Marco Cecchinato Roland Garros 2018Roland Garros, 5 giugno 2018. Dopo tre ore e ventisei minuti di partita un ragazzo palermitano si sdraia per terra, sporcandosi la schiena di terra rossa e piange. Un momento dopo si rialza perché sa di dover stringere la mano a Nole Djokovic che si avvicina ad abbracciarlo e a complimentarsi con lui. Il sogno e l’euforia si calmano per un momento per il rispetto e l’educazione che questo sport solitamente insegnano. Poi torna a coprirsi con le mani il volto bagnato di lacrime, come i suoi ricci di sudore, e a godersi l’emozione, a cercare con lo sguardo ed il pugno chiuso i suoi tra il pubblico. Marco Cecchinato sa di aver compiuto un’impresa sportiva storica, non tanto per il risultato che riporta un italiano in semifinale dopo 40 anni, ma per l’insieme di colpi, concentrazione, resistenza fisica e mentale. In trance dal primo all’ultimo punto e anche oltre, ma paradossalmente presente a se stesso come mai su un campo da tennis. La voglia di giocare ancora, forse, subito per non perdere neanche un grammo di quella adrenalina, nonostante la stanchezza che forse, se il match fosse durato più a lungo, non gli avrebbe consentito di vincere.

Una strana parabola di nervi e forza, che gli ha consentito di trionfare e che si affievolisce quando tutto passa, ma che ci tiene a non perdere o a lasciar scappare: “ci credo! Non mi accontento!” quasi a voler rendere stabile e infinita quella carica, quella magia. Una salita e discesa surreale, quasi un sogno, come la strana parabola della sua risposta vincente, che Nole ha solo potuto guardare come tutti in quel campo, come tutti gli spettatori anche a casa o al circolo di tennis di Palermo, col fiato sospeso nel cercare di comprendere dove sarebbe atterrata la pallina, dove avrebbe lasciato il segno.

Il segno lo ha lasciato lui, il venticinquenne palermitano, in un torneo storicamente ostico per il tennis italiano che spesso si ritrova a festeggiare delle quasi vittorie.

Il segno rimane lì, anche se per pochi secondi sulla terra rossa, ma per molto tempo nei ricordi di chi ha visto, di chi ha guardato il volo di un proiettile giallo, di chi quel colpo lo ha sentito partire dal suo braccio…e sentito atterrare sulla terra, dopo un lungo viaggio nello spazio.

Grazie Marco, ti aspettiamo in semifinale e come dici tu “Non mi accontento!”