Un caffè con Marco Del Pasqua autore de Il fiorino nero di DanteMarco Del Pasqua scrive per passione da quasi trentacinque anni ma non si definisce uno scrittore. Piuttosto un “romanziere per hobby”, ma prima che scrittore è soprattutto un lettore. Il romanzo “Il fiorino nero di Dante” è stato pubblicato dalla casa editrice Extempora Edizioni, 230 le pagine. È un romanzo avvincente e ricco di mistero, che intreccia abilmente le storie di due protagonisti separati nel tempo, ma uniti da un filo sottile di destino intrecciato nei meandri della storia. Cattura l’immaginazione fin dalle prime pagine e trascina il lettore attraverso le epoche, mescolando il fascino del passato con la vita contemporanea (clicca QUI per acquistare “Il fiorino nero di Dante” su Amazon).

Come è nata l’idea di questo libro?

“Il fiorino nero di Dante è nato quasi per caso. Avevo già scritto in precedenza alcuni romanzi di genere psicologico: Inspiegabili illusioni; Sotto le stelle di Cuba e Ana Paula e gli spiriti, ma mi sono reso conto presto che, al di fuori degli addetti ai lavori, i temi non sempre venivano percepiti chiaramente dai lettori. Nel 2006 sono iniziati i lavori di restauro della chiesa romanica di Santa Maria in Ferrata a Rapolano Terme (SI), che si trova vicina al castello di Poggio Santa Cecilia dove sono nato. Non conoscevo la storia del mio borgo natale e ho iniziato a documentarmi finché un bel giorno mi sono imbattuto nel saggio del celebre dantista Giorgio Petrocchi, “La vita di Dante”, in cui ipotizzava la partecipazione di Dante Alighieri all’assedio del castello tra il 1285 e il 1286 sulla scorta di un brano tratto dalla “Vita Nova”.

La mia curiosità è salita alle stelle e, siccome l’assedio delle truppe fiorentine comandate dal terribile Guido di Monforte è ben documentato negli archivi di stato senesi e aretini, ho deciso di scrivere il romanzo. Si tratterebbe di un episodio minore della vita di Dante ma, alla fine, neppure tanto perché sarebbe stata la sua prima missione militare da stipendiario della Repubblica di Firenze. Nello scrivere il romanzo mi è subito tornato alla memoria il VII canto dell’Inferno dantesco, quello dove sono puniti gli iracondi e gli accidiosi, perché lo scenario descritto dal Poeta lo trovavo straordinariamente somigliante a quello di Poggio S. Cecilia e Rapolano Terme. La mia sarà soltanto suggestione però…chissà?”

Quanto è stato difficile portarlo a termine?

“All’inizio non è stato affatto facile perché non avevo mai scritto prima un romanzo storico e quindi ho iniziato in uno stato d’incertezza e poi la storia non era neppure facile da narrare perché l’assedio iniziò a fine ottobre del 1285 e terminò malamente nell’aprile del 1286 ma, in quei mesi terribili, avvennero poche vicende di rilievo e bisognava riempire la trama. Scrivere un romanzo storico si è rivelato molto più facile di quanto pensassi perché i sentimenti e le emozioni umane non sono cambiati nel corso del tempo: l’amore è l’amore; l’odio è l’odio e l’amicizia è l’amicizia, tutto resta inalterato. Infine, con un personaggio dentro del calibro di Dante Alighieri, universalmente noto, era richiesta una notevole cura per poterlo trattare in maniera adeguata”. 

Quali sono i tuoi autori di riferimento?

“Per il rigore storico, sicuramente il mio maestro è Alessandro Manzoni perché anche a me piace mescolare la storia vera con la fantasia e intrecciare con essa i personaggi. Sinceramente non mi piacciono i romanzi troppo slegati dalla storia vera. E poi un’altra fonte di ispirazione è sicuramente Umberto Eco ma soltanto con “Il nome della rosa”, per lo spessore culturale che cerco d’infondere nei romanzi anche se certamente non al livello del maestro. Un altro autore che m’ispira è Ildefonso Falcones perché anche a me piace partire da storie locali, spesso ambientate in Toscana, per dar loro un respiro più ampio d’interesse generale. Un po’ credo di esserci riuscito perché molti miei romanzi sono tradotti in più lingue”.

Dove vivi e dove hai vissuto in passato (o dove vorresti vivere)?

“Vivo a Cavriglia, in provincia di Arezzo, sulle colline toscane vicino alle pendici del Chianti. Ho vissuto sempre in Toscana, tra le province di Siena, Firenze e Arezzo”.

Dal punto di vista letterario, quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“Il romanzo cui sto lavorando attualmente parlerà dell’insurrezione aretina del 1799 contro l’invasione napoleonica della Toscana. Si tratta di una storia poco nota, volutamente messa nel dimenticatoio in epoca risorgimentale, che però sorprenderà per lo spessore dei personaggi e la trama avvincente con personaggi noti, meno noti e soprattutto sconosciuti che, sono sicuro, stupiranno i lettori per il loro incredibile valore”.

E per finire, come prendi il caffè solitamente?

“In genere preferisco quello fatto in casa con la Moka”.