Nicola Petrocchi

Il nostro consueto caffè lo prendiamo in compagnia di Nicola Petrocchi: psicologo, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, Ph.D. in psicologia e neuroscienze sociali. Vive e svolge la professione di psicoterapeuta a Roma, collaborando allo stesso tempo con vari centri di ricerca. È il rappresentante italiano dell’approccio terapeutico della “Compassion Focused Therapy”. Traduttore e curatore del libro “Terapia Focalizzata sulla Compassione” di Paul Gilbert, edito dalla Franco Angeli. Ed è con lui che abbiamo voluto parlare del sentimento più potente: l’amore.

Con lui abbiamo analizzato questo sentimento, tanto decantato, da diverse angolazioni: l’amore per sé stessi,  quello di coppia, gli amori “insani” e poi quelli che, inutile girarci intorno, ci fanno sentire le farfalle allo stomaco.

Nicola, parliamo degli amori malati: alla luce di tanti casi di femminicidio, quando una donna dovrebbe mettersi in allarme? Quali gli errori comuni?

N.P.:“Gli amore malati sono gli amori dove si soffre troppo, o troppo a lungo, senza alcuna prospettiva. La sofferenza diventa un modo di essere della coppia, è sterile. Si è nel labirinto stregato delle infinite giustificazioni, per cui si è sicuri o sicure che tutto quel male porterà a qualcosa, che lo dobbiamo sopportare perché lui (o lei) alla fine cambierà, ci vedrà per quello che siamo, capirà il male che ci sta facendo, tornerà ad amarci come faceva una volta, tanto tempo fa. Se solo resistiamo e proviamo ancora un po’.

Se il nostro partner critica costantemente il nostro modo di parlare, di muoverci, di vestire; se lo fa davanti ai nostri figli o ci sminuisce davanti agli amici; se ci chiede di smettere di uscire da soli, cerca di isolarci dalle amiche, ci impone di cambiare l’aspetto fisico, ci controlla il cellulare; se ci accusa di non essere un buon genitore; se minaccia di farci del male o di farsi del male se non cambiamo; se ci fa del male, e se in fondo pensiamo che è colpa nostra.

Questi sono tutti i segni di una relazione malata che non puoi guarire tu. Se un giorno cambierà, sarà proprio a partire da questa tua scelta di “salute”. Quindi, fuggi. Esci, vattene via adesso. E prendi quell’autobus che, una settimana fa, ho visto girare per Roma con un messaggio pubblicitario che mi è piaciuto molto: “L’unico modo per cambiare un fidanzato violento è cambiare fidanzato.

San Valentino: una “ricetta” per non far sentire troppo soli chi non ha nessuno accanto?

N.P.:O per chi ha qualcuno accanto ma si sente solo lo stesso? E’ questo secondo caso che incontro più frequentemente nella mia pratica clinica. Comunque la ricetta è la stessa, anche se di ricette “definitive”, che vadano bene per tutti, non ce ne sono in psicologia (altrimenti non si continuerebbe a chiedere pareri agli psicologi!). La solitudine, a San Valentino o non, ha come primo grande rimedio l’amore. Romantico e non. Non tanto e non solo quello che si riceve, ma quello che si dà. A se stessi e agli altri.

Siamo noi stessi i primi a lasciarci soli. Non ascoltando i nostri veri bisogni, non accogliendo le nostre preferenze, sminuendo le nostre sofferenze o ascoltandole per ingigantirle affinché qualcuno venga a salvarci. Pensando che se non siamo in coppia a San Valentino, valiamo di meno. Posticipando le cose che ci piacerebbe fare, in attesa di farle con “la persona giusta”. Cominciamo a farle proprio a San Valentino, consapevoli di essere già insieme all’unica persona il cui amore è davvero risolutivo: noi stessi. Do questo consiglio ad una sola imprescindibile condizione: che venga seguito tutti i giorni dell’anno e non solo il 14 di Febbraio!”

Amare se stessi: un consiglio per venire fuori da questo senso di competizione continua che la società ci impone.

N.P.:Dopo aver promesso eterno amore a noi stessi il 14 Febbraio, il 15 di Febbraio cosa faremo? Ritrattiamo tutto? Torneremo a sgridarci perché non siamo andati 4 volte in palestra la scorsa settimana, e non arriveremo “super fit” a Giugno? Perché il nostro collega sembra fare tutto con leggiadria e velocità mentre noi siamo un po’ lenti e a volte facciamo fatica anche solo a rispondere ad una mail? Perché se non siamo i migliori, non siamo “affatto”?

E’ un po’ di anni che la ricerca in psicologia ci suggerisce che una mente continuamente competitiva è anche una mente molto impaurita, stressata, mai a riposo, mai in pace. Soprattutto, mai in quella disposizione d’animo serena che ci permetta di apprezzare proprio i frutti di quella corsa sfrenata. Essere troppo competitivi è come correre su un tapis roulant: non c’è una fine, perché non c’è un vero traguardo. Si continua solo a correre. Non si vuole raggiungere veramente qualcosa, piuttosto si vuole fuggire da qualcosa (con gentilezza, chiediamoci: cosa?). E poi premiamo “defaticamento” e cominciamo a rallentare, please. Perché così è più facile accorgersi delle cose che già abbiamo, di quanto già ci bastino e ci bastiamo, di quanto anche gli altri, quasi tutti, hanno lo stesso nostro pensiero di non essere “abbastanza qualcosa”. Non servirà a niente “avere di più” se non alleniamo anche il muscolo dell’apprezzamento e della gratitudine rispetto a ciò che siamo e abbiamo già, proprio ora, esattamente in questo momento.”

