Intervista a Guillaume De Kadebostany, uno dei profili più interessanti della musica pop moderna indipendente europea, per parlare del suo nuovo album “Play this at my funerals” uscito lo scorso 2 giugno

Un caffè con Guillaume De KadebostanyPer il nostro “Un caffè con” in versione estiva abbiamo scelto un aroma musicale grazie a un’interessante chiacchierata con Guillaume De Kadebostany che ci ha raccontato alcune curiosità sul suo nuovo album Play this at my funerals uscito lo scorso 2 giugno. Un album profondamente personale con una selezione di brani che Guillaume De Kadebostany ha scelto per raccontare un mondo autentico perché imprevedibile, dentro un bagno sonoro pop, soft, a tratti poetico, euforico, ma soprattutto vivo.

Intanto complimenti per l’album! Ci racconti brevemente come è nata l’idea, soprattutto la motivazione dietro il titolo?

“Come individuo con una mentalità creativa, ho osservato una mancanza di unicità nelle cerimonie funebri tradizionali. Pertanto, desideravo la libertà di creare la mia cerimonia quando alla fine arriverà il mio momento. Possiedo una profonda predilezione per canzoni specifiche che desidero vengano suonate durante il mio funerale. Quindi ho iniziato a scriverle. Inoltre, l’esperienza di scrivere elogi per i propri cari defunti è servita da catalizzatore per la creazione delle più eccezionali canzoni d’amore, che alla fine hanno costituito l’ispirazione dietro l’intero album“.

A volte il ritmo ipnotico di brani viene deviato, o scalfito da strane escursioni armoniche. La vita è così secondo te: dei binari da cui saltare quando è il momento?

“Mi piace la bellezza dei momenti inaspettati. Possiedono il potere di deviarci dal nostro percorso previsto, ma ci guidano immancabilmente verso sforzi straordinari. Questi casi di caos risvegliano una nuova prospettiva dentro di me, costringendomi ad abbracciare nuove intuizioni e alla fine creare creazioni incantevoli che risuonano con innumerevoli anime”.

Ma poi si ritorna alla routine o una volta spiccato il volo che ti porta ad allontanarti dallo schema prestabilito, non si torna indietro?

“Faccio affidamento sul mio intuito e confido nella serendipity per guidare le mie azioni. Sono contrario ai compiti ripetitivi, poiché temo la stagnazione artistica. Di conseguenza, creo intenzionalmente il caos per stimolare un pensiero nuovo e innovativo”.

Che idea hai della libertà?

“Scoprire la tua passione porta libertà e salvezza, poiché ti connette con persone che la pensano allo stesso modo. Non ti sentirai mai solo perché inevitabilmente incontrerai persone che condividono la tua passione. Attraverso questo interesse condiviso, puoi coltivare la tua prospettiva unica e, infine, sviluppare una visione visionaria”.

Ti senti libero quando componi?

“Sono molto dedito a realizzare la mia visione e ho standard elevati per me stesso. Mi dedico a mantenere la qualità e ho grandi aspettative, il che a volte può rendermi difficile sentirmi soddisfatto”.

La tua musica sembra esprimere un senso di nostalgia. Come vedi il futuro del nostro mondo?

“Quando si tratta di musica, il mio obiettivo è creare composizioni della massima qualità e di maggior impatto possibile. Per quanto riguarda lo stato del mondo, ho fiducia nella resilienza dell’umanità per adattarsi e superare le sfide. Tuttavia, indipendentemente dal risultato, credo fermamente nell’abbracciare la vita nella sua pienezza senza rimpianti”.

E dopo? Che c’è dopo la morte secondo te?

“Credo che alla fine, indipendentemente dalle proprie esperienze di vita o dallo stato socioeconomico, condividiamo tutti il ​​destino comune del ritorno alla Terra”.

Ultima domanda quella che dà il titolo alla nostra rubrica di interviste: come prendi il caffè?

“Nero!”