In occasione della presentazione a Tempo di Libri del suo nuovo romanzo Quando eravamo eroi, edito da La nave di Teseo, ho avuto il piacere di intervistare Silvio Muccino. Ecco una piccola recensione del libro e il racconto della nostra chiacchierata

Silvio MuccinoUn fiume di emozioni  in piena che riesce ad insinuarsi negli angoli più nascosti del suo percorso fino ad arrivare a lasciarsi andare senza resistenza alcuna in mare. Per giocare con le metafore, questo è quello che accade leggendo l’ultimo libro di Silvio Muccino, amatissimo attore e regista romano, Quando eravamo eroiLa nave di Teseo editore, presentato con enorme successo a “Tempo di libri“, la fiera internazionale dell’editoria di Milano, domenica 11 marzo.

Inizio subito con il dirvi, che il nuovo libro di Silvio Muccino si divora letteralmente. Almeno, è quello che è successo a me: sin dalla prima pagina, ogni personaggio ci risucchia nel viaggio della sua vita, facendoci scoprire ed identificare in molte delle sue vicissitudini.

L’amore, il ricordo, l’identità, il cambiamento, il compromesso, la scelta e la diversità che rende uniche le persone che non si uniformano alla massa,  sono i pilastri intorno ai quali si sviluppa la storia di Alex, il protagonista, e i suoi vecchi amici.

Alex ha trentaquattro anni e sta per tornare in Italia dopo quindici anni di assenza trascorsi ad Amsterdam, città nella quale era fuggito abbandonando i suoi più cari amici d’infanzia senza nemmeno una parola.

Il loro legame era indissolubile, la loro adolescenza li aveva protetti dalla loro fragilità , erano “alieni” precipitati su un pianeta sconosciuto a cui non volevano e non sapevano conformarsi. Poi, qualcosa si è rotto ed Alex va via senza nessuna spiegazione.

Alex sta per affrontare il passo più importante della sua vita ma prima di chiudere i conti con il passato e con la causa della sua fuga, ha bisogno di rivederli perché sente di dover confessare loro la “verità”. Così li invita a trascorrere tutti insieme un intero week end nella casa della sua infanzia…

La verità,  Silvio è un narratore di verità, in questo libro mette a nudo quanto sia meravigliosa la fragilità umana,  quanto siano potenti l’amore o l’amicizia e quanto sia importante avere il coraggio di cercare se stessi, senza dimenticare che straordinario miracolo sia il donarsi.

Le sue parole sono limpide, pulite, dirette, come le emozioni che provano i suoi personaggi e che incredibilmente diventano subito anche un po’ le nostre.

Chiacchierando con lui tra un autografo e l’altro non ho perso l’occasione per togliermi e togliervi qualche curiosità.

Il compromesso è al centro della vita di tutti i personaggi del tuo libro,ognuno di loro a suo modo abbandonando l’adolescenza, è sceso a patti con la realtà. Quanto questo può definirsi un fallimento per loro? Qual è il confine tra le due cose?

Il confine è solo una questione di giusta distanza. Nella vita può capitare di venire a compromessi ma è importante rimanere sempre il più vicino possibile a ciò che siamo senza mai tradire noi stessi. Alcuni dei miei personaggi partono senza dubbio da uno stato di fallimento, ma il loro percorso è in divenire, col procedere della storia si fortificano e il ritrovarsi li rende coraggiosi come un tempo, quando nulla li turbava, quando tutto era perfetto“.

Dietro questa parola così compiuta, asciutta, identificatrice di una immagine come fosse uno scatto fotografico, c’è tanta nostalgia per quello che è stato e che non sarà mai più.

I tuoi personaggi sviluppano dinamiche psicologiche molto sottili che hai trattato con estrema verità. Come sei riuscito ad entrare così in profondità nelle loro fragilità?

Le loro fragilità sono quelle di tutti noi. Le ho ascoltate e sviluppate attingendo soprattutto dalle mie esperienze, dai miei dolori, dalle mie paure e scoperte che poi sono diventate conquiste“.

Nel tuo libro ci si ritrova più volte a guardarsi allo specchio interrogandosi sulla propria identità, noi insieme ai tuoi personaggi, consapevoli che l’unico modo per comprenderla forse è togliersi la maschera o il trucco di scena ed avere il coraggio di affrontare la realtà. Ma è da questa immagine teatrale che prendo lo spunto per chiederti se c’è nell’aria l’idea di esordire anche sul palcoscenico.

In realtà si, l’idea sta maturando seriamente. Ogni momento della vita è adatto per fare passi differenti: tempo fa non sarei stato assolutamente attratto da questa idea, oggi invece sento di volermi avvicinare allo scambio reale e questo lo si può intuire già leggendo il mio libro. Sicuramente porterei in scena un testo molto significativo per me, attendiamo quello giusto… 

Cosa altro aggiungere? Beh in realtà si potrebbe aggiungere tanto altro ancora cari lettori, perché questo è solo l’inizio del viaggio che Silvio Muccino ci invita ad intraprendere con i suoi eroi. Un viaggio che dove ci porterà lo scoprirete strada facendo, quindi fatevi un regalo e leggetelo.

Mentre mi congedo dall’intervista e saluto Silvio nei miei pensieri gli rivolgo un augurio: quello di rimanere un alieno per sempre e di continuare a firmare i suoi lavori con l’entusiasmo ed il “sorriso perfetto”, quello sereno e rassicurante che da sempre lo accompagna.