Pia Engleberth

Pia Engleberth

Oggi il buongiorno ve lo diamo con un caffè brioso e divertente, perché abbiamo avuto il piacere di berlo con Pia Engleberth, una delle attrici più brillanti del panorama teatrale e cinematografico italiano. L’abbiamo incontrata in occasione dello spettacolo “Il matrimonio nuoce gravemente alla salute“, una commedia brillante con cui sarà in scena al Teatro Marconi di Roma fino al 7 febbraio. Trattandosi di matrimonio non potevamo che chiederle la sua opinione sul grande passo e se davvero secondo lei nuoce gravemente alla salute! Cosa ci ha risposto? Scopritelo leggendo l’intervista!

Visto che proprio in questi giorni sei al Teatro Marconi di Roma con la commedia brillante “Il matrimonio nuoce gravemente alla salute”, cosa ne pensi tu di questa affermazione riguardo il grande passo?

“Dal mio punto di vista, che ho fatto la scelta di non sposarmi, ritengo che sia un qualcosa molto difficile da gestire, al di là dell’innamoramento, dell’amore e del sogno di legarsi ad una persona e di vivere con lei. Sicuramente un progetto di vita credibile è indispensabile per l’umanità, ma me ne sono sempre tenuta alla larga perché da una parte mi reputo una persona poco paziente e dall’altra amo molto la solitudine ed avere spazi privati molto molto ampi… e questo ha sempre messo un po’ in crisi le mie relazioni. Poi se andiamo a vedere la marea di separazioni, divorzi, litigi, senza parlare dei vari femminicidi di cui leggiamo troppo spesso sui giornali, certo è che il matrimonio non si presenta come una che ti mette di buon umore. Fortunatamente ci sono coppie che hanno una buona struttura e stanno bene insieme. Io sono dell’idea che forse sarebbe meglio vivere in case separate, ovviamente vicine per potersi frequentare, ma comunque diverse, perché ritengo che in questo modo si possano dirimere meglio anche i nervosismi oltre che riuscire a conservare i propri spazi vitali, senza dover per forza rinunciare a qualcosa.”

Il matrimonio nuoce gravemente alla salute

Il matrimonio nuoce gravemente alla salute

Qual’è secondo te il segreto per far funzionare la vita di coppia?

“Ah guardate non credo che ci siano trucchi o segreti, perché non solo la vita di una coppia, ma lo stare insieme ad altre persone in generale, funziona se ha una durata limitata nel tempo, mentre se si trasforma in una convivenza si incorre inevitabilmente in scontri, dovuti alla diversità di carattere e di opinioni, al doversi capire, al dover limitare le proprie esigenze rispetto a quelle dell’altro. Perché quando si vive con un altro ci si convince che si debba fare sempre tutto insieme, rinunciando così ad una parte di noi stessi, ad alcune delle proprie passioni, è come se ci fosse una sorta di volontà di succhiare tutta l’energia dell’altro. Mentre secondo me concedendosi più autonomia, lasciandosi degli spazi e rispettando i desideri dell’altro, per quanto futili ci possano sembrare, le cose potrebbero funzionare. Comunque non credo sia possibile definire una regola generale che valga per tutti.”

Ultimamente ti abbia visto interpretare donne molto rigide e all’antica, vedi nonna Amanda del film “Né Giulietta né Romeo” di Veronica Pivetti e la mamma de “Il matrimonio nuoce gravemente alla salute”, tu come sei rispetto a questi personaggi?

“Qui sono rigidissima, perché, specialmente in una commedia, più i ruoli sono definiti e in contrasto, più il gioco delle parti si fa entusiasmante. In questo spettacolo interpreto una mamma vecchio stampo, che non può neanche lontanamente concepire che un uomo faccia il casalingo mentre sua moglie va a lavorare. Assolutamente possessiva nei confronti del figlio, che ha cresciuto con tanta cura, ha fatto studiare e vede la nuora, chiunque essa sia, sempre inadeguata per lui, perché già lei occupa tutto l’universo femminile ipotizzabile per suo figlio.

Un personaggio devo dire molto molto divertente… ma io non sono assolutamente così, anche se inconsapevolmente durante l’infanzia un po’ di severità l’ho sorseggiata attraverso mia madre e mia nonna materna, che erano donne molto asciutte, severe, femminili ma non frivole e questo lato lo ritrovo nel mio non essere una donna frivola. Senza dubbio ha prevalso in me il lato ironico, lo spirito critico e anche il senso di dare molta libertà, trasmessomi dalla mia nonna paterna, una donna spiritosissima, priva di schemi rigidi. Ricordo che, se quando andavo da lei, per giocare rientravo alle tre del pomeriggio, lei non mi sgridava e mi faceva pranzare comunque anche se ormai era tardi.

Pensate che sono mai riuscita ad avere neanche un cane ordinato (ride), perché non riesco ad imporre la disciplina, in quanto mi sembra, in tutte le forme della vita, una somma di costrizioni così rinunciatarie: un conto è la disciplina nel fare bene le cose e un conto è la disciplina intesa come ordine, orari, il non perdere tempo. Secondo me invece si deve anche poter perdere tempo perché altrimenti non si riesce mai a vedere oltre determinati schemi.

 C’è un personaggio che vorresti interpretare e che non hai avuto ancora l’opportunità di fare?

“Forse, visto che ho interpretato personaggi brillanti che raccontano gli eventi in chiave comica, non mi dispiacerebbe fare una donna normale, una donna stile anni ’70 con toni maggiormente drammatici: insomma una donna d’oggi, moderna, con tutte le sue problematiche!”

Qual’è la differenza più grande tra recitare per il teatro e per il cinema?

“Per il cinema concentri tutte le tue energie nelle scene che devi recitare quel giorno, ovviamente devi fare tutto il percorso relativo al personaggio, ma puoi concentrarti ogni giorno solo su alcune cose, che fai meglio che puoi e poi metti via quella parte del copione. In teatro, invece, ogni sera si rinnova il piacere di percorrere quel tragitto, di dire quelle cose, hai davanti il pubblico, hai il piacere di far risuonare quella battuta che fa lo divertire. Il coinvolgimento è quotidiano soprattutto con il pubblico, che è importantissimo, in quanto è l’altro partner del tuo stare in scena: non è mai una presenza nell’ombra ed è questo che stimola la tua vivacità e ti spinge ad essere diverso ogni sera.

La comodità del cinema è che una volta che hai girato la scena, non ci devi più pensare (ride).”

Progetti futuri?

“Dal 12 al 21 febbraio sarò a Milano al Teatro San Babila per terminare la tournée dello spettacolo “Il marito di mio figlio” e poi c’è un’ipotesi di film che stiamo valutando, dove dovrei interpretare un personaggio molto enigmatico, molto poco dialogo, facendo trapelare dei segreti attraverso il non detto. Non mi dispiacerebbe, perché lo trovo molto interessante, ma preferisco non parlarne per scaramanzia (sorride).”

Il marito di mio figlio

Il marito di mio figlio

Come prendi il caffè?

“Il caffè è la mia bevanda preferita, al mattino ne prendo due zuccherati, ma non con lo zucchero di canna, perché come mi disse una volta un esportatore di caffè, cambia il sapore del caffè.”

Pia Engleberth e Veronica Pivetti

Pia Engleberth e Veronica Pivetti