Morena Zuccalà

Morena Zuccalà

Oggi con questo freddo ci beviamo un bel caffè bollente in compagnia di una scrittrice esordiente ma dalla penna raffinata ed esperta. Morena Zuccalà con il suo Protocollo di simulazione ci presenta una serie di racconti che vanno a svelare con grazia e forza, al contempo, gli angoli più nascosti dell’animo umano. Ecco quanto, in totale trasparenza, ci ha svelato di lei e del suo lavoro.

Fare la scrittrice è sempre stato il tuo sogno nel cassetto?

“Probabilmente sì, ma non lo sapevo fino a poco tempo fa”.

Quale è stata la tua evoluzione e come sei giunta alla scrittura di questo libro?

“Ho sempre letto moltissimo, fin da quando ero poco più che una bambina; dai classici greci a quelli russi, francesi e italiani. I libri hanno rappresentato per me un vero e proprio amore, tanto da arrivare a rileggere la stessa opera anche più di dieci volte! Ho sempre scritto, tenendo tutto nel cassetto senza mai pensare di condividerlo con gli altri, un po’ per vergogna un po’ per timore. Poi, è nato “Picchi d’amore”, che ha per me un profondo significato, e ho avuto il coraggio di partecipare a un concorso letterario nazionale nel quale mi sono posizionata al secondo posto. Da quel momento ho sentito una forza in me, quasi un imperativo interiore che mi diceva: ‘Scrivi, e non pensare a quello che possono pensare gli altri, scrivi, scrivi, scrivi!’. Così si è sviluppato ed è nato Protocollo di simulazione”.

Quali ostacoli hai dovuto superare e ora che l’opera è pubblicata ti ritieni soddisfatta del lavoro fatto?

“Gli ostacoli più grandi che ho dovuto superare sono stati quelli che mi sono messa da sola. Ho trascorso notti intere sudando sopra una virgola, un punto e virgola, un punto. Credo che la punteggiatura sia il respiro del racconto e, se un racconto ha un cattivo respiro, l’aria che emette lo è allo stesso modo. I contenuti, invece, sono venuti da soli, quasi sotto una dettatura interiore, che io ho semplicemente messo per iscritto. Sono molto critica e severa nei miei confronti, e vorrei riuscire a dare sempre il massimo. In fondo, chi legge, investendo tempo proprio, ha il diritto di leggere qualcosa di valore e che lasci il segno, no? Ora che l’opera è pubblicata, mi ritengo soddisfatta perché ho un riscontro importante da parte dei lettori che sono riusciti a catturare il messaggio che ho voluto trasmettere. Il confronto con i miei lettori è costruttivo e mi sprona sempre a seguire il mio istinto e la mia passione. È naturale che il mio desiderio sia quello di perfezionarmi, migliorarmi, come scrittrice e comunicatrice di emozioni”.

Come è andato il tuo percorso editoriale?

“Il mio percorso editoriale è stato molto fortunato. La prima casa editrice a cui ho mandato l’opera, è stata quella che l’ha pubblicata: 96, Rue-de-La Fontaine; una casa editrice di Torino, rappresentata da un uomo, un letterato e uno scrittore, Sergio Calzone, che ha creduto da subito nel mio lavoro e non ha esitato a spronarmi, a darmi forza e coraggio nelle mie possibilità, nelle mie qualità, e nella mia grandissima passione per la scrittura. A lui devo, oggi, il bellissimo momento che sto vivendo, e non lo dimenticherò”.

So che stai autopromuovendo il tuo libro con delle presentazioni che in realtà sono dei veri e propri spettacoli… Vuoi raccontarci meglio di che cosa si tratta?

“Non sono una prima donna, non lo sono mai stata; preferisco stare dietro le quinte, e comunque, il ruolo dello scrittore non prevede necessariamente di doversi mettere in vista. Amo le sinergie, amo le collaborazioni, amo le fusioni e gli scambi. Pensando a Protocollo di simulazione, mi sono accorta che si adattava bene, per i temi, i colori, i ritmi in esso contenuto, a una sorta di rappresentazione, come fosse un’opera teatrale. Così ho contattato due persone che stanno percorrendo insieme a me questo importante viaggio. Sono due persone di grande valore e professionalità. Anna Intartaglia, che recita da più di trent’anni in teatro, anche se di professione fa la maestra: donna sensibile e forte allo stesso tempo, donna trasparente e passionale, donna autentica e semplice, che legge con moltissima passione e coinvolgimento alcuni estratti dei racconti, mentre Paolo Batistini la accompagna con la sua chitarra acustica.

Paolo Batistini è un giovane chitarrista maremmano, uno dei più preparati e talentuosi chitarristi del centro Italia: la sua sensibilità musicale, la sua solarità, la sua grandissima preparazione, la sua elasticità, creano un’atmosfera fortemente evocativa e toccante, arrivando a creare picchi di altissima tensione musicale. Le colonne sonore che ho scelto, spaziano da Ennio Morricone a la colonna sonora de Il cacciatore a Paolo Conte. Paolo Batistini, inoltre, esegue durante lo spettacolo anche un brano di sua composizione.

Ho voluto mettere un sottotitolo allo spettacolo, scegliendo il nome “Chiudi gli occhi e ascolta”, perché basta davvero chiudere gli occhi e ascoltare: Anna e Paolo, insieme alle parole del libro, vi porteranno lontano, tanto lontano”.

Di che cosa parla – senza svelarci troppo – Protocollo di simulazione e come ti è venuta l’idea di un titolo così particolare?

Protocollo di simulazione parla di un viaggio, anzi, di molto viaggi: uno per ogni personaggio. Sono viaggi che guardano dentro, sono viaggi verticali, sono viaggi che ci mettono alla prova in quelle che sono le nostre debolezze, ferite, dolori, amori, gioie. Il titolo nasce dal pensiero che tutto ciò che è narrato nel libro, con atmosfere surreali e reali, potrebbe essere soltanto una proiezione, una prova, una simulazione, appunto, un protocollo di simulazione. Tutto ciò che è narrato nel libro, che altro non è che la trascrizione della realtà, potrebbe essere soltanto una delle possibili scelte che abbiamo a disposizione; è, quindi, bello, invitare il lettore a porsi alcune domande, senza offrire risposte”.

La tua produzione letteraria ci permetterà di leggere presto un altro tuo lavoro? Che cosa dobbiamo/possiamo aspettarci dalla penna di Morena Zuccalà?

“Credo che entro la prossima primavera, al massimo entro l’estate, darò alla luce il mio prossimo lavoro. Si tratta di un romanzo che viaggia su due binari paralleli, quello del sogno e quello del reale. È un progetto a cui tengo molto perché rovescio dentro alle pagine molto del mio sentire, fatto indossare di volta in volta ai diversi personaggi”.

Domanda di rito data la rubrica che ci ospita… Ti piace il caffè? E, se sì, come lo beve Morena Zuccalà?

“Adoro il caffè. Lo bevo amaro, tranne il primo della giornata; caldo o freddo non importa, per lo più in solitudine, ma lo apprezzo moltissimo quando sono in buona compagnia!”