Oggi per il nostro Caffè con… abbiamo con noi Barbara Garlaschelli, scrittrice versatile, una combattente. Con lei parliamo della sua raccolta di ballate, Caduta dentro a un no, uscita il 5 marzo con Morellini editore

Un caffè con… Barbara Garlaschelli autrice di Caduta dentro un noBarbara Garlaschelli è una donna di grandissima volontà e coraggio. Schietta e sempre diretta, con le sue parole ti fruga dentro, scava fino a raggiungere l’essenza delle cose e te le racconta per quello che sono: crude o bellissime. Ma sempre vere, come lei.

Esordisce nel 1995 con la raccolta di racconti brevi di humor nero O ridere o morire (Marcos y Marcos). Tra le sue pubblicazioni: Alice nell’ombra, Sorelle (vincitore del premio Scerbanenco 2004), Carola e Il cielo non è per tutti (2019) editi da Frassinelli.

Con il romanzo Non ti voglio vicino (Frassinelli, 2010) è stata tra i 12 finalisti del Premio Strega e ha vinto numerosi premi.

Non volevo morire vergine (Piemme, 2017) è la storia vera di Barbara, disabile dal 1981. Nel romanzo l’autrice ripercorre il lento riaddestramento alla vita dopo l’incidente in mare che la fa vivere su una sedia a rotelle.  La paura che emerge è quello di restare vergine per sempre, non solo nel corpo ma anche nelle esperienze di vita. Barbara affronta tutte le rivoluzioni che la sua nuova condizione le impone, fino a ritrovare sé stessa in un corpo nuovo. Il libro è ancora oggi in tour con un reading musicale. Altro romanzo autobiografico di grandissimo successo tanto da essere considerato un long seller, è Sirena – mezzo pesante in movimento (Laurana, 2014).

Oggi parliamo con lei della recente uscita, il 5 marzo, proprio a inizio lockdown, della sua raccolta di ballate, Caduta dentro a un no, Morellini editore.

Da dove nasce il titolo Caduta dentro un no?

“Il titolo deriva da una suggestione che ho ricevuto da Natalie Ginzburg, che diceva che ‘capita alle donne di cadere dentro a un pozzo’. Il concetto è quello di cadere, per esempio, dentro la depressione. Ma non solo.

Questa cosa di ‘cadere dentro a un no’ mi piaceva molto, aveva una sua musicalità e dava l’idea perfetta di quello che succede a volte nella vita delle persone: ‘adere dentro a un no’.

Un ‘no’ può anche essere uno sbaglio. ‘Cadere dentro a un no’ ha comunque un’accezione negativa. È un intoppo dal quale puoi uscire o no.

E io attraverso questa ballata ho ‘incontrato’ una storia bellissima e tragica che è quella di Pippa Bacca. È successo per caso. Quando ho scritto ‘Caduta dentro un no’ sono andata su Google per cercare una foto e ho inserito nella ricerca ‘sposa che cammina per strada’. Sono capitata su una foto che mi piaceva e la ho pubblicata. E poi mi accorgo di questa coincidenza pazzesca. Ovvero di questa donna che ha fatto un viaggio in 11 Paesi devastati dalla guerra vestita da sposa perché voleva portare una voce di speranza, una voce di diritti umani. Poi è stata stuprata e uccisa. La cosa incredibile è che la ballata sembrava scritta per lei. Infatti io lo dico sempre: questa ballata non è scritta per lei, ma incrocia la storia di Pippa Bacca”.

Caduta dentro a un no è una raccolta di 120 ballate da cui sono stati tratti 22 reading musicati ora raccolti in un vero e proprio album disponibile su Spotify e YouTube. Il progetto musicale e le ballate sono nati insieme o in momenti distinti?

“Il progetto musicale e le ballate non sono nati insieme ma separati. Ma nella mia testa, e poi anche nella realtà, ho sempre presentato i miei libri in forma di reading musicale. Quindi ho sempre pensato a una presentazione in cui in qualche modo ci fosse la musica.

Per Caduta dentro un no ci siamo messi a ragionare con i miei quattro compagni di viaggio (Viviana Gabrini e Giovanni Rosa, Stefania Virginia Carcupino, Michael Fortunati, gli ultimi due hanno anche creato le musiche originali, l’una alla fisarmonica, l’altro alla chitarra) e parlando con l’editore e con Elena Mearini, curatrice del libro, ci è venuto spontaneo chiederci: – Perché non ne scegliamo 20-22 di queste ballate e non le musichiamo? Anzi, ne facciamo un album! Album prodotto da me ed Elena.

E così è nata la nostra collaborazione. Insieme abbiamo lavorato benissimo all’Elfo Studio, uno studio di registrazione Tavernago, vicino Piacenza. È stata un’esperienza meravigliosa. Ho cantato la ballata ‘Tango’ anche se non avrei dovuto farla io, ma è venuta talmente bene che l’abbiamo tenuta. Buona la prima!

