Un vero guerriero nelle fiabe e nella realtà: ecco come Matteo Losa regala sogni per sconfiggere la durezza della vita

Matteo LosaOggi, ancora in clima natalizio, il nostro Caffè con… ce lo beviamo in compagnia di un ragazzo speciale che sa regalare sogni ai bambini, ma anche ai grandi, i sogni più belli perché è un autore di fiabe. Anche grazie all’amore per la scrittura e alle sue fiabe è riuscito ad affrontare a viso aperto, come solo una persona con un coraggio, una tenacia e una sensibilità particolare sa fare, una bruttissima malattia che lo accompagna da più di un decennio. Noi siamo rimasti conquistati da quanta bellezza e purezza è in grado di trasmetterci Matteo Losa autore di Piccole fiabe per grandi guerrieri Mondadori. Mettetevi comodi e ascoltatelo. Ce n’è da imparare…

Ciao Matteo, ho avuto il privilegio di conoscerti alla presentazione del tuo libro “Piccole fiabe per grandi guerrieri” di Mondadori alla Mondadori di Via San Pietro all’Orto di Milano e quindi già ho sentito e letto molte cose su di te e sul tuo bellissimo libro di fiabe… Perciò mi scuso in anticipo se potremo ripeterci, ma i lettori di Lifestylemadeinitaly.it, che ancora non ti conoscono, saranno felici di sentir raccontare la tua storia, se ti va e nel modo che preferisci… Quindi lascio a te la parola… Chi è Matteo Losa?

“Molti mi conoscono come un ragazzo che convive col cancro da 11 anni, ma sono molto più di questo. Sono un fotografo, ma soprattutto uno scrittore. Ho lavorato 10 anni attraverso la foresta nera del cancro, della crisi economica, della competitività che impone questo mestiere, ma alla fine ce l’ho fatta… Eccomi qui come autore Mondadori e per me è l’inizio di un sogno”.

Quanto la scoperta della malattia a soli 23 anni ti ha cambiato la vita a livello emotivo e fisico, ma soprattutto come sei riuscito a convogliare “il male” in un qualcosa di così bello e positivo come le fiabe?

“Qui ci vorrebbero anni per risponderti come si deve, perché il cambiamento non è repentino, ma graduale sia che si tratti dei cambiamenti che ti impone la malattia sia quelli che metti in atto per affrontarla. Diciamo che non mi sono mai arreso e ho cercato di trasformare un’avversità in opportunità”.

So che il tuo primo sogno sarebbe stato fare il calciatore professionista e ci eri quasi riuscito… Poi, purtroppo, hai dovuto lasciar perdere. So anche benissimo che la scrittura non è mai stata per te un ripiego, ma solo un altro grande sogno da realizzare… Quindi pensi di poter dire di essere già nato scrittore? Oppure come si diventa scrittore e soprattutto scrittore di fiabe?

“Dici bene, calciatore e scrittore erano i miei sogni nel cassetto, così quanto la malattia me ne ha tolto uno mi sono dedicato anima e corpo all’altro. Scrittori non si nasce, si diventa. Oggi pubblicare un libro è relativamente facile, c’è il self-publishing e altri mille modi di vedere un proprio libro stampato, ma fare lo scrittore è tutta un’altra cosa: è un lavoro serio, duro e se vuoi farlo alla grande devi studiare alla grande e fare sacrifici, tanti. Se vuoi scrivere fiabe, poi, ancora di più!”

Hai raccontato di essere cresciuto con le fiabe classiche… Quanto la lettura delle fiabe può influenzare la vita di un bambino che poi diventa un adulto? Nel tuo caso la fiaba ha anche un potere curativo e forse, in generale, è un po’ così per tutti… Come sei riuscito a conciliare le tue cure con “il potere curativo della scrittura”?

“Il potere curativo della scrittura è rinomato. È una valvola di sfogo incredibile per poter alleggerirci dai pensieri che ci rimbombano in testa. Poi rileggendo ciò che abbiamo scritto possiamo valutare la nostra vita da un altro punto di vista, come se stessimo leggendo quella di qualcun altro e questo approccio è utilissimo per farci crescere come persone migliori. La fiaba poi è l’esempio più lampante di come un protagonista può crescere all’interno della propria storia fino a raggiungere un lieto fine”.

Hai un metodo di scrittura? Ovvero: scrivi tutti i giorni, in alcuni orari, segui qualche rituale preciso?

“Ho un unico rituale. Prima di cominciare a scrivere accendo una candela vicino al pc. È un po’ come accendere il motore creativo, come dire ‘Ora si comincia’.”

Da quanti anni scrivi e vorresti diventare anche un romanziere?

“Scrivo da dieci anni, forse di più e sicuramente mi piacerebbe pubblicare anche qualche romanzo, ne ho alcuni nel cassetto, però il mio sogno più grande sarebbe continuare a scrivere fiabe, rilanciando questo genere un po’ dimenticato. Quindi ora metterò anima e corpo per far andare alla grande il mio Piccole fiabe per grandi guerrieri perché il mio futuro con le fiabe passa inevitabilmente da qui!”

Il tuo libro di fiabe per la simbologia che tratta può essere destinato sia a un pubblico adulto sia ai bambini… Come sei riuscito a “fare” un libro che risulta essere così universale?

“Perché come accennavi prima sono cresciuto con la fiaba classica, quella dei Grimm, Andersen, ecc. E la fiaba classica se realizzata bene è per tutti! Poi, ho avuto la fortuna di trovare una casa editrice come Mondadori che ha scelto di credere in me e in questo progetto, mantenendone intatta l’anima con la quale l’avevo pensato. Attualmente l’editoria è molto settoriale, quindi se vuoi fare un libro per bambini scrivi in un modo, se lo vuoi fare per adulti in un altro e questo solo per generalizzare perché l’editoria per l’infanzia ha un’infinità di fasce d’età che ne determinano lo stile di scrittura… Insomma, trovare una casa editrice che scegliesse di sposare l’approccio universale della fiaba classica che avevo in mente io non era per niente semplice”.

Raccontaci di una delle fiabe a cui sei più affezionato – anche se io già conosco la risposta – e perché.

“Sicuramente Il criceto pettirosso perché custodisce tutte le mie speranze e paure. Però non vado oltre perché mi emoziono”.

Quando potremo leggere ancora qualche altro tuo lavoro? Hai già qualcosa in cantiere?

“Tante cose, ma chissà quale vedrà la luce per prima… Intanto però sul mio sito fairitales.it potete trovare i miei taccuini artistici che sono un ennesimo modo per conoscermi meglio!”

E infine, dato il titolo della rubrica, eccoti la domanda di rito: bevi il caffè? E se sì, come lo preferisci?

“Assolutamente espresso e senza zucchero! Sono un tipo classico io”.