Recensione di Molly’s Game, un’inedita versione del sogno americano diretto da Aaron Sorkin, con Jessica Chastain e Idris Elba. Dal 19 aprile al cinema distribuito da 01 Distribution

Molly's GameSiete degli amanti del poker? Quando vedete un tavolo verde vi emozionate? Siete dei giocatori compulsivi? Vivere e scommettere per voi sono due forme diverse dello stesso verbo? Allora Molly’s game, il film di cui sto per raccontarvi in anteprima è il film per giusto per voi. Un film che vi farà sicuramente aumentare la passione per il gioco d’azzardo… scommettiamo?

Molly (Jessica Chastain) è una giovane promessa olimpica dello sci acrobatico che a causa di un incidente vede bruscamente interrompersi la sua carriera. Per riprendersi dallo shock, prima di iniziare l’università, decide di andare via per un anno dalla sua città natale. Molly quando parte non lascia solo casa, ma sopratutto l’autoritaria figura paterna (Kevin Costner) e sceglie come destinazione Los Angeles. Inizialmente ospite di un’amica inizia a lavorare per guadagnarsi qualche soldo e poter lasciare il divano che le è stato gentilmente offerto. Cameriera prima, segretaria poi, arriva a guadagnare milioni grazie al poker, finché non viene incriminata per frode ed aiutata solo dall’energico Idris Elba nei panni di Charlie il suo avvocato, in attesa di giudizio ci racconta la sua storia, di certo non banale.

La storia è tratta dal libro scritto dalla stessa Molly Bloom nel quale racconta la sua incredibile storia. L’incarnazione del sogno americano versione gioco d’azzardo. La sceneggiatura è affidata ad uno a cui un’altra grande storia americana, “The Social Network”, valse l’Oscar per la migliore sceneggiatura (2011): Aaron Sorkin a cui la sceneggiatura. Con Molly’s Game Sorkin va addirittura oltre, perché non si limita alla sceneggiatura ma esordisce dietro la camera. Infatti la Sony gli affida la regia del film e il difficile compito di portare sul grande schermo questa incredibile storia. E l’impresa gli riesce discretamente, aiutato da un cast di un certo rilievo. Vediamo alternarsi sullo schermo volti noti come i precedentemente citati Kevin Costner e idris Elba e personaggi più di nicchia come Michael Cera (personalmente, da Nerd, ho amato Scott Pilgrim vs. the World), fino a volti esordienti come la star della serie tv Stranger Things, Joe Keery.

Il film è godibile, magari leggermente lungo (140 minuti) per il tipo di narrazione adottata, caratterizzata da una frammentazione temporale con continui rimandi all’infanzia della protagonista. Frammentazione che spesso non permette di dare neanche la giusta incisività ai colpi di scena, ma che in realtà si rivelerà del tutto funzionale al fulcro del film: raccontare il rapporto di Molly con suo padre (Kevin Costner), psicologo e psicoterpista, che in una scena molto intensa e cruciale del film, ricomporrà il puzzle dando finalmente a Molly la chiave per interpretare e capire il loro difficile rapporto.

Nonostante tutto, a parer mio Sorkin non supera la sua precedente fatica che gli è valsa l’Oscar, riuscendo comunque a dare il giusto rilievo alle vicende della giovane Molly. Che comunque mi hanno profondamente colpito, anche solo al pensiero che lei ai tempi aveva 26 anni ed era riuscita a mettere su un’organizzazione milionaria mentre io a quasi 24 non riesco neanche ad organizzare una serata tra amici per giocare a Risiko. Decisamente imbarazzante… (n.d.r.) Lo so. Quindi mi sento di aggiungere in totale amicizia, che se soffrite di problemi di autostima o sentite che non state combinando niente nella vita e siete stanchi dei soliti film che narrano l’ormai stereotipato sogno americano, vi consiglio di fare un salto al cinema dal 19 aprile a vedere Molly’s Game.

E chiudo aggiungendo che secondo me in Italia Molly non sarebbe riuscita nell’impresa, a meno che non avesse messo su un giro di Burraco clandestino per i vecchietti del bar. Possibile sequel? Lo scopriremo solo vivendo, nel mentre, come sempre, buona visione.

Niccolò Cometto