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Più che con un caffè, oggi vi diamo il buongiorno con uno spumeggiante the, bevuto in compagnia della poliedrica Veronica Pivetti, che dopo aver ricoperto svariati ruoli davanti alla macchina da presa, ha deciso di cambiare punto di vista mettendosi alla prova come regista e noi l’abbiamo incontrata proprio in occasione dell’anteprima del suo film “Né Giulietta, né Romeo“. La storia di un adolescente che prende coscienza della sua omosessualità e delle reazioni di famiglia e amici di fronte al suo coming out: un argomento estremamente attuale e delicato, che la Pivetti è riuscita a trattare in modo semplice e schietto, senza mai banalizzare, dando vita ad una commedia frizzante, tenera e che fa riflettere.

Visto il momento non felice che sta attraversando il cinema italiano, qual’è stata la difficoltà più grande che hai incontrato nella realizzazione del film?

“La difficoltà maggiore che abbiamo incontrato è stato proprio cominciare a girare il film, a causa del momento che il nostro cinema sta vivendo. Poi per un’esordiente alla regia come me, è molto complicato riuscire a costruire un film, trovare gente che creda in te e che investa nel tuo lavoro. Ormai sappiamo che funziona così, a maggior ragione per un’opera prima. Poi, una volta che riesci ad arrivare sul set e inizi, tutto ti fa meno paura perché ti trovi nel posto in cui vuoi trovarti a fare quello che vuoi fare… In particolare per me, è la realizzazione di un desiderio nato molti anni fa.

Questo film ha rischiato di non partire almeno quattro volte: ogni volta sembrava che fosse tutto a posto, poi mancava sempre qualcosa; in più la realizzazione si blocca per mille motivi… è un terribile tira e molla, anche emotivo! Io ho investito moltissimo da tutti i punti di vista e sono molto orgogliosa per il solo fatto di esserci riuscita. Poi, se piacerà o non piacerà è un responso che avremo… però ho già avuto la grande soddisfazione è di averlo fatto!”

Come mai per il tuo esordio alla regia hai scelto un tema così delicato e impegnativo?

“Forse perché è delicato! (ride) Perché è un tema così importante e credo che sia importante parlare di un momento delicato della vita di ognuno, cioè l’adolescenza, in cui un ragazzo scopre com’è fatto! È un momento in cui i ragazzi si fanno miliardi di domande e vivono con fatica tutto ciò che gli capita, è anche un momento di grandi turbamenti e di grandi dolori, anche. Non so francamente quanti si ricordino la loro adolescenza come un momento roseo e spensierato, è molto difficile.

In questo caso c’è un ragazzo che prende coscienza della propria omosessualità e quello di cui avrebbe bisogno è una famiglia, il primo nucleo a cui ti rivolgi, comprensiva che condivida questa scelta, che lo ascolti, che lo segua e invece si trova di fronte a delle esplosioni. Quello che a me interessava raccontare era proprio questo delicatissimo rapporto, in questo preciso momento della vita. Cosa succede ad una famiglia, a parole aperta e progressista, quando quello di cui parla con tanta disinvoltura, gli capita in casa? Succede che salta per aria. Persone che hanno vissuto situazioni simili hanno confermato che questo tipo di reazione è molto diffuso, perché a parole siamo tutti bravi, nei fatti un po’ meno!”

Nella tua carriera ti sei cimentata in diversi ruoli: attrice televisiva, di cinema e di teatro, presentatrice a Sanremo e ora regista. Qual’è quello in cui ti senti di esprimerti al meglio?

“Secondo me non lo dovrei dire io, ma piuttosto gli spettatori. Io sono molto contenta delle cose che ho fatto e penso che mi siano servite tutte per arrivare qua. In realtà a me piace questo mestiere a tutto tondo, mi piace tutto ciò che lo riguarda. Non vedevo l’ora di fare l’esperienza da regista, alla quale ho pensato per molti anni e credo che il percorso che ho fatto mi abbia permesso di essere qui adesso. Con grandi sacrifici, ma forse anche con una solidità e una tranquillità diverse da quelle che avevo vent’anni fa.

Non c’è una cosa che preferisco, però posso dire che aver realizzato questo film è, per me, motivo di enorme orgoglio!”

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Progetti futuri?

“Per il momento sono in teatro a Milano e ci rimarrò fino a fine Novembre con lo spettacolo “Lady Mortaccia”. Anche questo un po’ sperimentale, tutto cantato, una sorta di “operina”. Successivamente dovrebbe arrivare la settima stagione della serie televisiva “Provaci ancora Prof” e, visto che il mio primo libro è andato bene, sto scrivendo il secondo, anche se devo ammettere che lo sto un po’ trascurando. Insomma, come potete vedere, tante tante cose… mai fermarsi, andare sempre avanti!

Come prendi il caffè?

“Bevo il the, che mi piace da sempre! Il caffè non lo prendo mai perché non ne sento la necessità!”