Un crimine irrisolto, una madre che non si da pace, ed una cittadina di provincia americana, assonnata e mediocre come nella aspettative: questi gli ingredienti del film Tre Manifesti a Ebbing, Missouri vincitore del Golden Globe 2018 come miglior film. Recensione in anteprima

tre manifesti a Ebbing, MissouriDefinito già in mille modi ed acclamato a Venezia dove è stato presentato in concorso alla 74° edizione, uscito trionfalmente vincitore pochi giorni fa dalla 75° edizione dei Golden Globe (importante trampolino di lancio per gli Oscar), Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, il film del regista Martin Mcdonagh arriverà l’11 gennaio nelle sale italiane con 20th Century Fox e un grosso carico di aspettative.

Aspettative, vi assicuro tutte ampiamente soddisfatte. Infatti questa black comedy si fa seguire per tutti i 115 minuti della sua durata tra battute che non ti aspetti ed altre forse un po’ scontate, ma che trovano benissimo il loro posto in certe sequenze.

Il film si apre con una donna, Mildred (interpretata da Frances Mcdormand) che passando su una stradina secondaria, nota tre manifesti pubblicitari in disuso e le viene in mente di affittarli per un anno,. Incredulo il ragazzo dell’agenzia accetta, non immaginando neanche lontanamente che ciò che Mildred farà scrivere su quei manifesti solleverà un vero e proprio polverone.

Tre semplici frasi di accusa nei confronti dello sceriffo di Ebbing, ricordando che lo stupro e la morte violenta di una ragazza sono ancora irrisolti. Inizia così la battaglia di questa donna (madre della ragazza uccisa) e di un intero paesino della provincia americana, dove tutti hanno già dimenticato il crimine e si schiereranno (tranne una piccola parte) a favore dello sceriffo, intimando alla donna di rimuovere quei manifesti. Ma questo non fermerà Mildred e la sua risposta sarà sorprendere, sia per crudezza (lei non è certo una santa) che per umorismo schietto e senza nessun tipo di censura.

Molto divertente la scena in cui risponde al parroco della città, presentatosi a casa di sera per convincerla a togliere quei cartelli. Mentre estremamente inquietante è la rappresentazione dei poliziotti che nel difendere il loro capo, si dimostreranno più gretti di come vengono presentati all’inizio del film: personcine razziste, omofobe, che esercitano tranquillamente l’abuso di potere, per poi tornare la sera a casa come se nulla fosse.

Non c’è retorica né buonismo (forse un po’ solo nel finale) ed il film merita di essere assolutamente visto perché offre un’attenta analisi di un America rurale ed arretrata, ma soprattutto per le eccelse interpretazioni degli attori: dai vincitori dei Golden Globe 2018 Frances Mcdormand e Sam Rockwell, a Woody Harrelson, attore divenuto famoso col ruolo del cattivissimo in Natural Born Killers di Oliver Stone, che a mio avviso avrebbe meritato anche lui un premio.