Marco-Pollini

Il nostro consueto caffè, oggi lo beviamo con il regista Marco Pollini, in occasione dell’anteprima del suo film d’esordio “Le Badanti“, prodotto da Ahora! Film Srl e presentato al Festival di Cannes 2015 dopo aver fatto tappa alla 71ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e al Vinitaly di Verona.

Pollini è un regista molto impegnato sul piano sociale come mostra anche il tema del suo film, una commedia che racconta con allegria lo scontro/incontro tra generazioni e culture diverse, quelle delle tre belle e giovani badanti extracomunitarie e degli anziani arzilli che si trovano ad assistere nella casa di cura dove vanno a lavorare, evidenziando la grande contraddizione che da questo punto di vista attanaglia il nostro Paese: la diffidenza verso gli stranieri e allo stesso tempo la necessità di affidargli quello che abbiamo di più caro, gli anziani.

Nel tuo film “Le Badanti”, troviamo un tema attuale, quello degli anziani e delle badanti. Se da un lato guardiamo con diffidenza stranieri e immigrati, dall’altro affidiamo loro le persone più care. Cosa pensi di questo paradosso?

“Leggendo i giornali vediamo come il fenomeno delle badanti extracomunitarie sia particolarmente sviluppato nei Paesi del sud Europa, Italia, Grecia, Spagna, in quanto è l’unica risorsa che abbiamo per prenderci cura dei nostri anziani, sopperendo così alle mancanze dello Stato, che non riesce a gestire case di cura o a dare un supporto materiale. Parlando con una signora che ha fatto una tesi su questo argomento, ho scoperto che nel nord Europa invece, lo Stato è molto presente da questo punto di vista, mentre noi non abbiamo scelta e quindi dobbiamo ricorrere all’assistenza delle badanti extracomunitarie, perché le donne italiane non vogliono fare questo tipo di lavoro, spesso pesante e mal pagato.

Comunque, a parte brutte storie di cui si legge sulla cronaca dei giornali, ce ne sono anche di molto belle, di badanti straniere che si affezionano veramente alle persone anziane di cui si prendono cura.”

Come nasce quest’ultimo film?

“L’idea del film è nata un po’ per caso, soprattutto dal ricordo degli aneddoti molto divertenti che mi raccontava mia nonna, quando tornava dalla casa di cura dove passava l’Estate; aneddoti tipo che il vecchietto di turno la voleva sposare, oppure i tornei di carte che aveva vinto.

La storia ovviamente è stata rielaborata dagli sceneggiatori, cercando di mettere in evidenza il mio desiderio di far prendere coscienza della realtà degli anziani e di queste donne extracomunitarie che se ne prendono cura.”

Dai temi che tratti nei tuoi film, emerge che c’è in te una grande sensibilità per il sociale, come testimonia anche il film documentario “La Playa”. Il tuo lavoro ha la possibilità di raccontare storie lontane, un compito delicato ma nobile. Quanto di quelle storie e volti, porti con te nella vita di tutti i giorni?

“Cerco di trattare temi sociali, dando in qualche modo voce a persone che stanno peggio di noi e questi volti li porto con me tutti i giorni, anche perché sono sposato con un’extracomunitaria. Mia moglie è colombiana, quindi andiamo spesso in Colombia dove vediamo situazioni totalmente diverse dalle nostre; situazioni che mi colpiscono molto ed è per questo che ci tengo anche nei miei prossimi film a raccontare queste storie sociali, per cercare in qualche modo di dare una mano a queste persone.
Ad esempio, proprio in Colombia stiamo aiutando una comunità di bambini in collaborazione con la fondazione di Shakira, che è originaria della stessa città di mia moglie Barranquilla.”

Una critica costruttiva al cinema italiano: è in forma o manca qualcosa?

“Secondo me il problema grosso del cinema italiano è che è poco presente all’estero, ci sono molti film francesi e di altre nazionalità che vanno molto di più rispetto ai nostri. I film italiani spesso rimangono solo in Italia, mentre la mia voglia, è quella di rompere queste frontiere ed è per questo che inserisco nei cast attrici straniere, per cercare di far girare i film il più possibile all’estero, partecipare ai Festival, di presentarli a compratori per il mercato estero e delle tv, il tutto per cercare di dargli più esposizione possibile.”

Stai già lavorando al tuo prossimo film?

“Si ci stiamo già lavorando ed è la storia di una ragazza colombiana molto povera, che vuole diventare la regina del Carnevale di Barranquilla, un Carnevale molto importante. Speriamo di ottenere il budget per riuscire a farlo.”

Un regista al quale ti ispiri, chi e perché?

“Non mi ispiro a nessuno in particolare, anche se amo molto Almodovar e registi italiani come Sorrentino, cerco comunque di tracciare una mia linea personale e migliorarla continuamente.”

Come prendi il caffè?

“Molto lungo con molto zucchero.”