Trama, trailer e recensione in anteprima di Nel nome della Terra, film diretto da Edouard Bergeon, con Guillaume Canet e Veerle Baetens. Dal 9 luglio al cinema distribuito da Movies Inspired

Nel nome della Terra trama, trailer e recensione in anteprimaCostruito come una saga familiare e basato sulla storia personale del regista, Edouard Bergeon, Nel Nome della Terra offre uno sguardo umano all’evoluzione del mondo agricolo di questi ultimi quarant’anni.

Pierre ha 25 anni quando torna dal Wyoming per ritrovare Claire, la sua fidanzata, e prendere le redini della fattoria di famiglia. Venti anni dopo, la fattoria è cresciuta, sono giorni felici, almeno all’inizio, perché intanto i debiti si accumulano, Pierre si sfinisce di lavoro e nonostante l’amore della moglie e dei figli, affonda a poco a poco.

Pierre, il personaggio principale è ispirato al padre del regista, un agricoltore. La famiglia ha un ruolo molto importante in questo film, il forte legame tra tutti i suoi membri è preponderante in ogni evento della storia.

 

Nel nome della terra è un film in cui tutti possono riconoscersi, anche chi non appartiene al mondo rurale, poiché riflette con umanità tutte le difficoltà del lavoro oggi. Per tutta la prima ora, lo spettatore viene reso partecipe della felicità che regna nella casa dei protagonisti e condivide con loro anche l’essenza del duro lavoro quotidiano. Una famiglia unita da un legame indistruttibile, un connubio tra armonia e un preciso stile di vita, descritto dettagliatamente da particolari, come i passatempi popolari che appartengono alla tradizione francese.

In questo film la crudeltà del sistema e l’impegno opprimente che la gestione di una fattoria può richiedere, sono palesati in ogni decisione dei protagonisti. Pierre infatti non è un megalomane, ma mentre la banca si rifiuta di concedergli denaro, si mostra invece disposta a sostenerlo spingendolo a intraprendere progetti faraonici, perché dietro ci sono la Camera dell’Agricoltura e la Cooperativa.

Nel nome della terra ha chiaramente un messaggio politico, lo si percepisce nella ricostruzione degli ambienti, delle attrezzature e delle pratiche di quel periodo, come ad esempio la somministrazione alle pecore degli antibiotici. Sono piccoli particolari che parlano da soli e che dovrebbero avere il compito di lanciare un messaggio, nel tentativo di aumentare la consapevolezza della collettività.

I paesaggi sono ispirati al western moderno con grandi praterie e incantevoli fattorie, dove la nobiltà della terra e la professione di coltivatore sono quasi venerati, anche se le difficoltà e le rivalità tra contadini confinanti, lasciano trapelare la precarietà di questo mestiere, e giustificano il ricorrere a mezzi meno etici per assicurarsi la sopravvivenza e anche qualcosa di più.

Evidenti le differenze generazionali tra padre e figlio sia riguardo al rapporto con la terra sia riguardo ad un diverso approccio alle difficoltà e a come superarle. La depressione, il male moderno di una società resa vulnerabile dallo stesso sistema è una parola a dir poco insensata per chi come padri o nonni hanno combattuto guerre, sono sopravvissuti alla fame e consideravano il loro piccolo orto come cosa preziosa

Dal 9 luglio al cinema distribuito da Movies Inspired.