Un progetto live del tutto innovativo dove la musica di Renato Zero è il sotto testo di un’opera assolutamente originale sui valori della vita, gli archetipi e i sentimenti.  Zerovskij Solo per Amore sarà al cinema dal 19 marzo fino al 21. Distribuito da Lucky Red

Zerovskij Solo per AmoreEsattamente il 20 marzo di un anno fa Renato Zero annuncia quello che può sicuramente definirsi il progetto più ambizioso di tutta la sua carriera: Zerovskij, Solo per Amore, un doppio album e uno spettacolo live che non possono essere paragonati a nient’altro di simile.

Ma procediamo con ordine. Il 12 maggio 2017 esce il nuovo lavoro discografico composto da 19 brani inediti che saranno contenuti all’interno dello spettacolo, che inaugura la sua tournée dal Centrale live di Roma il 1° luglio 2017.

Ecco, ma come definire Zerovskij, Solo per Amore? A me frulla in testa solo una parola che riassume tutto il resto: arte. Certo, un po’ troppo generico, diranno molti, utilizzare il termine “arte”, perché “arte” può voler dir tutto e niente. E poi l’arte, o meglio le arti, sono moltissime. Be’, sicuramente quest’opera di Renato Zero è la prova vivente di come differenti arti possano convivere e fondersi in un magico connubio contaminandosi a vicenda senza mai snaturarsi, ma uscendone ognuna più preziosa.

Foto by Marco Famà

Musica, danza, teatro, letteratura, costumi si “parlano” e si compenetrano. Definirlo musical pare limitante, intanto va detto che sulla scena è presente un’orchestra composta da 61 elementi, 30 coristi e 7 attori. Dopo le prime 5 date romane, lo spettacolo è proseguito su altri importanti palchi italiani, come il Teatro del Silenzio di Lajatico (PI) per giungere all’Arena di Verona – le cui riprese sono poi quelle che potremo apprezzare al cinema – e concludersi nel Tetro Antico di Taormina. Inutile dire che tutte le date hanno registrato il sold out.

Ma veniamo ai contenuti dello spettacolo e ad altre difficili definizioni… Anzitutto la scelta della location… Zerovskij, Solo per Amore è integralmente ambientato in una stazione ferroviaria in quanto luogo iconico, dove avvengono scambi di sentimenti, addii, ritrovi, lacrime e risa, passioni, odori, umori. Renato ha fatto una scelta del genere per potersi riappropriare del se stesso un po’ trascurato negli ultimi anni e lo fatto vestendo i panni del capostazione. In più la stazione ha rappresentato la culla di molte sue canzoni.

Accanto a Zerovskij la personificazione dei sentimenti, come Odio e Amore e le condizioni umane: Tempo, Vita e Morte. E non basta. Si procede per archetipi: Dio sopra, Adamo ed Eva sotto. E poi, per chiudere il cerchio il Futuro rappresentato da un ragazzo senza un passato e con un presente da inventare: Enne Enne. Questa è la formazione base, poi una rete di fili si tesse sulle note meravigliose di Renato, nella prosa declamata, nei balli e nelle musiche.

Dalla stazione emergono tutti gli odori della vita, persino quelli più acri; si percepiscono le periferie, gli autobus che tornano vuoti la notte, le case popolari.

Il progetto di quest’opera, sceneggiata e supportata alla regia dall’amico e ventennale collaboratore di Zero Vincenzo Incenzo, era anche di abbracciare la dignità degli ultimi, ovvero restituire la dignità agli eroi quotidiani che vivono nell’ombra e a mettere in luce i loro gesti umili e teneri.

Lo spiazzamento voluto da Zero sta anche nella particolarità che si realizza nel suo spettacolo: i personaggi, o meglio, tutti gli umanizzati (Dio compreso), abbandonano i loro cliché.

Qualche esempio? Amore esce dalla letteratura e dalle iconografie rinascimentali per mettersi su una sedia a rotelle con una specie di centralina per comunicare con i suoi utenti. Odio ci si presenta come positivo e affascinante. Morte è una signora divertita che invita a prendere tutto con maggiore filosofia. Tempo è quasi sempre in ritardo per i grandi appuntamenti dell’esistenza. E poi ancora: Adamo è un maschilista violento e irrisolto, Eva è la vittima secolare. Enne Enne, figlio simbolico, rappresenta l’emblema del riscatto.

Foto by Marco Famà

E poi c’è la figura esterna del barbone dinamitardo affidata all’immenso Gigi Proietti.

Renato ha concepito lo spettacolo ad orologeria, ovvero, anche se può apparire pura follia, musiche, luci, scene e dialoghi si posizionano su una time-line unica che parte e non si ferma fino alla fine dello spettacolo. Non c’è improvvisazione, nessun anticipo o ritardo. Questo dà la misura della difficoltà che hanno dovuto affrontare tutti gli artisti coinvolti nella maestosa opera.

Non vorremmo però dirvi molto di più, se non di vedere e godervi appieno uno spettacolo di pura arte. Bellissimo!