Presentato in anteprima la scorsa settimana alla Fondazione Feltrinelli di Milano il cortometraggio di Paolo Genovese Oltre le pagine: un invito alla lettura e a regalare libri in questo periodo natalizio

oltre le paginePrima e dopo la proiezione del film Oltre le pagine sono intervenuti il regista e altri ospiti che in Italia possono considerarsi le colonne portanti dell’editoria dando vita a un dibattito sull’importanza della lettura offrendoci una fotografia di come sono oggi i lettori italiani.

«Al di là delle storie raccontate in un libro – ha detto Paolo Genovese per introdurre il suo cortometraggio – ci sono le storie dei lettori dato che ogni lettore ha una forte immaginazione e fa suoi quei personaggi, li rende vivi. Questo aspetto, legato al periodo natalizio e all’invito a regalare un libro, mi sembrava un bellissimo cortocircuito. Io amo regalare libri, soprattutto nel periodo di Natale, trovo che regalare un libro sia un regalo meraviglioso, intimissimo perché quando scarti quel libro e leggi il titolo, vedi di che cosa si tratta, senti che dall’altra parte c’è stato un pensiero, c’è stato qualcuno che ha pensato a te, a come sei, a come sei in quel momento, che viaggio avresti voluto fare […] E poi a seconda delle stagioni ognuno ci mette del suo: cerca il libro per innamorarsi, il libro per viaggiare, il libro per impaurirsi, per incuriosirsi […] In questa storia il libro è cupido, ci si innamora attraverso i libri».

Una riflessione importante quella di Genovese a cui si è aggiunto l’intervento di Dario Franceschini che ha parlato di come le immagini possano attrarre molto alla lettura e quindi di come anche quello cinematografico possa essere un mezzo per raggiungere nuovi potenziali lettori che per essere avvicinati necessitano, appunto, di modi innovativi, non tradizionali. Ecco perché occorre ricercare nuove forme di creatività.

«Nel corto Oltre le pagine, è bello vedere quella casa piena di libri. Perché nella fiction televisiva si vede di tutto e non si vedono mai i libri? – ha aggiunto Franceschini – Il concetto da far passare è che senza libri la vita è più vuota. Occorre fare molto di più per coltivare la cultura del libro a partire dalle scuole. Come occorre anche spiegare che lo spazio della lettura è qualcosa di unico. E questo non è semplice, perché un ragazzo di oggi è abituato alla velocità, nel mondo di oggi tutto è accelerato. La lettura non può diventare più veloce: per leggere un libro oggi ci vuole lo stesso tempo che ci voleva una volta e non si può fare in multitasking. Bisogna dunque lavorare su questa idea della lettura come spazio esclusivo, totalmente per se stessi».

«La lettura è uno dei pochi spazi che possiamo conservare per noi stessi– ha ribadito Paolo Genovese –  è un momento unico ed esclusivo che viviamo con la nostra fantasia e la nostra immaginazione che la tecnologia rischia di farci perdere. Ecco perché mantenere la fantasia viva è una cosa fondamentale».

Il senso di questi due interventi è quindi riportare l’attenzione sulla lettura e su come conquistare nuovi lettori facendo passare il messaggio che leggere è uno spazio di libertà individuale e che necessita di un tempo esclusivo e, spesso, lungo. È uno spazio da ricavarsi nella vita frenetica di tutti i giorni che ci permette di rimetterci in contatto con noi stessi.

«Si diventa lettori da giovani. Conquistare alla lettura chi non è stato lettore sin da piccolo è molto difficile – ha detto Ricardo Franco Levi presidente dell’Aie (Associazione italiana editori). Per cui il tema della lettura e dell’industria editoriale va legato necessariamente all’istruzione, al mondo della scuola, alla passione, all’allevare all’abitudine alla lettura i giovani, i giovanissimi addirittura appena nati. Chi ha la fortuna di avere un figlio piccolo o un nipote piccolo sa che allevandolo alla lettura addirittura prima che inizi a camminare, vorrà dire che dopo quel bambino si porterà dietro questo regalo, che significherà svegliarsi con un libro in mano, andare a letto con un libro».

Ha poi preso la parola Luca Formenton, responsabile di Bookcity, che ha raccontato di questa bellissima esperienza: « Il punto decisivo è il confronto con l’altro, quando è nato Bookcity volevamo dare voce ai cittadini e ai luoghi di Milano […] e siamo riusciti a mettere insieme una delle collaborazioni più virtuose tra pubblico e privato… Quello che è aumentato a Bookcity sono gli eventi autogestiti che sono coinvolgono decine e decine di singoli cittadini, associazioni, condomini che vogliono mettere la loro voce per  un evento che sentono diventato loro… Siamo orgogliosi di essere riusciti a mettere i piazza “le solitudini”, perché leggere normalmente è un’operazione solitaria. Ecco, noi siamo riusciti a leggere in comune e questo è un grande successo di Bookcity».

A sottolineare quanto sia fondamentale la lettura nelle nostre vite è stato Massimo Bray, presidente della Fondazione per il libro di Torino: «I libri ci insegnano a vivere, ci insegnano a essere dei bravi cittadini, ci fanno innamorare e sono una parte di questo Paese… I libri sono importanti, sono davvero una parte della nostra vita».

La novità che Bray ha voluto trasmetterci è che non è vero che i giovani o addirittura i giovanissimi non leggono. Bray, infatti, ha raccontato che un anno fa hanno pubblicato un magazine digitale che si chiama “Il Tascabile” che fa circa 125-127 mila pagine viste al mese, cresce con un ritmo incredibile e la fascia che lo legge di più è dai 18 ai 34 anni. Inoltre, per quanto riguarda i dati di visualizzazioni giornaliere del sito Treccani si attesta su mezzo milione di lettori al giorno sul giorno  e, cosa ancor più sorprendente, una delle parti più visitate è la geopolitica. Dunque il messaggio incoraggiante che Bray ci dà è che serve dare ai giovani degli strumenti per entrare nel mondo dei libri, dargli meno precarietà e trasmettere loro la forza di credere in questo mondo.

A chiusura degli interventi ha preso la parola Giorgio Vasta, direttore creativo di Bookpride a Milano: «Leggere significa stare nella durata e stare nella durata oggi è forse una delle esperienze più complicate con le quali quotidianamente ci confrontiamo perché patiamo la durata talmente tanto che abbiamo continuamente bisogno di fratturarla, interromperla».

Ecco perché è necessario ritornare a vivere come un arricchimento il riappropriarsi della lentezza necessaria per la lettura e non come uno spazio sottratto alle mille frenetiche attività quotidiane.

Nel suo ultimo libro Come diventare vivi. Un vademecum per lettori selvaggi (Bompiani), Giuseppe Montesano ci offre una splendida definizione di una categoria letteraria, quella del “lettore selvaggio”: “I lettori selvaggi non sono quelli che strappano i libri ma li leggono intensamente e sono l’espressione della nostra più ricca umanità. Ad essi è affidato, come ai ragazzini di Elsa Morante, il compito di salvare il mondo. Ci manca il tempo per leggere, per vivere e per amare. La lettura ci porta in mondi vicinissimi e sconosciuti articolando e rinnovando la nostra percezione di esistere in un confronto con l’altro che poi diventa noi”.