Dopodiché Michael (in arte Mikeless) in periodo di lockdown un giorno mi ha mandato ‘Caduta dentro un no’ in forma di canzone. Mi ha incantata. Abbiamo lavorato al testo, Michael ha fatto la parte musicale, lo studio di registrazione ha offerto gratuitamente la propria professionalità con l’operazione “smart-recording” (possibilità data a tutti gli artisti che lo avessero richiesto) e poi Niccolò Savinelli ha realizzato un video molto suggestivo. La cosa pazzesca è che tutta questa magia è avvenuta senza che nessuno di noi si sia mai potuto incontrare. Da quando è andata online sotto l’etichetta Level49, in due settimane ha avuto più di 1400 visualizzazioni su Youtube e più di 2000 stream su Spotify.

Inizialmente l’idea era che queste ballate fossero presentate in giro per l’Italia. Purtroppo adesso non si può. Magari più avanti… chissà”.

Quando sono state scritte le tue ballate e come nascono?

“Le ballate sono state scritte in momenti diversi (un paio le avevo già pubblicate nel 2016 in Ballate controvento, Edizioni del Gattaccio).

È una cosa stranissima: io che lavoro sempre moltissimo al testo, le ballate le scrivo di getto, anche in dieci minuti e spesso direttamente su Facebook. Poi, quando sono entrate a far parte ella raccolta sono state rilette e sistemate, ma nella sostanza variate di pochissimo.

Con Elena Mearini, la curatrice, abbiamo deciso di riunirle per argomenti: Il contrario dell’amore, L’amore, Lo spazio, Il tempo, La cronaca, Il corpo, I quadri, La famiglia.

Alcune ballate della sezione “I quadri” sono ispirate a quadri di Hopper, Vettriano e Schiele. Altre sono legate a fatti di cronaca, alcune riguardano me, altre riguardano il mondo”.

Mi ha colpito molto nelle tue ballate il concetto di “libertà”. Tu ti senti libera o sono le parole che ti liberano?

“Penso di essere una persona mentalmente molto libera che deve convivere con una grande limitazione del proprio corpo. La mia esistenza è intrappolata in questa perenne contraddizione.

Dipendere al cento per cento dagli altri richiede una grande centratura mentale.

Dopo l’incidente ho reimparato a scrivere, a disegnare, a truccarmi, a mangiare senza ausili ma utilizzando le posate in modo particolare perché ho perso la mobilità delle dita. La forte volontà, la tenacia mi hanno sempre sorretta permettendomi di realizzare tutto – quasi – ciò che ho voluto.”

Parliamo del corpo e della scrittura…

“Il corpo è centrale nella vita degli esseri umani ed è fondamentale perché condiziona anche il modo di scrivere. Immagina la difficoltà di dover convivere con un corpo che ti si è rivoltato contro.

A me manca molto il fiato perché respiro con il diaframma, non ho una respirazione normale. Ogni tanto mi devo interrompere mentre sto scrivendo. Mi sono resa conto così, da qualche anno, che la mia scrittura assomiglia al mio modo di respirare. La postura che si tiene; la fatica fisica di scrivere è condizionante rispetto a ciò che si scrive molto più di quanto non s’immagini.

Quindi il corpo influisce tantissimo anche sui temi che tratti.

La convivenza con il proprio corpo, sia con un corpo sano sia con un corpo malato, disabile o amputato, è fondamentale nella scrittura. E non solo per quella”.

Parliamo del tempo a cui hai dedicato un’intera sezione. Il tempo come qualcosa di fisso, che non muta, ma che si ripresenta sempre allo stesso modo come una coazione a ripetere.

“Sì, tutto questo si collega sempre al tema delle contraddizioni. Io sono una persona molto legata al passato, ai ricordi, alla storia, alla memoria sia singola sia del Paese, del mondo. È molto importante per me.

Fisicamente la sensazione, proprio perché non mi muovo, è che tutto sia rallentato. In realtà, chi mi conosce ha la percezione che io sia molto mobile. Il mio cervello va a una velocità che è molto più alta di quella di molte altre persone. Sono iper creativa. Tutti mi dicono: – Ma non puoi stare un po’ ferma? Ma non puoi riposarti un po’?

Mio marito, per prendermi in giro, vorrebbe che rileggessi il mio libro Sirena per ricordarmi che sono disabile e starmene po’ più tranquilla. Ma io sono iperattiva e vivo perennemente in mezzo a una contraddizione: alla velocità, al passato e al presente”.

L’ultima domanda di rito per la nostra rubrica: come lo bevi il caffè?

“Caffè freddo shakerato. Lo berrei tutto l’anno. Non sono un’amante di caffè. Ecco perché aggiungo sempre un goccio di latte caldo”.