Lorenzo Marone

Oggi la nostra giornata comincia con una vera sferzata di energia che solo un autentico espresso napoletano può dare. Espresso che beviamo insieme a Lorenzo Marone, autore tra l’altro de “La tentazione di essere felici”, con cui ha vinto, pensate un po’, anche il  Premio Caffè corretto Città di Cave 2016, oltre al Premio Stresa di narrativa 2015 e al Premio “Scrivere per amore” 2015. Romanzo a cui, tra l’altro, è liberamente ispirato il film di Gianni Amelio “La tenerezza” con Renato Carpentieri, Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, uscito nelle sale proprio in questi giorni.

Altra novità di questi mesi per Lorenzo Marone è la pubblicazione con Feltrinelli del romanzo “Magari domani resto” già Premio Selezione Bancarella. E proprio di questo suo nuovo lavoro abbiamo parlato nella nostra piacevolissima chiacchierata in cui Lorenzo ci ha regalato alcuni “granelli” della sua Napoli dai mille colori.

Nel libro si parla di Napoli come di una città da cui scappare. Solitamente i piccoli paesi del sud sono luoghi da dove partire. Lo è anche una grande città?

“Napoli è una città difficile, per certi versi oscura. Non mi piace chi cerca di identificarla sempre e solo con il nero o con il bianco. È una città con mille problemi, ma che, al contempo, ti regala anche tanto. Chi va via, convive poi con l’appocundria. E poi per uno come me, che scrive, è un posto nel quale assolutamente restare.”

A proposito del titolo del tuo romanzo, completa la frase “Magari domani resto in Italia, perché…”

“Perché per fortuna è ancora un luogo dove si possono incontrare scorci del passato, perché è una terra fertile e viscerale sulla quale siamo cresciuti e dalla quale difficilmente riusciamo a scostarci. Ci sono tanti motivi per i quali andarsene, e molti lo fanno, ma ci sono anche tanti motivi per restare. Non voglio fare il solito elenco anche un po’ stucchevole delle cose belle del nostro Paese, anche perché non amo i campanilismi e mi sento più che altro cittadino del mondo, però allo stesso tempo credo molto nel concetto di radici, di casa alla quale tornare. “

Un cane chiamato Alleria! Pino Daniele c’entra qualcosa?

“Eccome! Il romanzo è pervaso dalla musica di Pino. Il dolore a Napoli è ancora troppo vivo.”

Sono i sentimenti profondi la zavorra che non consente a Luce di andar via…. Una scelta di vita è forse più importante di quella lavorativa?

“Le scelte esistenziali sono le più preziose e, spesso, il lavoro fa parte di queste scelte. L’importante è tendere sempre a essere ciò che siamo nella vita, e quindi fare scelte che ci permettano di condurre un’esistenza che sia davvero la nostra.”

Dopo due romanzi in cui la voce narrante è maschile come mai hai scelto una protagonista femminile per questo nuovo lavoro?

“Mi piace cambiare e provare a vestire i panni anche di persone distanti da me. Volevo un personaggio forte e coraggioso e la vita mi ha insegnato che il coraggio risiede più nelle donne.”

Progetti futuri? Qualche sogno nel cassetto da realizzare?

“Progetti ce ne sono sempre, per fortuna. Un nuovo romanzo certamente, continuare a scrivere, ovvio. Ho tante idee in testa. E poi ho mille cose che mi aspettano con mio figlio: leggergli le prime fiabe la sera nel letto, portarlo per la prima volta allo stadio, giocare a calcio con lui, disegnare insieme, insegnargli ad andare in bici. Hai voglia quanti progetti!”

E infine, come prendi il caffè?

“Ristretto (ma a Napoli non c’è bisogno di specificarlo) e in tazza rigorosamente bollente.”