La celebre fotografa Letizia Battaglia tra le protagoniste del Festival milanese che racconta la condizione femminile nel Mondo, con il film-documentario “Letizia Battaglia-Shooting the Mafia” e alcuni dei suoi più importanti scatti di Mafia declinati al femminile

WeWorld Festival: Letizia Battaglia tra le protagoniste dell'evento milaneseÈ stato presentato, qualche giorno fa, al Teatro Litta di Corso Magenta, durante la decima edizione del WeWorld Festival, l’evento annuale di WeWorld Onlus. Una Fondazione impegnata da oltre vent’anni nella difesa di donne e bambini in Italia e nel mondo, che attraverso dibattiti, film, reading, performance teatrali e mostre, racconta la condizione femminile nel Mondo. Nuovi e vecchi stereotipi legati alla figura della donna. Strade alternative per conquistare l’emancipazione femminile e approfondimenti sul tema delle migrazioni e della violenza di genere, con testimonianze dai diversi fronti in cui opera WeWorld. Tra i protagonisti del Festival: Roberto Saviano, Eva Cantarella, Donatella Finocchiaro e molti altri ancora. Tra cui la bravissima fotografa Letizia Battaglia con l’imperdibile documentario “Letizia Battaglia-Shooting the Mafia” di Kim Longinotto (famosa registra inglese di documentari).

Il docu-film è stato presentato in anteprima agli spettatori della mostra, prima di approdare al cinema il 1° dicembre. La pellicola sarà poi distribuito in Italia nel 2020 da I Wonder Pictures all’interno delle I Wonder Stories. Protagonista, la famosa fotografa Letizia Battaglia che per l’occasione è stata intervistata durante la serata da Danilo de Biasio, Direttore del Festival dei Diritti Umani.

Dalla visione emerge un ritratto intimo e personale della fotografa palermitana e fotoreporter per il quotidiano “L’Ora”. Una vita vissuta senza schemi: dalla fotografia di strada, per documentare i morti di mafia, all’impegno in politica, Letizia Battaglia è stata una figura fondamentale nella Palermo e nell’Italia tra gli anni Settanta e Novanta. Intrecciando interviste e testimonianze d’archivio, sogno di una Sicilia sciolta dalle catene della mafia, la regista racconta la vita di un’artista passionale e coraggiosa, mostrando, attraverso un’esistenza straordinaria e anticonformista, uno spaccato di storia italiana.

Realizzato montando interviste recenti con spezzoni di film, filmini amatoriali e foto realizzate dalla stessa fotografa nel corso della sua lunghissima carriera, la Longinotto innesca il racconto portando subito lo spettatore al cuore della donna che domina lo schermo – fisico possente, caschetto colorato e sguardo vivace – dipingendo il ritratto esplosivo di una leonessa dell’emancipazione femminile.

Letizia si sposa prestissimo, a soli 16 anni. In seguito tradisce e lascia il marito, dal quale rischia di farsi sparare. Approda alla fotografia solo dopo aver compiuto quarant’anni. Sono gli anni Settanta, quelli della Palermo in cui avvenivano anche cinque omicidi al giorno. Riesce a farsi assumere, prima donna in Italia, come fotoreporter al giornale L’Ora. Le sue foto, rigorosamente in bianco e nero, ritraggono i morti della mafia ma anche i mafiosi in pieno volto, spesso umiliati dai suoi scatti negli attimi successivi all’arresto.

Quel che interessa alla regista, consapevole del fascino che ancora oggi i padrini corleonesi sortiscono all’estero, è l’approccio della Battaglia ai suoi soggetti. Il fatto che ritraesse la mafia per quel che era: “gente sciatta e vestita male”, lontana dall’epica moderna del gangster-chic, di cui era inevitabile avere paura. “La mafia a Palermo è ovunque – avverte apocalittico un giornalista inglese in una delle corrispondenze montate all’interno del film – anche al cimitero”.

Con il suo carrè rosa punk, la gestualità vivace, le parole schiette, Letizia Battaglia è energia che brilla. Nonostante abbia fotografato tanta morte, nella sua Palermo delle stragi di mafia, inonda di vita. Impossibile non rimanere contagiati dalla sua vitalità indomita, sempre proiettata al fare e al futuro, anche ora che ha 84 anni.

Parlando del suo lavoro, Letizia Battaglia afferma sempre: “Prima di trovare la fotografia, non ero una persona“.