“Verity” arriva al cinema dal 1° ottobre: trama, recensione senza spoiler, cast, Michael Showalter e i motivi per cui il thriller tratto dal romanzo di Colleen Hoover è già un caso
Non capita tutti i giorni di vedere file fuori dai cinema per un thriller psicologico puro, ma “Verity” gioca in un campionato a sé stante. Il film è l’adattamento cinematografico diretto del romanzo bestseller di Colleen Hoover, pubblicato inizialmente nel 2018. Quello che era nato come un libro auto prodotto è diventato in breve tempo un fenomeno editoriale globale grazie al passaparola travolgente, specialmente sulle piattaforme social come TikTok.
I lettori hanno atteso questo adattamento per anni, dividendosi in accesi dibattiti sul finale della storia. L’annuncio di un cast stellare composto da premi Oscar e idoli di Hollywood non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco della curiosità generale. C’era il forte timore che Hollywood potesse edulcorare i toni cupi e perversi del materiale originale. Fortunatamente, l’attesa è stata ampiamente ripagata da una trasposizione che non ha paura di osare, scendendo nei dettagli più torbidi della psiche umana.
La trama: un diario segreto che scotta (Senza Spoiler!)
La storia si concentra su Lowen Ashleigh, una scrittrice di talento che sta attraversando un periodo a dir poco disastroso, sia a livello economico che personale. Quando la sua vita sembra toccare il fondo, le viene offerta l’opportunità della vita. Viene ingaggiata da Jeremy Crawford, il premuroso marito della celebre autrice di best seller Verity Crawford, rimasta gravemente ferita in un terribile incidente d’auto ed è del tutto impossibilitata a completare gli ultimi volumi della sua saga di enorme successo. Lowen accetta l’incarico, riluttante ma spinta dal bisogno finanziario, e si trasferisce temporaneamente nella maestosa e isolata tenuta della famiglia Crawford per mettere ordine tra gli appunti della scrittrice. L’atmosfera nella casa è densa, quasi asfittica. Tra le mura di quella villa che trasuda segreti e tragedie recenti, Lowen si imbatte in qualcosa che non avrebbe mai dovuto trovare: il manoscritto di un’autobiografia nascosta, scritta di pugno da Verity stessa.
Pagina dopo pagina, Lowen legge confessioni raggelanti. Non si tratta di semplici bozze letterarie, ma del resoconto dettagliato di macabri segreti familiari e di pensieri disturbanti riguardanti il passato della coppia e dei loro figli. Spaventata da ciò che legge, ma fatalmente attratta dai misteri della casa e dal fascino magnetico del vulnerabile Jeremy, la giovane ghostwriter si ritrova intrappolata in un labirinto mentale. Chi è davvero la vittima e chi il carnefice in quella casa? Le confessioni sul diario descrivono una realtà oggettiva o sono solo il parto delirante di una mente geniale e perversa? La linea di demarcazione tra finzione e realtà si fa sempre più sottile, lasciando lo spettatore con il fiato sospeso fino all’ultimo secondo.
Dietro la macchina da presa: la sorpresa Michael Showalter
A dirigere questo delicato e inquietante ingranaggio troviamo Michael Showalter. La scelta del regista ha inizialmente stupito molti addetti ai lavori: Showalter è infatti storicamente celebre per aver diretto commedie brillanti ed emozionanti come “The Big Sick – Il matrimonio si può evitare… l’amore no” e il recente successo “The Idea of You”. Abbandonati i toni leggeri e sentimentali, Showalter dimostra qui una maturità artistica sorprendente, adattandosi perfettamente alle atmosfere asfittiche del thriller psicologico. Le sue inquadrature nella villa sono studiate per trasmettere un senso costante di claustrofobia e sorveglianza. Riesce a catturare i minimi dettagli della mimica facciale degli attori, trasformando ogni silenzio in una minaccia latente. È supportato dalla solida sceneggiatura firmata da Nick Antosca, un vero esperto del brivido televisivo e cinematografico.
Un cast d’eccezione: chi dà vita ai personaggi
Il vero pilastro dell’opera è la chimica e il talento dei tre attori principali, capaci di reggere sulle proprie spalle la tensione costante del racconto.
