La recensione de”Le badanti”, il film d’esordio del regista Marco Pollini dall’11 Giugno nelle sale cinematografiche italiane, visto in anteprima per voi.

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Arriverà l’11 giugno nelle sale cinematografiche italiane “Le badanti“, il film d’esordio del regista Marco Pollini, una coproduzione tra la veronese Ahora! Film e la società malese Sg Entertainment, sostenuto dalla Regione Veneto, presentato in anteprima alla Mostra internazionale d’Arte Cinematografica al Lido di Venezia nel 2014 e al Marchè Du Film del Festival di Cannes della scorsa edizione.

Molto impegnato dal punto di vista sociale, Pollini porta sul grande schermo, due temi molto delicati e attuali per il Bel Paese, ma poco battuti negli ambienti cinematografici: anziani e badanti.

Il film racconta le vicende di Lola (Samantha Castillo), Carmen (Nadiah M.Din) e Irina (Anna Jimskaya), tre donne extracomunitarie, che arrivano in Italia in cerca di un futuro migliore, non solo per loro ma anche per le persone care che hanno lasciato nei rispettivi paesi d’origine.

Lola, amante del canto e della danza, fa la “ballerina” nelle feste di personaggi ricchi e influenti della zona in cui vive, nella speranza che questo le possa offrire una vita migliore per sé e la sua figlioletta, ma le cose non vanno come aveva sperato e invece che serenità trova solo guai; Carmen, perso il lavoro dopo la morte dell’uomo che assisteva, deve trovarne uno nuovo per poter portare in Italia figlio e marito, così trovato l’annuncio di “Villa Bella” in una lettera lasciatale dal suo ex datore di lavoro, decide di andare a proporsi come badante; Irina, invece, lavapiatti nel ristorante del ex fidanzato violento, all’ennesimo sopruso decide di mollare tutto e ricominciare da capo.

È così che le strade delle tre donne si incroceranno alla Casa di Cura “Villa Bella”, dove si proporranno come badanti in cerca di un lavoro onesto e duraturo che possa garantirgli una maggior fortuna rispetto a quella avuta fino a quel momento. Purtroppo per loro la strada sarà ancora in salita, perché se la dovranno vedere con la diffidenza degli ospiti maschili della Casa di Cura, che, fraintendendo le intenzioni delle tre donne, capitanati da un agguerrito Pino Ammendola, cercheranno in tutti i modi di metterle in fuga.

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Come se non bastasse dovranno cercare di salvare il destino di “Villa Bella” e quello dei suoi anziani ospiti dalle grinfie del truffaldino direttore della struttura e della sua scaltra tirapiedi Patrizia (Minuta Gabura), anche lei extracomunitaria ma che a dispetto delle tre badanti, venendo in Italia ha avuto una miglior sorte.

Il film affronta tra risate e commozione due temi molto delicati e complessi: quello degli anziani, spesso dimenticati ed abbandonati da parenti e affini, che troppo presi dal tran tran della quotidianità, li ritengono ormai arrivati al “capolinea” quando invece, se coinvolti nella maniera giusta, avrebbero ancora molto da dare e il tema della donna, sottolineandone forza e intraprendenza, con cui ogni giorno combatte per difendere il posto che le spetta di diritto nella società.

Buoni e originali gli spunti che si ritrovano nel film, anche se alcune volte poco sviluppati; nel complesso la pellicola scorre via leggera, nonostante la complessità degli argomenti trattati, lasciando trasparire sintonia e armonia tra gli attori componenti il cast.

Bella la fotografia che offre della provincia veronese e le musiche che fanno da colonna sonora al film, che portano tra l’altro la firma del Maestro Franco Bignotto, morto due mesi dopo la fine delle riprese e a cui il film è dedicato e di Federico Poggipollini, oltre a contenere un pezzo inedito della Blues Company Verona, band di 14 elementi che compare anche nel film.

Sicuramente un film che offrirà tanti spunti di riflessione e approfondimento agli spettatori che lo andranno a vedere.