Roberto Guarducci: un Il nostro caffè di oggi ha come ospite un grande esponente della moda Made in Italy: lo stilista Roberto Guarducci, che è stato per ben 20 anni uno degli stilisti della famosa casa di moda FENDI. Direttore artistico di importanti eventi moda come il Premio Moda di Matera (per più edizioni), ideatore e direttore artistico della Magia delle Muse (un evento di Alta Moda a cui partecipano ogni anno stilisti di livello alto conosciuti sia a livello regionale che nazionale) ha collaborato anche con il mitico Karl Largefeld. Ovviamente ne abbiamo approfittato per parlare della sua intensa carriera professionale culminata nella creazione del suo brand, ma anche della moda italiana in generale.

Lasciamo allora la parola a Roberto Guarducci!

Come è nata la sua passione per la moda?

“Nasce con me sin dalla più tenera età. Fin da quando ero piccolo osservavo tutto ciò che era legato all’estetica con grande interesse e ammirazione. Sicuramente l’esempio del gusto estetico di mia madre, che era una donna estremamente elegante in modo naturale, ha influito sulla mia formazione”.

Qual è il ricordo più bello che ha della sua esperienza in Fendi?

“Ho tanti ricordi belli durante la mia esperienza nella maison Fendi, ma uno in particolare è legato al periodo delle sfilate in piazza di Spagna a Roma – se ben ricordo doveva essere l’anno 1987 – alla manifestazione “Donna sotto le Stelle” che veniva trasmessa in tv dalla Rai e da Mediaset, nella quale collaboravo alla realizzazione della sfilata Fendi. In quella particolare occasione, oltre a vestire le grandi top model ebbi modo di conoscere la famosa cantante Grace Jones che proprio in quell’anno fu invitata a sfilare una splendida creazione sartoriale di pellicceria della Maison cantando uno dei suoi famosi successi. Mi ricordo che, prima di esibirsi, dopo essere uscita dalla famosa fontana del Bernini “La Barcaccia” io le feci indossare una splendida pelliccia di zibellino e mentre Grace Jones saliva la scalinata cantando, le splendide indossatrici la scendevano”.

Un ricordo della sua collaborazione con Karl Lagerfeld?

Karl Largefeld è stato un esempio di grande professionalità e senso artistico, e ha rappresentato per me un’importante supporto di insegnamento a cui fare positivo riferimento nella mia professione”.

Venendo al suo brand: qual è stata la scintilla che l’ha spinta a crearlo e per che tipo di donna l’ha pensato?

“La decisione di creare il brand che portasse il mio nome è arrivata in modo spontaneo e naturale, come conseguenza di esperienze lavorative importanti che mi hanno formato nel tempo. Lavorare per le grandi case di moda tra Milano e Roma ha contribuito a far nascere in me il desidero di disegnare e creare abiti che rispecchiassero pienamente il mio gusto estetico e la mia visione della moda. Le mie creazioni sartoriali sono ideate e create per vestire una donna sicura della propria personalità, consapevole della sua femminilità e che desideri valorizzare la propria figura con eleganza, stile e classe”.

Nella sua carriera ha avuto modo di lavorare con famosissime Top Model, se potesse scegliere di vestire una donna dello spettacolo, o della politica, o una figura storica oppure una scienziata per chi le piacerebbe confezionare un abito, che tipo di abito e perché?

“Le donne che ho sempre sognato di vestire sono state le grandi star hollywoodiane degli anni 50 come Audrey Hepburn e Grace Kelly, donne dalla profonda femminilità e dalla naturale eleganza che riuscivano ad essere seducenti senza essere necessariamente trasgressive, e che rappresentano ancora adesso un’assoluta bellezza senza tempo. Con queste figure femminili qualsiasi mia creazione risulterebbe certamente sensazionale; la loro raffinatezza unita al fascino della loro personalità ne risulterebbe assolutamente glamour”.

 

Parlando di moda, come è cambiata secondo lei, se è cambiata, a causa della pandemia che ha colpito il mondo in questo anno?

“In certe situazioni è cambiata in meglio perché ho notato una sobrietà estetica maggiore in alcune collezioni, nella ricerca di una moda che non ha bisogno di esibirsi in modo eccessivamente trasgressivo per farsi notare perché l’eleganza formale ne contraddistingue le linee altamente caratterizzate. In altre, non ne condivido la filosofia estetica (se di estetica si può parlare) in quanto orientata verso un’eccessiva e forzata caratterizzazione delle figure che ne vengono penalizzate visivamente e talvolta volgarizzate”.

Per la sua esperienza la moda potrebbe essere anche questa volta, come negli anni ’50 e ’80, il motore per far ripartire l’economia italiana?

“Io penso che la moda riscuote e riscuoterà ancora di più, in un prossimo futuro, un grande interesse da parte di chi desidera superare questo difficile momento storico perché essa rispecchia l’entusiasmo e il desiderio dell’apparire che è insito nella natura delle persone. Sta agli stilisti suscitare, con la loro creatività, quel desiderio di nuova evasione e quindi di acquisto in un mercato globalizzato”.

In che direzione sta andando secondo lei il Made in Italy? Punta ancora all’eccellenza e alla qualità che tutto il mondo ci invidia?

“Certamente il fiore all’occhiello del Made in Italy è l’eccellenza e dovremmo continuare in questa direzione puntando soprattutto sulla qualità sia estetica che produttiva. Naturalmente mantenere un primato mondiale non è semplice perché la globalizzazione e la concorrenza straniera è estremamente agguerrita e competitiva. Ritengo che la lungimiranza di chi avrà voce in capitolo nella scelta degli art director sarà fondamentale al successo delle aziende soprattutto se la meritocrazia sarà il valore aggiunto più importante”.

E infine, la domanda che da il nome alla nostra rubrica di interviste: come prende il caffè Roberto Guarducci?

“Il momento del caffè è molto importante perché determina una pausa di piacevoli sensazioni. Il sapore stimola una profonda emozione interiore sollecitando nella mente nostalgie di ricordi vissuti attraverso il gusto e lo stimolo di nuove fantasie creative”.

Credits:
Salvatore Leone Ufficio Stampa Roberto Guarducci
Fotografia: Sergio Canniello, Nicola Anaclerio, Francesco Ottomaniello, Mario Antares, Domenico Fittipaldi E Annalisa Buongiorno