Miroslav Tichý

Miroslav Tichý

“Ti serve innanzitutto una pessima macchina fotografica.” È questo il titolo della rassegna dedicata a Miroslav Tichý, l’artista scomparso nel 2011, con cui la Galleria Doppelgaenger di Bari ripercorre la sua storia davvero singolare.

Una selezione di 23 fotografie di Miroslav Tichý, fotografo originario dalla Repubblica Ceca, vissuto come un clochard. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Praga, Tichý venne ritenuto un dissidente dal regime comunista all’inizio degli anni Sessanta e, per questo, rinchiuso in cliniche psichiatriche.

Fu l’artista-psichiatra svizzero Roman Buxbaum a portare alla luce le fotografie di Tichý, segnalandolo ad Harald Szeemann che lo propose alla Biennale d’Arte Contemporanea di Siviglia del 2004.

Quel momento segna la sua storia; da Zurigo a Parigi fino a New York, sono molteplici le esposizioni che hanno “riabilitato” l’opera del fotografo, famoso oltre che per le sue suggestioni visive, anche per la costruzione di macchine fotografiche con materiali poveri, di recupero, alle volte improbabili. Così come le sue fotografie, pronte a smantellare le regole della fotografia, specie le immagini nitide, le stampe perfette, lui che che dell’imperfezione ne fa una suggestione poetica.

Una rassegna da non perdere, c’è tempo fino al 24 Marzo 2018.

Il titolo è tratto dalle parole dell’artista:

“Il tempo di una mia passeggiata determina quello che voglio fotografare…

Io sono un profeta della decadenza e un pioniere del caos,
perché solo dal caos è possibile che emerga qualcosa di nuovo…
Il tuo pensiero è troppo astratto! la fotografia è qualcosa di concreto.
La fotografia è percezione, sono gli occhi che intravedi, e succede così velocemente che potresti non vedere proprio nulla!

Per raggiungere questo, ti serve innanzitutto una pessima macchina fotografica!…
Prima di tutto è necessario avere una macchina fotografica scadente…
Se vuoi essere famoso, è necessario fare qualcosa peggio di chiunque altro al mondo…
Tutti i disegni sono già stati disegnati, tutti i dipinti sono già stati dipinti, cos’era rimasto per me?”