Un caffè con Marco Apolloni alla scoperta di Sulle tracce di AmaliaIl gradito ospite di questo appuntamento prenatalizio con la nostra rubrica “Un caffè con” è lo scrittore Marco Apolloni, docente di Storia e Filosofia, che abbiamo avuto il piacere di intervistare in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo “Sulle tracce di Amalia” (Bibi Book, 2021). Un mistery estremamente coinvolgente e ricco di colpi di scena nato da un timore del suo autore. Da quale timore? Ce lo spiega proprio Marco Apolloni insieme ad altri aspetti molto interessanti relativi alla genesi del suo romanzo.

Romanzo ambientato nel 1988 sulla spiaggia di Civitanova Marche, dove due minuti di distrazione sono fatali ai genitori di Amalia, bambina di un anno, che la “vedono” svanire letteralmente nel nulla. A niente servono i richiami al megafono dello stabilimento balneare. A distanza di vent’anni dalla sparizione, la madre di Amalia si dice pronta a pagare qualsiasi cifra pur di ritrovare la figlia. Si rivolge, così, all’Agenzia investigativa di Fortunato e Pacifico, specializzati nel ritrovamento di persone scomparse. Le speranze di ritrovare la figlia, dopo tanti anni dalla sparizione, sembravano poche, fino a quando, una sera, uscita a cena con amiche, sulla statale di Civitanova, la donna scorge il viso triste e annoiato di una prostituta che sembra avere gli stessi occhi azzurri di Amalia.

Insomma già la trama lascia intravedere un libro che si candida per essere un validissimo compagno dei pigri e freddi pomeriggi di queste feste natalizie, oltre che un’intrigante idea regalo 😉

Ma lasciamo la parola a Marco Apolloni per avere qualche dettaglio in più, ovviamente senza SPOILER!

Com’è nata l’idea di questo romanzo?

“Ero reduce dalla pubblicazione di un mio precedente giallo investigativo a tinte hard boiled, “Senza moscioli né pistole” (Fanucci Editore, 2018). Un romanzo in prima persona con un protagonista tanto abile nelle indagini quanto ruvido nei modi. Avevo voglia di cimentarmi nello stesso genere, ma con protagonisti che fossero l’uno l’opposto dell’altro, narrando in terza persona e alternando i capitoli dei due personaggi. Così sono nati Pacifico e Fortunato, i curiosi investigatori di “Sulle tracce di Amalia” (Bibi Book, 2021). Sono partito dai personaggi per arrivare a costruirci intorno una trama che tenesse botta. Ho cercato di inserire azione, suspense, colpi di scena, intervallandoli con momenti più intimistici. L’idea della vicenda, l’indagine sulla sparizione di una bambina, mi è venuta attingendo al bagaglio di timori paterni (ho una figlia di sette anni). La paura di vedersi portare via chi si ha di più caro al mondo è il motore della mia storia. Oltre all’intreccio, che è fondamentale, ho voluto caratterizzare molto i due protagonisti-investigatori disfunzionali, che insieme danno il meglio di loro stessi e cercano l’Amalia del titolo fino in capo al mondo”.

Che messaggio vorresti arrivasse ai lettori del tuo libro?

“Più che comunicare un insegnamento, voglio trasmettere emozioni attraverso i miei personaggi, che possono e devono sorprendere il lettore. Il concetto di “buoni o cattivi” può andare bene per le favole, nelle storie per adulti è tutto più sfumato. I primi possono non comportarsi sempre bene, lo stesso vale per i secondi. Inoltre, le categorizzazioni troppo manichee non hanno niente a che fare con la vita reale, né tantomeno con la buona letteratura. Per quanto apprezzi l’idealismo del Tolkien del “Signore degli anelli”, con i suoi personaggi fortemente idealizzati, in cui i cattivi si riconoscono lontano chilometri e i buoni pure, credo che il realismo del Martin del “Trono di spade” ci regali personaggi molto più imprevedibili, che sono un concentrato di machiavellismo e tortuosità dostoevskijana, forse più antipatici ma decisamente più verosimili. I miei Fortunato e Pacifico non sono sempre impeccabili, ma ho provato a renderli nella maniera più fedele possibile a quella che è la mia concezione di verosimiglianza”.

