Paolo-Gaudio-un-caffè-conIl nostro caffè di oggi ha l’aroma fantastico di un mondo perduto, nascosto in ognuno di noi, un mondo creato dal giovane regista Paolo Gaudio, classe 81, per la sua opera prima “Fantasticherie di un passeggiatore solitario” nei cinema italiani dal 26 Novembre e vincitore del prestigioso Grand Prix de La Samain du cinéma fantastique di Nizza.

fantasticherie-di-un-passeggiatore-solitario-locandina-paolo-gaudio-un-caffè-con

Abbiamo avuto il piacere di incontrare Paolo all’anteprima romana del suo film d’esordio, un fantasy realizzato interamente in Italia in tecnica mista, ovvero live action e animazione stop motion, ispirato alla celebre opera incompiuta di Jean-Jacques Rousseau, Le fantasticherie del passeggiatore solitario. Il risultato, neanche a dirlo, è un vero e proprio gioiellino che tra visioni surreali e fresca ironia, trascina l’ignaro spettatore in tre epoche diverse alla ricerca della fantastica città di Vacuitas. Una scelta molto coraggiosa, perché il fantasy non è un genere molto familiare alle produzioni italiane. Noi ci siamo fatti raccontare qualcosa in più riguardo questa scelta.

fantasticherie-di-un-passeggiatore-solitario-2015-paolo-gaudio-un-caffè-con

Come nasce l’idea di Vacuitas?

“La vacuitas, il vuoto, di cui parlo nel film, non è inteso come spazio mancante ma piuttosto come possibilità, che è il senso che gli viene dato nelle culture orientali. In pratica Vacuitas è un posto dove costruire e dove poter rimediare alle cose che non sono andate bene in passato; una specie di altrove, un posto da raggiungere. La cosa che più mi affascina della vacuitas così interpretata non è tanto l’arrivo, quanto la voglia di cercarlo ovvero di tendere all’altrove.”

Quanto c’è di autobiografico nel tuo film?

“Quando scrivi un’opera così personale, in cui impegni tutto te stesso, inevitabilmente ci metti tante cose personali: forse l’amore per i libri incompiuti, per alcuni pensatori, alcuni scrittori; l’amore per un certo cinema e per un formazione culturale umanistica.”

C’è un errore a cui vorresti porre rimedio trovando il Vacuitas?

“No, devo dire di no! La mia infanzia è stata la parte più bella della mia vita in cui ho scoperto la fantasia, ho scoperto il gioco, l’amore, la vita. I miei personaggi  questa fortuna non l’hanno avuta, hanno avuto un’infanzia un po’ rubata, incompleta, un po’ alla Hugo Cabret, il protagonista del romanzo di Brian Selznick, nel cui testo mi ritrovo molto.

È proprio così, è l’ostinata ricerca dell’infanzia che mi affascina da morire e forse in questo può essere un film autobiografico. Per me l’infanzia è stato un periodo esaltante, il periodo più bello della mia vita, mentre per i miei personaggi non lo è stato, quindi è una sorta d’augurio.”

Fantasticherie-di-un-passeggiatore-solitario-3

Che peso ha una sceneggiatura per la buona riuscita di un film e quanto invece pesa la post-produzione?

“La sceneggiatura è la parte più importante in assoluto, perché se hai qualcosa da raccontare lo esprimi prima sulla carta, ma lo devi fare con il linguaggio del cinema, in cui non si scrive per dare modo alle persone di leggere, ma si scrive per dare forma a ciò che poi si vedrà sullo schermo.

Quindi in un certo senso noi scriviamo tre volte: in fase di scrittura, in fase di ripresa e in fase di montaggio. È quindi la scrittura che permette di comunicare ciò che hai in mente ed è il mattone su cui poggia tutto.

Per quanto mi riguarda la scrittura è sempre la fase in cui mi devo spendere ed impegnare di più, perché le riprese e il montaggio sono cose a me più congeniali; mi vengono più facili, soprattutto perché so sempre perfettamente cosa voglio, in base anche ai mezzi che ho.

E, visto che quasi sempre i mezzi molto modesti, la fantasia e le idee chiare su ciò che vuoi fare sono fondamentali.

Naturalmente nella storia del cinema sono accadute anche cose miracolose e sceneggiature in apparenza fragili, passate sotto la lente di un grande artista, sono diventate film apprezzatissimi.”

Rimarrai nel genere fantasy o sonderai altri terreni?

“Diciamo che, in generale, rimarrò nel fantastico. Sarebbe interessante anche l’animazione, magari un po’ più indirizzata ai bambini, oppure un fantastico che ha a che fare con la realtà o comunque sempre più vicino al quotidiano, ma sempre nell’ambito della fantasia.”

Come prendi il caffè?

“Amaro!”