l'uomo che rubò che rubò Banksy recensioneEccezionale anteprima, mercoledì 5 dicembre al Cinema Arcobaleno a Milano del film evento narrato da IGGY POP, L’UOMO CHE RUBÒ BANKSY, il Fantasma dell’arte contemporanea scritto e diretto e prodotto da Marco Proserpio in collaborazione con Rai Cinema in associazione con Elle Driver, con musica originale di Federico Dragogna, Victor Kwality e Matteo Pansana che arriverà nelle sale cinematografiche, dopo il Torino Film Festival, distribuito da NEXO DIGITAL nell’ambito del progetto la GRANDE ARTE al CINEMA, solo l’11 e il 12 dicembre 2018.

Nel 2007, BANKSY e la sua squadra riescono ad introdursi nei territori occupati firmando a modo loro case, muri di cinta e tutto ciò su cui era possibile creare murales. I palestinesi non apprezzano, in particolare il murale in cui è raffigurato un soldato israeliano che chiede i documenti ad un asino li fa letteralmente infuriare. Poteva esser tollerato il suo introdursi nei territori senza neppure presentarsi ma aver dipinto i palestinesi come asini difronte alla comunità internazionale era un vero e proprio affronto. A vendicare il torto subito, buttando un occhio anche al fattore economico, ci pensano un imprenditore locale, Maikel Canawati e un tassista palestrato di nome Walid che con un flessibile ad acqua, aiutato dagli altri abitanti, taglia il muro della discordia con l’obbiettivo di venderlo al maggior offerente.

Dopo sette anni l’asta per quel pezzo di muro non è ancora conclusa, è stato trasferito in Scandinavia per più di centomila dollari e ora verrà portato oltreoceano.

Il film racconta la storia dello sguardo palestinese su un’arte di strada che nasce in Occidente e sui messaggi che la Street Art comunica sul muro che separa Israele dalla West Bank. È inoltre il racconto della nascita di un mercato illegale di opere di Street Art che vengono prelevate dalla strada senza il previo consenso degli artisti e affronta tematiche relative alla comparsa della speculazione nel mercato di tale arte,al diritto d’autore, al confronto tra culture differenti in un’ottica post-coloniale e al recupero di opere che richiedono un vero sforzo di ingegno e utilizzo di tecnologie all’avanguardia da parte di restauratori esperti nello stacco di affreschi rinascimentali.

Il film lascia il pubblico libero di decidere chi siano i buoni e i cattivi in questa storia che come sempre è tutta una questione di punti di vista, lasciando la possibilità a Walid di spiegare le sue ragioni, utilizzando come scelta stilistica l’alternarsi di riprese fatte in strada in diversi paesi e interviste ad esperti ( giornalisti, professori universitari, avvocato, galleristi) e a personaggi chiave del mercato parallelo della Street Art.