Perché essere innamorati ci fa stare tanto bene? Psicologicamente cosa accade quando sentiamo le farfalle allo stomaco?

N.P.:“Come dice l’antropologa Helen Fisher (qualche suo libro è anche tradotto in italiano, leggetelo! vi illumierà), l’amore passionale è uno dei sistemi cerebrali più forti tra quelli sviluppati dall’”animale umano”. Nel momento in cui si attiva nei confronti di una persona, c’è poco da fare: cascate di neurotrasmettori (le molecole del nostro cervello) sono responsabili sia della visione a tunnel che si ha verso l’oggetto di amore (vediamo e pensiamo solo a lei o lui), sia delle intense sensazioni fisiche che si provano in presenza (o in assenza!) della persona amata.

Di fatto, sempre la scienza ci dice che “la chimica” dell’innamoramento non è poi così diversa da quella di una dipendenza da un potente stupefacente, con i pro e contro che tutti noi conosciamo. E, infatti, bisogna proprio conoscere questi meccanismi per navigare al meglio le fasi della passione, non spaventarci quando dopo un po’ passa e si tramuta in qualcosa di meno inteso ma più stabile e profondo.

Una domanda interessante è: a chi dedico, solitamente, tutto questo “scombussolamento” chimico? Chi mi accende? Ci sono delle caratteristiche ricorrenti nelle persone che mi fanno perdere la testa? Sono le persone che fuggono o che non mi vogliono, quelle che mi fanno accendere di passione?”

Terapia di coppia: quando è utile, e se c’è, per grandi linee, un modo con cui un esperto si approccia nel guidare una coppia.

N.P.:La terapia di coppia è utile se è la coppia che vuole farla e non uno solo dei partner. Questo indica quanta sia la motivazione a capire e cercare di sistemare le cose che non vanno. Questo ci dice che “l’hardware” è ancora intatto, bisogna solo aggiornare e rendere più funzionale il software o svecchiare programmi obsoleti.

Un bravo terapeuta di coppia aiuterà i due partner a capire dove il progetto si è arenato: è un problema di comunicazione? Uno dei due partner non riesce ad esprimere i propri bisogni per poi diventare passivo-aggressivo (musi e  mutismo per giorni). Non si chiedono ma si “assumono” cose, pensieri, emozioni (riponiamo la palla di vetro: invece di cercare indovinare le emozioni dell’altro perché non ci alleniamo a chiederle con chiarezza). Si tratta il coniuge come un pungiball emotivo perché sappiamo che “tanto lui/lei c’è” e ci scordiamo che non è il nostro terapeuta? La terapia di coppia diventa uno specchio che riflette ciò che la coppia, da sola, non riesce a vedere di se stessa. Il cambiamento però, spetta solo ai coniugi, e parte da ciò che si vede riflesso in quello specchio.”

Sessualità: quanto conta in una coppia, e il fenomeno in espansione dei matrimoni “bianchi”.

N.P.:L’ossitocina, un ormone che contribuisce all’attaccamento nella relazione di coppia, viene rilasciata in grande quantità durante il rapporto sessuale. Questa è una delle numerose ragioni per cui la sessualità è un elemento che non deve mai passare in secondo piano in una relazione di coppia. Se ci sono dei problemi, uno dei partner è insoddisfatto di qualche aspetto della vita sessuale, è assolutamente il caso di parlarne, anche avvalendosi di un professionista.

La vergogna e l’imbarazzo che di solito avvolgono questo tipo di “discorsi” sono proprio l’ostacolo alla risoluzione di problematiche che potrebbero altrimenti portare ad un reale stallo della coppia. Il rischio è la tipica configurazione “fratello e sorella” o “amici del cuore”, che può essere funzionale solo nel caso in cui entrambi i partner siano d’accordo. Ma, anche in questo caso, i due partner sono sicuri di essere davvero felici in queste “coppie bianche”? Sempre più di frequente si riscontra in Italia, così come in paesi dove le unioni omosessuali non sono legittimate e accettate, il fenomeno di matrimoni dove sia lui che lei sono gay e si sposano solo per “convenienza” (evitare ritorsioni dai genitori, essere “esclusi” dall’eredità ecc). Speriamo che il nostro paese renda questa scelta sempre meno necessaria e obbligata.”

Nicola, ultima domanda per la nostra rubrica: Come prendi il caffè?

N.P.: “Americano (“annacquato”), amaro, rigorosamente nella mega tazza newyorkese che mi ha regalato il mio amico “rockettaro” Brett Gleason. Mentre mangio biscotti bio e mi immergo nel romanzo che sto leggendo al momento (leggere romanzi la mattina non è bellissimo?).”