Libertà di stampa, democrazia e la storia di una grande donna che cerca di far sentire la sua voce in un mondo prettamente maschile nel nuovo thriller politico di Steven Spielberg, The Post, dal 1° febbraio al cinema distribuito da Leone Film Group e 01 Distribution. Trama, trailer e recensione

the postDopo averci fatto sognare con il gigante buono di GGG, uscito in Italia nel Dicembre del 2016, Steven Spielberg torna a stupirci con un appassionante thriller politico: The Post, nelle sale cinematografiche dal 1° febbraio.

Al centro della vicenda la divulgazione nel 1971 dei cosiddetti Pentagon Papers, una relazione di oltre 7000 pagine su insabbiamenti e manomissioni riguardanti la guerra del Vietnam compiuta da ben quattro presidenti americani, da Truman a Johnson. Una fuga di notizie senza precedenti con la pubblicazione dei documenti top secret sul New York Times poi bloccata dalla Corte Federale su richiesta di Nixon.

Ma il Washington Post, spinto dal suo testardo e temerario direttore, Ben Bradlee, interpretato da un superlativo Tom Hanks, volle raccogliere il testimone del New York Times proseguendo nell’indagine dei Pentagon Papers ignorando il bavaglio imposto da Nixon. La decisione finale di pubblicare nonostante il veto spettava alla allora inesperta editrice Katharine Graham, “Kay” per gli amici, interpretata da una strepitosa Meryl Streep. Kay, stretta tra due fuochi, da un lato Ben Bradlee che la pressava ad andare avanti in nome della verità e di una stampa libera guardiana della democrazia e non mero strumento dei governanti, e dall’altro i membri del suo Consiglio d’amministrazione, secondo cui decidere per la pubblicazione avrebbe significato poter compromettere il futuro del giornale, si avvalse della forza della sua leadership in un mondo tutto al maschile e decise, coraggiosamente, di andare avanti con la pubblicazione.

E se, come direbbe qualcuno, “Only the brave“, l’esempio del Post e del NY Times spinse altri giornali a scrivere sull’argomento: dal Boston Globe al Chicago Sun-Times, tanto che la Corte Suprema il 30 giugno respinse l’ingiunzione contro la pubblicazione dichiarando i Pentagon Papers d’interesse pubblico e dovere della stampa libera controllare l’operato del governo.

Il risultato è un film complesso, dal ritmo serrato che, come in un gioco di scatole cinesi, racchiude in sé tante storie: lo straordinario affiatamento di un gruppo di giornalisti nella lotta impari e pericolosa per fare luce sulla verità; la storia di crescita personale di una donna straordinaria, disposta persino a compromettere il futuro del giornale di famiglia e a perdere tutto pur di salvaguardare quello che poteva fare la differenza: la verità e l’onestà intellettuale. E poi l’evoluzione di Ben Bradlee che da battitore libero si trasformerà in uomo di squadra pronto anche a farsi incriminare per tradimento alla Nazione pur di far emergere la verità.

Un film curato nei minimi particolari, dagli arredamenti della redazione del Post alla scelta di Spielberg di girare in 35 mm, non solo un omaggio alla cinematografia degli Anni ’70, ma anche un modo per mettere in evidenza anche il più piccolo dettaglio.

Tutto è stato studiato per sposarsi perfettamente con la storia raccontata dallo sceneggiatore premio Oscar (Spotlight), Josh Singer, in un crescendo di tensione e drammaticità capaci di tenere lo spettatore inchiodato alla poltrona fino al sorprendente epilogo.

Insomma, molto più di un semplice film sul giornalismo e la libertà di stampa, un vero e proprio gioiello, destinato a incastonarsi nel firmamento della cinematografia mondiale. Un film assolutamente necessario per il periodo storico che stiamo vivendo perché, come dichiarato dallo stesso Spielberg nella conferenza stampa post proiezione, The Post è un film non sul 1971 ma sul 2017, non tanto su Nixon quanto sull’America di Trump, dove libertà di stampa e condizione femminile sembrano aver fatto più di un passo indietro”.