Arriva al cinema il giorno di Natale distribuito da 20th Century Fox, The Greatest Showman, una grande favola sulla nascita dello spettacolo di intrattenimento negli Stati Uniti, con Hugh Jackman e un cast stellare. Recensione in anteprima

the greatest showman recensioneCome nelle migliori favole, anche The Greatest Showman, prende le mosse dal sogno di riscatto di un bambino che, nato figlio di un povero sarto, sogna un giorno di indossare uno degli splendidi completi confezionati da suo padre per presentare lo spettacolo più grande e incredibile del mondo. Conquistando così fama e fortuna che gli permettano di entrare nell’alta società di cui fanno parte i facoltosi clienti di suo padre e sposare la bellissima figlia di uno di questi, di cui è da sempre segretamente innamorato.

Disposto a tutto pur di realizzare il suo grande sogno, dopo essere stato licenziato, riesce con un sotterfugio ad ottenere un prestito da una banca e compra un teatro. E dopo aver radunato animali esotici e persone con varie particolarità fisiche, come nani, giganti e donne barbute, metterà su una sorta di circo. Non solo con l’obbiettivo di far soldi, ma anche e soprattutto stupire e divertire gli spettatori, allontanandoli almeno per una sera dal grigiore, il bigottismo e il “piattume” di quei tempi.

Basato sulla storia, ovviamente romanzata, di P.T. Barnum, l’uomo che, grazie alla fondazione di “The Greatest Show on the Earth“, in grado di attrarre centinaia di spettatori ogni sera, ha inventato quello che oggi conosciamo come show business, il film non ha una trama particolarmente originale, ma ugualmente stupisce e cattura lo spettatore proprio come gli spettacoli messi in scena dal protagonista. Con una forza che non ha eguali, travolge in un turbinio di musica, colori ed emozioni, riuscendo a catturare anche coloro che come me non amano particolarmente i musical.

Sono sicuro che The Greatest Showman, vi conquisterà ed incanterà già dalle primissime battute, offrendovi con i suoi colori, forme diverse, misure diverse, un’originale rassegna della diversità umana, estremamente difficile da poter integrare nella società del tempo, ma in grado di attrarre grandi folle di curiosi. Il tutto scorre con estrema fluidità dall’inizio alla fine, con ritmi che non danno tregua allo spettatore, che si ritrova letteralmente rapito, soprattutto grazie ai serrati tempi del musical, la parabola della storia, ricca anche di colpi di scena inaspettati e le splendide musiche originali dei vincitori dell’Oscar per La La Land, Benji Pasek e Justin Paul. I due sono riusciti a creare per la pellicola diretta da Michael Gracey, melodie in grado di dare risalto a ciascuno dei personaggi, facendoli illuminare uno per uno dalle splendide luci della ribalta con la stessa travolgente energia che ha ispirato le coreografie mozzafiato di Ashley Wallen, che ha riletto in chiave moderna l’arte di Barnum alternando esibizioni aeree e a terra.

Non da ultima va sottolineata la fantastica interpretazione di tutto il cast. A partire dallo stupefacente Hugh Jackman, che convince totalmente anche grazie ad inaspettate doti di cantante e ballerino, all’ottima performance di Rebecca Ferguson, consolidata interprete di pellicole in costume che le hanno anche valso la candidata ai Golden Globe per il suo ruolo nella serie televisiva The White Queenbasata sui romanzi della serie La guerra dei cugini di Philippa Gregory, passando per Zac Efron, sicuramente molto più convincente quando alla recitazione si trova ad alternare ballo e canto.

Un film corale, fatto non solo di intrattenimento ma in grado di affrontare anche le tematiche più complesse degli emarginati, dei reietti (i freak), a cui Barnum, coinvolgendoli nel suo grande spettacolo, offre, in un certo senso, una chance di riscatto riuscendo a farne apprezzare quelle doti che li rendono unici e speciali anche a quelli che ne avevano fatto solo oggetto di scherno ed emarginazione. E in cui il regista riesce ad inserire anche una velata, ma pungente critica ai critici cinematografici e teatrali, attraverso lo scambio di battute tra lo stesso Barnum e un critico teatrale, che aveva stroncato il suo spettacolo accusandolo di essere un mistificatore ed un imbroglione e che il primo incalza dicendogli: “Un critico teatrale che non si diverte a teatro. Chi è l’imbroglione?”

Insomma davvero un grande spettacolo, ben confezionato, convincente, bello da vedere e da ascoltare, che speriamo vivamente di ritrovare candidato ai prossimi Oscar 2018, per riuscire, magari, lì dove il suo illustre e pluripremiato predecessore La La Land ha purtroppo fallito.