Matjaz Tancic mostra L'InvisibileIn occasione dell’uscita il 12 aprile nei cinema del nuovo capolavoro di Kim Ki-dukIl prigioniero coreano“, la casa di distribuzione friulana Tucker Film ha inaugurato, presso il cinema Anteo di Milano, la mostra “L’Invisibile” del fotografo sloveno Matjaz Tancic. Una sorta di finestra sulla vita quotidiana del popolo nordcoreano attraverso una mostra fotografica in 3DPRK – Ritratti nordcoreani: 19 immagini in 3D scattate per raccontare l’invisibile: la vita quotidiana di Pyongyang.

Francesca Bochicchio ha potuto ammirarla in anteprima per noi alla presenza del fotografo Matjaz Tancic, subito dopo la proiezione stampa de “Il prigioniero”: un potentissimo thriller dell’anima che racconta, senza filtri, il presente della Corea del Nord e del Sud. Ne ha così approfittato per chiedere all’artista alcune curiosità sulle sue opere e sulla tecnica fotografica utilizzata per realizzarle.

Cosa ti ha attirato nei soggetti fotografati?

È capitato spesso di essere attirato da soggetti particolari per il modo di vestire ad esempio, come in una foto nella quale ritraggo un ragazzo che pattina che indossa dei bellissimi pantaloni ed una camicia alla moda, certo non per la moda milanese, ma per Pyongyang capitale della Corea del nord, assolutamente si.

Oppure, un giovane meccanico con abiti da lavoro mentre aggiustava un’auto, interessante scatto di vita quotidiana.

Le difficoltà nel mio lavoro in entrambe le situazioni sono state il cattivo approccio che i coreani hanno con la loro immagine, voglio dire che per loro lasciarsi immortalare con abiti sporchi di grasso d’auto o senza la giacca per il caso del pattinatore, non sarebbe stata cosa adeguata.

Può svelarci i segreti dei suoi scatti e la tecnica usata?

La tecnica è antecedente di 10/15 anni alle fotografie. Per lo scatto in 3D c’è bisogno di due macchine fotografiche posizionate una di fianco all’altra e tra loro una distanza di 6,5 cm che è esattamente lo spazio che intercorre tra un occhio e l’altro.

Si scattano dunque due fotografie uguali, con gli stessi parametri ma da distanze diverse, proprio come se ogni foto fosse scattata da un occhio, poi in post produzione le foto vengono unite in una visione stereoscopica.

Questa tecnica è molto complessa ma anche molto popolare nella Corea del nord. Sono molto orgoglioso di essere riuscito a portare il mio lavoro qui, essere apprezzati dallo stesso popolo coreano per me è stato molto importante soprattutto perché sono stato il primo artista straniero a farlo.