Teresa Papavero e lo scheletro nell'intercapedine (recensione)Appena finito di leggere “Teresa Papavero e lo scheletro nell’intercapedine”, ho scritto a Chiara Moscardelli, l’autrice.

Un po’ come Annie Wilkes in “Misery non deve morire”, le ho chiesto se Teresa esistesse davvero. Perché in quel caso io avrei preteso telefono e indirizzo.

Lei – ed è proprio il caso di aggiungere “per sua fortuna”- è un personaggio di fantasia ma Chiara Moscardelli – per nostra fortuna, invece – no e si definisce proprio un po’ Teresa. Ho deciso, quindi, di chiedere a lei indirizzo e numero di telefono. Scherzo, ovviamente (paura eh, Chiara?). Perché amo così tanto questa protagonista, vi chiederete?

Come già scrissi in passato, non sono una da facili entusiasmi. Ho una lista alquanto lunga di personaggi che mi hanno fatto maledire il giorno in cui ho imparato a leggere. E allora perché adoro Teresa? Perché lei incarna lo spirito della casinista geniale, di colei che trova sempre un ordine nel caos, che zitta zitta e quatta quatta va avanti per la sua strada come un carrarmato, facendosi sottovalutare da tutti per poi sorprenderli con effetti speciali Papavero-style.

Non è la gattamorta che finge una santità che non ha davanti al belloccio di turno, non è la maestrina saccente che pretende di elargire lezioni di vita. Non è la modella 90-60-90 che risponde “Mangio tutto, compresi carboidrati” alla domanda “Ma come fa a essere sempre in forma?”.

Lei ha reso la normalità (intervallata da momenti di simpatica follia) una qualità affascinante. Lei è colei che trova uno scheletro nell’intercapedine del suo bed&breakfast e non si scompone. Chi mai potrebbe reagire così, senza prima aver ingurgitato una damigiana di tranquillanti? Voglio dire, io l’altro giorno ho visto un topo in garage e ho lasciato le tonsille sul tosaerba per l’urlo che ho tirato fuori.

Ma Teresa no, Teresa è una giusta. Lei non si spaventa, lei si mette a indagare anche perché strani indizi la portano a capire che di mezzo potrebbe esserci anche sua madre, scomparsa anni prima senza aver lasciato alcuna traccia. La ricerca diventa ossessione e l’ossessione fa perdere la lucidità. Qualche passo avventato lo commette e vivrà attimi davvero drammatici ma secondo voi un assassino potrà mai fermare una che ha studiato da criminologa, ha lavorato in un sexy shop, ha come migliore amica un trans francese e gira con una gonna di tulle rosa?

That’s impossible! E vogliamo menzionare, in ultimo, la sua capacità di attirare sempre il più figo tra gli scapoli impenitenti? Qui siamo di fronte a un personaggio da tenere d’occhio, perché sono sicura che ci riserverà molte sorprese.

Chiara Moscardelli è riuscita a dare nuova linfa al romanzo giallo. Anzi, forse catalogare la sua creatura in un genere letterario è limitante. Perché “Teresa Papavero e lo scheletro nell’intercapedine” è un pout pourri riuscito benissimo, una di quelle ricette in cui ci vuole un pizzico di un ingrediente e un quanto-basta di un altro. E, mentre per i comuni mortali il risultato molto spesso è un’impietosa ciofeca, per Chiara è una deliziosa chicca da gustare dalla prima all’ultima pagina. Con qualche momento di sana tensione che, a ogni modo, serve a rassodare. Cosa non ve lo dico. Provate e poi ditemi. Buona lettura!

TITOLO: Teresa Papavero e lo scheletro nell’intercapedine

AUTORE: Chiara Moscardelli

EDITORE: Giunti

PAGINE: 272

PREZZO DI COPERTINA: 16€ (15,20€ su Amazon)