stefano benni

Roberto Teofani e Stefano Benni

“Lucio Lucertola festeggiò il suo settantesimo compleanno svegliandosi. Riteneva questo un fondamentale segreto della vita: svegliarsi e addormentarsi un numero di volte esattamente uguale.” Doveroso e scontato forse l’incipit per presentare questo festoso omaggio per i 70 anni del grande Stefano Benni!

Nella stessa pagina, però, si legge anche: “In un bicchiere sul comodino Lucio ritrova il sorriso da cui si è separato per una notte. Con un colpo di pettine lusinga i trenta capelli superstiti, quindi eroicamente piscia”.

(Comici Spaventati Guerrieri, Feltrinelli, 1986).

Bisogna fare attenzione a ciò che si scrive…perché i settanta sono dietro l’angolo.

Siamo nel 1986 in pieno anni ottanta, le tv e le squadre di calcio riempiono pensieri e discorsi più di banche e tangenti (vedi Bar Sport, 1976, Mondadori) e l’estate in periferia dimostra come il termine deserto possa coincidere con quello di selvaggio west, con contaminazioni fisiche e storiche, culturali e socioeconomiche libere, fanculi sobri e ricerche del qui si può.

Rumori di pallonate sulle macchine, porchidèi vari e sirene in lontananza per Ulissi al balcone.

In estati come queste forse prendono il volo storie e viaggi, romanzi e fantascientifiche teorie come quelle grazie alle quali nasce, nel 1983, Terra! (Feltrinelli). Sono gli anni della guerra fredda, di Stars Wars, di Indiana Jones ma anche di Subway di Luc Besson… detto questo, neanche a Philip Dick sarebbe venuta un’idea simile!

Mentre torniamo sulla terra con Il Bar sotto il Mare (1987)- adoro La storia di Pronto Soccorso e Beauty Case – la faccenda si fa seria: cominci a renderti conto che questo qui è proprio uno scrittore con i controc… – abbiamo capito! – perché Baol (1990) e La Compagnia dei Celestini (1992) confermano non solo la scoperta linguistica, la clamorosa fantasia e l’umorismo spiazzante (e ve lo dice uno che nello stesso periodo è inciampato spalmandosi bello bello in Alessandro Bergonzoni), ma l’idea che forse, queste storie, siano veramente il risultato di racconti, resoconti di altre possibili dimensioni.

“Cominciamo a conoscerci, non vi pare? Mi piace parlare con voi anche se è un po’ strano che io sia quaggiù e voi sopra, vedo la vostra faccia e gli occhi che leggendo si spostano da sinistra a destra (da destra a sinistra se siete arabi) e magari state pensando: cos’è questa magia baol?”

Quando la distinzione tra pazzia, magia, filosofia e follia (ia ia oh!) si scioglie in poche parole, quando riesci a leggere ridendo (facciamo sorridendo che è più facile) la descrizione del mondo che hai davanti convincendoti che forse, perché farcita di giochi di parole, è solo la fantasia della mente di uno scrittore di fiabe e non la proiezione di ciò che viviamo e potremo vedere in futuro, vuol dire che stai facendo la cosa giusta e te la stai spassando.

Voglio dire: dobbiamo per forza leggere tra le righe? Non possiamo solo prendere il Benni Umorista e accontentarci?

Memorino, Lucifero, Alì, Lupetto, Lee, Chulain… credo non sarebbero d’accordo. Forse neanche Einstein.

La leggerezza ha rotto i cosiddetti secondo me! Chiamiamola magia, sacrosanta pazzia, aspirina di un mondo difficile da mandar giù!

Satira (?)

Persi in città buie e violente, ascoltando i Mamma Mettimi Giù, cacciando come fagiani altri esseri umani (troppo scuri) per noia, aspettando la sera per scoprire se avremo l’acqua calda e l’elettricità azzeccando il sondaggio televisivo e la maggioranza, sotto tele-regimi sempre crudeli e cinici, figli di interessi economici e vendita di armi e droghe. Qui nascono gli eroi come Elianto, Lupetto e Lucio, Margherita, pronti ad affrontare con coraggio la violenza e la stupidità del mondo, o le diverse dimensioni della fantasia. Magari un giorno scopriremo che quei piccoli contrattempi, quelle strane coincidenze fortunate che gettano imbarazzo, rallentano e deviano il piano di autodistruzione e controllo, financo dei nostri sogni, da parte della tecnologica schiera di malvagi Governanti, altro non sono che Spiriti (Feltrinelli, 2000) della natura, magari sotto forma di Stagista provocante, di uragani e terremoti, tempeste, mostri.

Ma l’altra realtà?

In che senso?

Dai quella che ti fa scoppiare di passione, drammatica, rivoluzionaria…

quella che scava a fondo nel nostro animo e che lancia tracce di autobiografia. Si sa che gli scrittori ci cascano, che raccontano prima o poi la loro vita e svelano il loro passato ingombrante.

Non so se si tratti di un passato ingombrante ma tutto questo c’è già in tutti i romanzi. Beh, oddio! Magari in Saltatempo (Feltrinelli 2001), Blues in sedici (Feltrinelli, 1998) e Achille piè veloce (Feltrinelli 2003) le passioni (Ecco bravo! Quelle lì…) risultano mature e incoscienti, feroci e spietate come gli anni che raccontano, come le proteste del sessantotto, per esempio, o l’umorismo e la vitalità di chi non può nemmeno parlare o uscire di casa per una malformazione, o la cruda fantasia di un fatto di cronaca. La vita insomma bussa pesantemente alla porta dello scrittore, quella vissuta in prima persona, e richiama l’attenzione dell’autore e del suo sfuggire, forse, la realtà.

Dici?

Si dai! Forse si…

Quindi possiamo dire che, scusate il termine, in qualche modo si cresce?

Certo: se in Di tutte le ricchezze il protagonista ha più o meno settant’anni…

cambiano anche le esigenze, la visione del mondo, i bisogni primari, la virilità del getto dorato mattutino, o in Prendiluna dove lo è una meravigliosa anzianotta cintura nera di cura felina pronta a salvare il mondo con i suoi Diecimici sotto le deliranti istruzioni di un gatto fantasma. Parliamo infatti del suo ultimo romanzo.

Ma un settantenne non era anche protagonista del romanzo citato all’inizio, di oltre trent’anni fa ?

E poi, scusami tanto, se si matura, se si diventa adulti (cosa?), non si dovrebbero seguire le voci, i sogni, le rivoluzioni, gli animali, i pazzi, le bottiglie magiche, gli spiriti…

Bisognerebbe al contrario tenere i piedi per terra, essere saggi, realistici.

Insomma dopo aver vissuto tutta una vita in un mondo come il nostro, un anziano (?) sarà pure in grado di svelare il mistero dell’esistenza, di guidarci alla scoperta del cosmo, di comprendere il perché di tante peripezie, della malinconia, della ritrosità dei funghi, la religione, la speranza, la malvagità, a navigare sicuri in questo oceano di squali (Trumpi!)!

In tanti anni (70) avrà imparato qualcosa, o no?!

Si!

certamente!

(Ah ecco!)

a sognare

e ad ululare così:

aaahhuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu!!!

Buon compleanno Lupo,

e grazie per le millevite che ho vissuto leggendo i tuoi libri.

Con affetto,

Roberto Teofani