Arriva il 4 gennaio nei cinema il nuovo adrenalinico film di Ridley Scott, Tutti i soldi del mondo, basato su un fatto di cronaca realmente accaduto a Roma nel 1973. Trama, trailer e recensione in anteprima

tutti i soldi del mondoÈ il caso di dire galeotta fu la sceneggiatura firmata da David Scarpa, basata sul libro Painfully Rich: The Outrageous Fortune and Misfortunes of the Heirs of J. Paul Getty di John Pearson; infatti il grande regista Ridley Scott ne rimase talmente affascinato che decise di narrare nel suo nuovo film, Tutti i soldi del mondo, i fatti legati al rapimento di Paul Getty III, nipote sedicenne del magnate del petrolio Jean Paul Getty.

Siamo a Roma nell’estate del 1973 e alcuni membri della ‘Ndrangheta rapiscono il ragazzo con l’obiettivo di ottenere un cospicuo riscatto da suo nonno, il noto magnate dell’industria petrolifera Jean Paul Getty, che, alla richiesta di 17 milioni di dollari per rivedere vivo suo nipote, credendo che sia una manovra di quest’ultimo per estorcergli denaro, si rifiuta categoricamente di pagare lasciando di stucco giornalisti e gli stessi rapitori. Rivelando così al mondo intero la sconcertante verità che l’uomo più ricco del mondo tiene evidentemente più ai soldi che alla propria famiglia, tanto da confidare al capo della sua sicurezza, l’ex agente della CIA Fetcher Chase (Mark Wahlberg), stappando una bottiglia di champagne, che non ha denaro da “sprecare”, perché avendo 14 nipoti, se cominciasse a pagare riscatti, si ritroverebbe con “14 nipoti rapiti”. E, in più, il riscatto non sarebbe deducibile dalle tasse.

Toccherà così a Gail Harris (Michelle Williams), madre del ragazzo ed ex nuora di Getty, cercare di mettere insieme l’esorbitante cifra in una corsa contro il tempo per salvare suo figlio da morte certa.

Sull’uscita di Tutti i soldi del mondo, pesa indubbiamente la decisione di Scott, a poche settimane dal debutto nelle sale, di sostituire, nel ruolo di Getty, Kevin Spacey (travolto dallo scandalo per molestie sessuali) con Christopher Plummer.

Una decisione azzardata, fatta dal regista per difendere a tutti i costi la sua opera, ma senza dubbio artisticamente azzeccata. Infatti, guardando il film, non si sarebbe mai detto che tutte le scene in cui era presente Spacey sono state rigirate da Plummer e dagli altri interpreti nelle stesse location (tra Roma e Londra), ad eccezione di quelle nel deserto, in cui l’immagine di quest’ultimo è stata sovrapposta a quella del suo predecessore!

Ridley Scott e Plummer hanno compiuto un’impresa davvero straordinaria, soprattutto se pensate che hanno fatto tutto in soli 9 giorni.

Plummer si è calato talmente nella parte da dare l’impressione di essere stato l’unico e solo assegnatario del ruolo, restituendoci un Getty meschino e incapace di qualsiasi umano sentimento, che si contrappone alla profonda interpretazione della Williams che riesce a trasmettere allo spettatore sia l’impotenza e il terrore di una madre in ansia per la sorte del proprio figlio, sia la forza e il coraggio per riaverlo con sé ad ogni costo.

Il resto lo ha fatto la maestria di Ridley Scott, che, destreggiandosi tra diversi stili, dall’incipit sognante, evidente omaggio alla Dolce Vita di Fellini, al thriller claustrofobico della prigionia calabrese, è riuscito perfettamente a rendere le atmosfere di quegli anni, usando le complesse vicende pubbliche e private dell’uomo più ricco del mondo per offrire un’amara satira su come la ricchezza estrema condizioni il comportamento umano.