Anne Hathaway (Verity Crawford): L’attrice premio Oscar per Les Misérables (e indimenticata protagonista de Il diavolo veste Prada e Interstellar) interpreta il ruolo più ambiguo e complesso dell’intera pellicola. Hathaway recita moltissimo con gli sguardi e con la staticità del corpo. Riesce a infondere nello spettatore un costante senso di disagio, oscillando magistralmente tra la figura di una madre e moglie tragicamente spezzata e quella di una potenziale mente manipolatrice e spietata.
Dakota Johnson (Lowen Ashleigh): Diventata celebre a livello globale con la saga di “Cinquanta sfumature di grigio” (e apprezzata in pellicole d’autore come il remake di “Suspiria” di Luca Guadagnino o “La figlia oscura”), la Johnson dà il meglio di sé nei panni della tormentata ghostwriter. La sua interpretazione è sottile e vulnerabile. Riesce a trasmettere perfettamente il senso di smarrimento, l’ossessione crescente per il diario e il conflitto morale che la divora dall’interno.
Josh Hartnett (Jeremy Crawford): Attore iconico dei primi anni duemila con film come “Pearl Harbor” e “Slevin – Patto criminale”, tornato prepotentemente alla ribalta grazie a Christopher Nolan in Oppenheimer, Hartnett interpreta il marito ferito e affascinante. La sua performance è avvolta in una magnetica malinconia. Abile nel far empatizzare il pubblico con i suoi drammi personali, lascia sempre aleggiare il dubbio che l’uomo nasconda molto più di quanto voglia mostrare.
Ad arricchire il cast troviamo anche il convincente Ismael Cruz Córdova (noto per “Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere”) e il giovanissimo Brady Wagner, che interpreta il piccolo ed enigmatico figlio dei Crawford.
Il set: dove prende vita l’oscurità
Le riprese del film si sono svolte principalmente nello stato di New York, toccando varie aree della metropoli e in particolare i quartieri del Queens. Anche se la storia si ambienta in gran parte all’interno di una singola, isolata dimora, la scelta di queste location ha permesso alla produzione di sfruttare contrasti visivi unici. I rari momenti all’esterno mostrano un’atmosfera fredda e grigia, quasi plumbea, che riflette perfettamente lo stato emotivo dei protagonisti. La casa stessa, con i suoi corridoi lunghi e scarsamente illuminati e le ampie vetrate che sembrano spiare chi vi abita, diventa a tutti gli effetti un personaggio attivo del film.
Perché secondo me è un buon thriller (nonostante qualche pecca)
“Verity” funziona, e funziona maledettamente bene. Se lo scopo principale di un thriller è quello di non farti staccare gli occhi dallo schermo, di farti cambiare idea ogni dieci minuti e di farti dubitare della sanità mentale di chiunque, Showalter ha fatto centro. L’atmosfera è tesa, erotica e disturbante al tempo stesso. La transizione della narrazione dalle pagine scritte del diario alla realtà vissuta in casa è gestita con un montaggio serrato ed efficace.
Il film ha però qualche piccolo difetto di scrittura. Chi ha una mente particolarmente analitica o è un consumatore seriale di gialli vecchio stile noterà alcune forzature nella trama. In un paio di occasioni, i personaggi compiono scelte poco logiche solo per far progredire il mistero, e alcune spiegazioni investigative vengono accennate in modo un po’ troppo sbrigativo per rientrare nei tempi cinematografici.
Queste piccole crepe narrative, tuttavia, passano in secondo piano. L’esperienza emotiva è così intensa, e le interpretazioni dei protagonisti così cariche di magnetismo, che accetterai volentieri qualche compromesso logico pur di scoprire dove andrà a parare la storia.
Ci vediamo al cinema?
“Verity” non è il classico film da guardare distrattamente a casa sul divano mentre si controllano le notifiche sui social. È un’esperienza sensoriale che richiede buio, isolamento e un audio avvolgente per goderne appieno. Ti cattura fin dalle prime scene e ti trascina in un vortice di dubbi che ti porterai dietro anche una volta uscito dalla sala. Se vuoi passare una serata diversa, farti venire qualche brivido lungo la schiena e divertirti a fare il detective, fidati: questo film merita assolutamente il prezzo del biglietto. Dal 1 Ottobre nelle sale italiane con Sony Pictures.