Un caffè con Mirka Perseghetti Goccioline di creatività Made in ItalyIl nostro “Un caffè con” di oggi è un caffè ricco di sfumature, come i disegni ad acquerello della nostra ospite: Mirka Perseghetti, l’artista trentina ideatrice della linea Goccioline: agende, calendari, quaderni, puzzle e tanto altro ancora, 100% Made in Italy.

Fin da bambina, Mirka, osservava con curiosità i fenomeni delle luci e delle ombre, del movimento delle onde, del riverbero del fuoco, chiedendosi come avrebbe potuto riprodurli efficacemente. Così ha scelto di dipingere con l’acquerello, una tecnica pittorica che non finisce mai di sorprenderla per il suo carattere e le sue possibilità. Tecnica attraverso la quale, sedici anni fa, è nata appunto la linea Goccioline, un’avventura straordinaria che le consente di comunicare con tante persone pur rimanendo al lavoro nel suo studio.

Ma scopriamo qualcosa in più sulle sue splendide creazioni, attraverso le sue parole.

Come e quando è nata la tua passione per l’acquerello?

“L’acquerello mi ha sempre intrigata per la sua imprevedibilità. Come direbbe un personaggio di Miyazaki, un ‘cavallo riottoso’ che con il tempo sono riuscita a conoscere e a gestire. Ma il suo margine di sorpresa mi mantiene attenta, in guardia. Ho fatto il primo grande lavoro con l’acquerello per motivi di tempo: è una tecnica veloce, anche se non permette ampi margini di errore.”

C’è qualche artista in particolare a cui ti sei ispirata o ti ispiri?

“Più che ‘ispirarmi’, direi che molti artisti che ho conosciuto mi hanno lasciato una traccia nel cuore e nella mente. Giusto per ripetere un nome, Miyazaki ha un immaginario così imponente e poetico, che pure se con la leggerezza di una piuma finisce per tracciare un solco nell’anima.”

Mentre Goccioline e l’idea dei prodotti che ne fanno parte come è nata?

“Come molte cose importanti, la collaborazione per Goccioline è nata per caso e per amicizia: ripensare ai primi, pionieristici progetti mi fa ridere ed emozionare al tempo stesso. Di fatto, sono vent’anni che gli stessi collaboratori mi spalleggiano! Siamo un bel gruppo, non c’è che dire. E per spendere una parola in più, è tutto nato dalle cartoline estive che spedivo ad un’amica. D’estate mi portavo gli acquerelli in vacanza, e dipingevo usando, come contenitori per l’acqua, i posaceneri dei bar e persino i tappi delle bottiglie.”

C’è un prodotto che ti piacerebbe assolutamente inserire nell’assortimento di Goccioline e perché?

“Ah, che bella domanda! Ecco, mi piacerebbe moltissimo realizzare delle strutture… come spiegare… alla Calder. Arte cinetica, fili di metallo che si muovono nell’aria e alle estremità fiori, stelle, farfalle e argento che scintilla.£

Parlando invece di questo difficile anno che il nostro Paese, e non solo, ha vissuto, che impatto ha avuto la pandemia su di te e sulla tua attività e cosa ti ha lasciato?

“La mia battuta, al primo lockdown, era ‘tredici anni per uscire di casa e mezza giornata per tornarci!’ Ho lavorato in casa, in studio, per tredici anni. Questo mi ha permesso di crescere mio figlio, certo, facendo acrobazie fra un dovere e l’altro, ma con meno affanno rispetto ad altre lavoratrici. Dopo tredici anni ero finalmente uscita, e che gioia! Il lockdown mi ha rimessa in studio… non posso dire di esserne stata felice. Ho cercato di vedere, fra le pieghe di questa vicenda, i lati in luce piuttosto che le ombre. Sono riuscita a realizzare del lavoro utilizzando Skype e sfruttando al massimo le risorse accessibili anche alle persone tecnologicamente trolpine come me.”

Che consiglio daresti a chi fa un lavoro artigianale come il tuo per non farsi abbattere da questa difficile situazione?

“A chi me lo chiedesse, direi di approfittare del momento per coltivare la mente ed il cuore, e di restituirlo attraverso la propria arte. Se un artigiano mette nel suo lavoro i propri sogni, la passione, il massimo delle proprie risorse, sono convinta che debba necessariamente realizzarsi qualcosa di positivo.”

Un desiderio di Mirka Perseghetti per il nuovo anno.

“Ho da sempre un solo desiderio: lo esprimo ogni volta che inizia un anno, che soffio sulle candeline, che mangio per la prima volta un frutto di stagione. Non posso dirlo, sennò poi non si realizza. Ma è sempre lo stesso, e finora ha funzionato. Se potessi averne un altro, mi piacerebbe tornare a vivere quella che fino ad un anno fa chiamavamo normalità.”

E dulcis in fundo, un rito tipico del nostro essere italiani: il caffè. Come prendi il caffè?

“Beh, innanzitutto ho le mie tazzine rituali. Questa della foto me la sono regalata ai trentacinque anni, con i fossili! Il caffè mi piace buono, amaro, e con un goccino di latte perché non riesco a berlo caldissimo. Poi vabbè, la foto è ironica: non uso i pennelli per mescolare, ma ho intinto più volte il pennello nella tazzina.”