Rosso Istanbul, trama, trailer e recensione in anteprima del nuovo film del regista Ferzan Ozpetek, dal 2 marzo al cinema distribuito da 01 Distribution.

rosso instambul ozpetek-recensioneIstanbul, 13 maggio 2016.
Orhan (Halit Ergenc) arriva ad Istanbul, un motoscafo lo porta alla casa di Deniz (Nejat Isler), uno splendido yali sul Bosforo. Manca dal suo paese da vent’anni ed ora torna come editor per correggere il libro che il regista che lo ospita sta scrivendo: Rosso Istanbul. Il romanzo di Ferzan Ozpetek, è presente più per questo che per la trama, sconvolta completamente dalla pellicola che conserva però molti personaggi legati al protagonista.

Orhan si immerge nella vita di Deniz restando ospite di sua madre, vivendo con la sua famiglia e assaporando la vita stessa del regista, ed i personaggi che ha già conosciuto dal libro: la splendida Neval (Tuba Büyüküstün) e Yusuf (Mehmet Gunsur) in particolare.

La prima sera si ritrova ospite di una festa e già questo ci permette di conoscere una Istanbul moderna, che quasi non riconosce. L’incontro con Neval smuove qualcosa nel suo animo tormentato e artificialmente controllato, tanto da ritrovarsi a bere di nuovo, dopo anni in cui non toccava alcol. Una strana serata che si conclude davanti al Bosforo, seduti, lui ed il regista in dormiveglia fino all’alba. Questa sarà l’ultima volta che lo vedrà perché Deniz sparirà nel nulla senza fare più ritorno. Questa mancanza lo proietta quasi inconsapevolmente a prenderne il posto, piano, nelle giornate successive e nei rapporti con le zie, la madre, il fratello e soprattutto Neval e Yusuf.

É proprio quest’ultimo che riconosce ricordando l’ultima immagine che ha della notte passata con Deniz, di spalle a parlare con il regista. Si apre un giallo che lo coinvolge anche di fronte alle indagini della polizia e che portano Orhan a voler capire chi sia Yusuf, che dalle pagine del libro sembrava essersi suicidato.
Ma sarà Neval a permettere ad Orhan di tirare fuori quello che ha dentro, a comprendere come la sua storia tragica che cercava di celare a se stesso ed al mondo intero fosse un libro aperto per Deniz e per tutti i suoi amici. Troverà nel computer del regista tante informazioni sulla sua vita, sulla tragedia che Orhan si è lasciato alle spalle.

Si innamora di Neval concedendo a se stesso un’altra possibilità, sciogliendo quel suo sguardo triste a qualche ruga di sognante piacere. Ma, come avrà modo di dire il marito della ragazza, un tempo legata anche da una storia col regista, “Tra noi due c’è una sola differenza: io l’ho conosciuta per primo”.

rosso instambul ozpetek recensione 1Questa scena mi proietta in mente una frase che nel libro recita la madre: “si possono amare due persone contemporaneamente.”

“Niente è più importante dell’amore” che scava nelle persone e le lancia verso un destino imprevedibile, e meraviglioso perché senza cinture di sicurezza.
Una scena, tratta dal libro, il funerale di Yusuf che sembra suicidarsi proprio dopo aver saputo di questa sua fine nel romanzo, risulta particolarmente toccante, per la tradizione del lavaggio del corpo e perché la madre di Yusuf, il ragazzo con cui Deniz aveva scoperto l’amore ad undici anni, abbraccia Orhan scambiandolo per Deniz e ripetendo come il figlio parlasse sempre di lui. Un emozione potente che vive con gli occhi del regista scomparso che riesce quasi a fare sua. Un’emozione che coinvolge forse particolarmente Ozpetek stesso…

Ma Orhan ripercorre la sua di vita, ora che sembra pronto a riviverla, tornando dalla sorella e forse seguendone il consiglio: “non partire più!”.

Gli occhi, i rumori delle trivelle, Istanbul antica ed i suoi vicoli e la moderna corsa verso il cielo dei grattacieli, degli appartamenti di lusso, le madri del sabato ed i curdi, e in tutto questo le trasformazioni della gente e del protagonista, ed una data messa lì , all’inizio del film, per riportare tutto nel reale, per sottolineare come questa sia la Turchia in quel momento, ma forse già diversa qualche mese dopo.

Così come in pochi giorni può cambiare la vita di una persona, persa nel blù del Bosforo e nel rosso del cielo, delle case e di tanti particolari a cui, magari distratti, non sempre facciamo caso e che forse, un silenzio, uno sguardo, un gesto o un rumore di fondo, ci possono cambiare dentro.

Per sempre.

Molti sguardi, molti silenzi a liberare i rumori della città, delle trivelle e della storia che spinge una strana inquietudine. Sembra molto più reale del reale, la città, l’incompiutezza di alcuni incontri e di alcune scelte. Tutto in bilico.

Un Ozpetek diverso, dentro forse, complice la dedica alla mamma da poco scomparsa, o il ritrovarsi in Turchia di nuovo e di fronte alla propria esistenza, ai suoi ricordi, alla sua vita.

Rimane come briciole sui pantaloni, qualcosa di forte e arriva, inspiegabilmente, dopo, anche a distanza di giorni dalla visione del film.

E ti coglie impreparato, con la voglia di rimettere tutto in discussione.

Buona visione.