“Sulle tracce di Amalia” è un mistery che ha la grande capacità di tenere il lettore incollato alla lettura. Qual è il segreto per scrivere un giallo così coinvolgente?

“Avere una visione globale della storia sin dalle prime righe. Un romanzo di genere deve avere una trama ben delineata, con una struttura solida, che dev’essere accompagnata da un ritmo incalzante e, a me piace pensare, da uno stile frizzante. Da lettore, più che la trama di una storia, ricordo più volentieri il modo in cui è stata raccontata, lo stile dell’autore. Prediligo da sempre una scrittura riconoscibile e ben definita. Gli intrecci di trama mi aiutano, sul momento, a finire prima il libro che ho in mano, poi però? Me lo fanno dimenticare poco dopo. Conosco bene la distinzione tra una narrativa d’intrattenimento e una autoriale; tuttavia, non simpatizzo molto per gli schematismi che vorrebbero parti solo veloci nei romanzi “d’intrattenimento” e parti solo lente in quelli “autoriali”. Credo che occorra una maggiore fluidità e flessibilità nella narrazione. Credo che un romanzo narrato in un solo modo sia più povero di uno che prova a intrecciare due diverse metodologie di narrazione”.

Su cosa hai basato la costruzione dei tuoi personaggi?

“Posso dire a chi mi sono ispirato per costruire i due personaggi principali di “Sulle tracce di Amalia”: me stesso. Per usare un’immagine platonica mutuata dal “Fedro”, Pacifico e Fortunato sono il cavallo bianco e il cavallo nero che trainano il carro della mia anima, di cui io sono il traballante pilota, sballottato tra l’alto e il basso, a seconda della momentanea prevalenza dell’uno, più spirituale, o dell’altro, più passionale. Ci sono giorni in cui somiglio caratterialmente più al primo, altri al secondo.
Per il resto, ho voluto giocare con i loro nomi, perché Pacifico è tutto fuorché calmo, mentre Fortunato è tale per modo di dire. Pacifico soffre di eccessi d’ira che gli hanno impedito di coronare il sogno di entrare nell’Arma dei Carabinieri, seguendo le orme paterne (il padre è Colonnello dell’Arma). Fortunato è rimasto orfano dei genitori da piccolo, a causa di un incidente stradale che gli ha paralizzato parte del corpo, costringendolo a farsi valere nello studio e nel lavoro da investigatore. I due sono amici dai tempi del liceo e un bel giorno decidono di fare il grande passo: fondare un’agenzia di investigazioni specializzata nel ritrovare persone scomparse. A un certo punto della loro carriera, finiscono per indagare sul caso di Amalia, sparita vent’anni prima, mentre era al mare a Civitanova Marche con i genitori”.

Chi sono i tuoi modelli di riferimento per quanto riguarda la scrittura?

“Il mio podio – inamovibile da anni – è così composto: Dostoevskij, Salinger e Camus, in ordine di preferenza. Poi, in ordine sparso, seguono: Hemingway, Bulgakov, Miller, Tolstoj, Bukowski, Dumas, Roth, Dickens, Lansdale, Tolkien, Follett, Martin. Degli italiani mi vengono in mente in questo momento: Fenoglio, Camilleri, De Giovanni, Varesi e Morozzi”.

Visto che siamo a Natale, cosa spera di trovare sotto l’albero Marco Apolloni?

“Le persone che amo mi bastano e avanzano. Non lo dico per essere “smielato”, ma se vedo una cosa che mi piace la compro da solo, senza aspettare le feste. Perciò non pretendo regali sotto l’albero. Se me li fanno, però, li accetto volentieri!”

E dulcis in fundo la nostra domanda di rito: come prendi il caffè?

“Espresso lungo con la giusta dose di zucchero, rigorosamente di canna. Troppo o poco zucchero rovinano il caffè. Poi, visto che siamo in tema di “dulcis in fundo”, negli ultimi tempi abbino anche un cioccolatino fondente, con la nocciolina o il chicco di caffè, giusto per coccolarmi un po’, perché va bene l’amaro in bocca ma meglio se accompagnato dalla dolcezza del cioccolato”.