di noi. Della nostra fame di novità. Del nostro bisogno di riempire vuoti esistenziali con oggetti. Di come i social media abbiano trasformato il possesso in performance.
Non è moralista. Non ti dice che sei stupido se hai 47 Labubu in fila sulla scrivania. Ma ti fa riflettere. Ti chiede: cosa stai davvero collezionando? Oggetti o momenti? Status o felicità? Appartenenza o solitudine mascherata?
Oltre il giocattolo: cosa dice di noi la mania per il “Cute Ugly”
C’è un capitolo particolarmente illuminante dedicato all’estetica del cute ugly. Perché la Gen Z preferisce Labubu ai teneri Snoopy e Hello Kitty? Baroli suggerisce che sia una forma di ribellione soft: rifiutare la perfezione patinata, abbracciare l’imperfezione, trovare bellezza nel grottesco.
È la stessa generazione che ama i meme brutti, che celebra l’autenticità sopra la perfezione, che trasforma le proprie ansie in TikTok ironici. Labubu non è carino nonostante i denti da vampiro: è carino per i denti da vampiro.
Quando il collezionismo diventa patologia
Ma Baroli non risparmia le note dolenti. Dedica ampio spazio agli aspetti problematici: le persone che spendono stipendi interi, che sviluppano ansia se non riescono a completare una serie, che entrano in depressione quando un’edizione limitata va sold-out in 3 minuti.
C’è chi prende ferie dal lavoro per fare la fila. Chi si indebita. Chi rovina relazioni. Il confine tra passione e ossessione è sottilissimo, e Baroli lo traccia con precisione chirurgica, senza giudicare ma nemmeno edulcorando.
La strategia Pop Mart: Blind Box e scarsità artificiale
Un’intera sezione è dedicata alla strategia aziendale di Pop Mart, l’azienda che ha trasformato Labubu in un fenomeno globale. Le blind box che attivano i meccanismi cerebrali del gioco d’azzardo. Le collaborazioni con brand di lusso (Labubu da Dior, anyone?). L’apertura di flagship store che sembrano musei d’arte contemporanea.
È geniale. È inquietante. È perfettamente calibrato per sfruttare ogni debolezza psicologica del consumatore moderno. E Baroli te lo spiega con la lucidità di chi ha studiato i meccanismi, non con la rabbia dell’anticapitalista da tastiera.
Uno stile accessibile senza essere superficiale
La forza di questo saggio è nell’equilibrio. Baroli scrive per tutti – dai curiosi che hanno sentito parlare di Labubu ma non capiscono la mania, ai collezionisti hardcore che troveranno analizzate le proprie ossessioni, agli esperti di marketing che scopriranno strategie raffinate.
Non è accademico e noioso. Non è giornalistico e superficiale. È quel raro esempio di divulgazione intelligente che ti fa imparare mentre ti intrattiene.
Perché leggere il libro Diarkos “Il fenomeno Labubu”
Perché Labubu è solo la punta dell’iceberg. Domani sarà un altro oggetto, un altro brand, un’altra ossessione collettiva. Ma i meccanismi resteranno gli stessi.
Questo libro ti insegna a riconoscerli. A capire quando il tuo cervello viene manipolato. A distinguere il piacere genuino dall’impulso indotto. A chiederti: sto comprando questo perché mi piace o perché tutti lo hanno?
È un manuale di autodifesa dal capitalismo dei desideri. Ed è maledettamente necessario.
Conclusione
Marianna Baroli ha scritto il saggio giusto al momento giusto. Un’analisi lucida, documentata, mai pesante di un fenomeno che dice molto di più su di noi che su un pupazzetto rosa.
“Il fenomeno Labubu” è sociologia pop nel senso migliore del termine: prende sul serio ciò che molti liquidano come “roba da ragazzini” e ci mostra che, invece, è uno specchio perfetto del nostro tempo. Un tempo in cui collezionare oggetti è diventato più facile che coltivare relazioni, e in cui possedere qualcosa di limitato ci fa sentire speciali in un mondo che ci vuole tutti uguali.
Leggetelo. Soprattutto se avete più di tre Labubu. O se state per comprare il quarto. Clicca QUI per acquistare su Amazon.
Voto: 8,5/10
Per chi: Collezionisti compulsivi, esperti di marketing, genitori perplessi, sociologi della domenica, chiunque voglia capire perché stiamo tutti impazzendo per oggetti che non ci servono.
Bonus: Dopo averlo letto guarderete la vostra collezione con occhi diversi. Forse più consapevoli. Forse più colpevoli. Sicuramente più informati.