Simone Riccioni

Simone Riccioni

l nostro ospite del caffè di oggi è Simone Riccioni, promettente attore del cinema nostrano, che nonostante la giovane età ha già all’attivo una carriera da giocatore di basket, finita bruscamente per un incidente alla schiena, ruoli in film con registi del calibro di Fausto Brizzi (Com’è bello far l’amore), Federico Moccia (Universitari – Molto più che amici) e Alessandro Valori (Come saltano i pesci), oltre a numerosi spot pubblicitari, serie TV e web. Dulcis in fundo, ha scritto anche due libri: Eccomi – un’avventura appena iniziata (2014) e Come saltano i pesci, da cui è stata tratta la sceneggiatura dell’omonimo film di Alessandro Valori, in cui Simone, per non smentirsi, ricopre ben tre ruoli: protagonista, co-produttore e co-sceneggiatore.

Noi l’abbiamo incontrato proprio all’anteprima stampa del film di Valori, di cui ci siamo fatti raccontare da Simone qualche cosa in più.

Moccia, Brizzi e Valori, così giovane e già sei stato diretto da 3 grandi registi. Da attore, puoi dirci una cosa che ognuno di questi tre registi ti ha lasciato e con quale, per il tuo modo di essere, hai lavorato meglio e perché?

“L’esperienza con Fausto Brizzi è stata stupenda perché era la mia prima volta sul set cinematografico, quindi mi è rimasta nel cuore l’emozione dell’inizio, il sogno che diventa realtà! Ma soprattutto perché ho capito che mi era stata data davvero una grande opportunità. Un ragazzo di vent’anni alla prima esperienza sul grande schermo, catapultato su un set con Fabio De Luigi, Claudia Gerini, Filippo Timi.

Con Federico Moccia è proseguita l’emozione di realizzare un sono: la proposta di essere il protagonista con Medusa film per il cinema è arrivata in un momento in cui non avevo ancora deciso di voler fare l’attore a tempo pieno e quindi non avevo ancora iniziato a studiare a fondo. Il mio sogno da bambino era quello di diventare un giocatore professionista di pallacanestro, tant’è che sono arrivato a giocare in serie A con Montegranaro, ma poi intorno ai diciannove anni, un trauma alla schiena e tre ernie del disco lo hanno interrotto bruscamente. Proprio allora è arrivato il film di Federico Moccia a darmi un nuovo obiettivo! Ed è stato proprio dopo aver girato Universitari – Molto più che amici, che ho deciso che volevo fare l’attore e mi sono messo a studiare seriamente.

La collaborazione con Alessandro Valori è nata da un piccolo incidente di percorso: mi aveva scelto per un suo film che non è più partito, ma c’eravamo trovati così bene che non era giusto fermarsi lì e ci siamo impegnati per realizzare Come saltano i pesci. Un film in cui volevamo riprodurre tutte le sensazioni che solo la vita reale riesce a dare. E ci siamo riusciti, creando un film che non si può categorizzare come dramma o commedia, ma semplicemente come vita, perché racconta una storia che ci fa piangere, ridere, commuovere, esattamente come i film dei grandi Totò e Peppino, che ti facevano uscire dalla sala portando con te le emozioni che solo uno spaccato di vera vita quotidiana può donarti! Ed è proprio questo in questo tipo di filone cinematografico che vorrei continuare a recitare, perché sono convinto che questo genere di film crea una maggiore empatia con lo spettatore, portandolo a riflettere e a farlo scavare nella sua vita.

Ovviamente se arriveranno proposte di altro genere da registi come Fausto Brizzi o Federico Moccia, non dirò mai di no, visto che per me il lavoro è lavoro.

Nel film Come saltano i pesci, interpreti un ragazzo, Matteo, che ad un certo punto, scopre che la sua vita, in apparenza perfetta, è in realtà costruita su una grande bugia, che probabilmente gli ha offerto un’esistenza migliore rispetto a quella che avrebbe potuto avere. Secondo te le bugie a fin di bene, come in questo caso, sono meno gravi?

“Per quanto riguarda la mia esperienza, partendo dal principio che a mamma e papà le bugie non si dicono, preferisco non dire niente quando so che sto per fare qualche sciocchezza e se mi beccano, pazienza, altrimenti l’avrò scampata e via così. (ride)”

Sempre parlando di Matteo, vediamo che nonostante la giovane età, è un ragazzo molto coraggioso, anche alla luce del momento storico che sta attraversando il nostro Paese: scoprendo la bugia che fino a quel momento ha indirizzato la sua vita, sceglie di mollare una comoda certezza per andare in cerca delle sue vere origini. Tu al suo posto cosa avresti fatto?

“In effetti Matteo avrebbe potuto lasciare tutto com’era, perché a 25/26 anni ormai la sua vita era avviata e invece no, trova la forza di mollare tutto per cercare di capire chi è in realtà. Io credo che avrei fatto la stessa identica scelta, perché spesso mi interrogo su chi sono, soprattutto quando, nonostante me ne renda conto, faccio qualcosa di sbagliato. Questo mi fa sorgere molti interrogativi sulle ragioni che mi spingono ad agire in quel modo. Credo che siano queste incoerenze che tutti abbiamo dentro, che ci aiutano a crescere e a migliorare, anche con l’aiuto delle persone che abbiamo intorno. Guardate il gruppo formato dai giovani del film, sono loro che con un modo di pensare ed agire semplice e lineare, riescono a ricostruire ciò che gli adulti avevano distrutto venticinque anni prima.”

Visto il concetto di famiglia, eccezionalmente allargata, che avete proposto in Come saltano i pesci, che cos’è “Famiglia” per te?

“La famiglia secondo me è il posto dove ci si vuole bene, dove c’è un nucleo. I miei genitori sono missionari (mio padre era uno di Medici senza Frontiere) e sono stati in Africa per dieci anni: io sono nato lì, a Hoima in Uganda, dove ho vissuto i primi sette anni della mia vita, tra le liane e la feroce guerra tra Hutu e Tutsi, quindi per me famiglia è stato da sempre il posto dove ci sono le persone che ti vogliono bene. Chi ti vuole bene e ti accetta per quello che sei, è famiglia, la scuola con gli insegnanti che non si limitano a spiegare le materie canoniche ma che ti danno anche importanti lezioni di vita, sono famiglia, un teatro per me è diventato famiglia, che mi ha fatto sentire parte di un insieme pieno d’amore.

Quindi famiglia è il posto dove ci sono persone che ti vogliono bene, dove riesci a tirare fuori chi sei veramente e tutti quegli altarini che normalmente non tiriamo fuori, affrontando anche le conseguenze del caso che sono convinto che se c’è amore si riescono tranquillamente ad affrontare!

Progetti futuri?

“Ho in ballo un altro film sempre sul filone di Come saltano i pesci, ma non vi posso dire di più perché sono un po’ scaramantico! (ride)”

Come prendi il caffè?

“Non l’ho mai bevuto in vita mia, quindi non so nemmeno che sapore abbia! So che per noi italiani la pausa caffè è anche un momento di confronto, per fare quattro chiacchiere, ma credo che tutto questo si possa fare anche senza caffè! (sorride)”