Esce oggi 1° agosto nelle sale cinematografiche, il folgorante esordio del giovane regista russo Kantemir Balagov: Tesnota. Trama, trailer e recensione in anteprima

Tesnota recensioneTesnota, potente opera prima del regista Kantemir Balagov, affronta le aspre conflittualità etniche tra ebrei e musulmani negli anni ’90, e la sceneggiatura è ambientata a Nalchik, città nella quale dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli ebrei furono nascosti e protetti dai cabardi e dove crearono una loro comunità.

Il regista Kantemir Balagov, costruisce un lavoro molto sinergico tra attori professionisti e non, usando una fotografia molto realistica e luoghi di riprese semplici e comuni, creando personaggi, reali a tal punto da far recitare persone senza precedenti attoriali, che senza troppe sovrastrutture sono riusciti a trasferirci tutto il necessario per immedesimarci nella storia.

Attraverso Ilana, il personaggio femminile chiave del film, il regista ci permette di entrare con sguardo introspettivo, nella vita di ognuno di loro, per comprendere fino in fondo la condizione di quel momento storico.

Ilana è una ragazza di 24 anni che lavora nel garage di suo padre per aiutarlo a sbarcare il lunario. Una sera, la sua famiglia allargata e gli amici si riuniscono per celebrare l’imminente matrimonio di suo fratello minore David. Più tardi quella stessa notte, la giovane coppia viene rapita ed è avanzata una richiesta di riscatto. In questa enclave ebraica molto unita coinvolgere la polizia è fuori questione.

Qui nasce il primo conflitto che il regista decide di lasciare emergere in modo per nulla sottile. Trovare i soldi per il riscatto significa chiedere aiuto alla propria comunità ma purtroppo non tutti si dimostrano caritatevoli come ci si sarebbe aspettato. In un momento storico focalizzato tra le due guerre in Cecenia, nel quale ogni tribù si trincerava dietro l’illusione di poter contare almeno sui propri fratelli, ecco che si sfaldano le prime convinzioni. Racconta il regista: “Volevo esplorare questo scontro morale e parlarne. Chiaramente si farebbe di tutto per salvare una persona cara, ma ciò che è stato più interessante da approfondire è proprio quel che le persone NON sarebbero disposte a fare. Ciò che mi interessava era mettere in discussione l’assioma in base al quale devi sacrificarti per salvare una persona amata. Ciò è ancor più vero nel Caucaso: è persino un principio essenziale. Pensate che ci sia una differenza nel modo in cui i cabardi e gli ebrei si avvicinano a questa situazione? Ebrei e cabardi possono essere tanto simili quanto diversi. La società caucasica è più patriarcale, la società ebraica è più matriarcale. Gli ebrei sono più dinamici, più intraprendenti; i caucasici sono più lenti, più malinconici in un certo senso. Ma la propensione a preservare la famiglia e le proprie radici è comune a entrambi.”

Eppure cari lettori, questo non è avvenuto, in apparenza, forma, tradizioni e vincoli culturali non hanno mai abbandonato questa storia, ma l’amore per il prossimo e per la propria comunità, per alcuni personaggi, ha vacillato, innescando il più complesso turbamento nello spettatore.

Il secondo conflitto drammaturgico lo vediamo emergere invece in un innesto esplosivo, tra il personaggio materno e il suo rapporto con i figli, il tutto proiettato nel sociale.

Ilana ha sempre cercato di farsi spazio invano all’interno della famiglia tentando di competere con il fratello maschio, il preferito della madre. Ma qualsiasi cosa lei faccia non raggiungerà mai il suo obiettivo, nemmeno rinunciare a quello a cui più tiene basterà per farsi amare come vorrebbe.

Ancora una volta la nonna rinuncia a se stessa in nome di… in nome dell’amore direbbero alcuni, ma di quale amore si tratta in realtà? Ancora vite che valgono più di altre, o amori inaccettabili perché provenienti da culture differenti. Ma ancora quanti altri conflitti e quante altre tematiche pungenti emergono da questo lavoro cari lettori! Fino a che punto secondo voi possono radicarsi i nostri retaggi culturali? Quanto le nostre convinzioni possono condizionare la vita di chi amiamo? Quanto l’amore e il legame per il nostro stesso sangue può essere condizionato o deviato da false convinzioni? Io purtroppo vi rispondo tanto, ancora oggi e per sempre, senza fine.

Frantumare barriere non è mai stato nell’indole umana, di solito siamo bravi a frantumarle per costruirne di più alte.

Nonostante il dolore, le guerre, le battaglie sopportate e superate, c’è qualcosa che fatica a cedere, nessuno sa se è sbagliato o no, ma tutto quello che non muta non evolve.

Cari lettori, vi invito alla visione di Tesnota per conoscere la sofferenza di questa storia davvero ben raccontata, ma anche per riflettere su silenziosi focolai vivi in tutti i popoli e tutte le culture. Per assaporare il fascino delle tradizioni ma carpire anche i limiti di cui esse stesse si nutrono.