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Oggi il nostro caffè è letterario, perché lo beviamo insieme alla scrittrice Iolanda Pomposelli, che ci parla del suo progetto innovativo legato al “product placement” nell’editoria, del suo libro “D’altronde sono uomini!”, dei suoi sogni e dei progetti futuri. Donandoci tra le righe un messaggio chiaro e forte: indipendentemente da ciò che stai facendo non smettere mai di rincorrere i tuoi sogni!

Da agente di viaggi a scrittrice: come mai hai deciso di cimentarti in questo ruolo?

“Scrivo fin da quando ero bambina. Ricordo che a scuola scrivevo in media un racconto a settimana e il sabato li leggevo in classe, con grande piacere di compagni e insegnanti. Tutto questo, però, è rimasto finora chiuso in un cassetto.

Dare sfogo a questa mia passione è, probabilmente, un dovere sia verso me stessa sia verso tutti quelli che in questi anni mi hanno sempre incoraggiata a lasciare ai posteri le mie “simpatiche battute”, visto che ciò che scrivevo era sempre piuttosto divertente.

Devo dire che non ho mai considerato seriamente la possibilità di pubblicare un mio manoscritto fino al 2008, quando un episodio non felice di salute, mi ha costretta in casa per due lunghi mesi. Questo, sommato alla voglia di dare una sorta di riscatto alla mia vita, mi ha fatto decidere di scrivere il mio primo vero romanzo: “D’altronde sono uomini!”, realizzato effettivamente in soli tre mesi.

Il libro è subito piaciuto a tutti quelli a cui l’ho fatto leggere, ma non l’ho pubblicato subito, perché avevo in mente progetti più grandi per lui. Avendolo scritto utilizzando la tecnica del “product placement”, molto in voga in America, ma praticamente sconosciuta nel vecchio continente, dovevo cercare uno stilista e un designer di scarpe, disposti a farmi utilizzare il loro marchio nel mio romanzo. Perché non si può di fatto parlare liberamente di un prodotto di marca in un libro, senza avere la liberatoria dal brand stesso.

L’impresa si è rivelata più complessa del previsto, tanto che ho impiegato quasi cinque anni a trovare qualcuno che credesse nel mio progetto, anche grazie all’intervento della casa editrice che mi ha dato una mano nel contattare i vari brand.

Alla fine, Pura Lopez, come marchio internazionale di scarpe e Giada Curti Haute Couture per l’abbigliamento, hanno fatto parte di questo primo tentativo europeo di portare il “product placement” nell’editoria, consentendomi di citare i loro brand nel mio romanzo.

Ci spieghi in parole povere che cos’è il “product placement”?

“Letteralmente significa “piazzamento del prodotto”, ovvero è lo strumento attraverso il quale si pianifica e si posiziona un marchio nelle scene di un prodotto cinematografico o televisivo.

Una tecnica molto usata in America (basta pensare al famosissimo “Sex and the City”), che in Italia è stata regolamentata solo nel 2004 dal Decreto n.235 del ministro Urbani, ma per la cinematografia e la televisione, non per l’editoria. Quindi ufficialmente, sono stata la prima ad usare questa tecnica in Italia e in Europa nell’ambito della scrittura. E questa è la vera novità del mio libro!

Tant’è che sono stata invita dalla Regione Lazio a tenere una lezione su questa nuova modalità di comunicazione al corso per “Tecnico della promozione di eventi, prodotti e servizi culturali: metodi efficaci, nuovi modelli non convenzionali e strategie 2.0” della Com2 Giffoni Academy, per la quale ho dovuto approfondire l’argomento, scoprendo così che in America, vengono addirittura assegnati i “Product Placement Awards”, premi dati da Brandchannel per i migliori product placement nei film. Magari tra vent’anni arriveremo anche noi italiani a farlo! (Ride)

Effettivamente devi essere veramente bravo per integrare perfettamente il prodotto nella storia (film o romanzo che sia) evidenziandone le caratteristiche uniche e rendendolo insostituibile, proprio come succede nella vita reale! E proprio per questo, quando finalmente abbiamo trovato Pura Lopez e Giada Curti, ho riadattato molti episodi su questi due brand.

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Quanto c’è di autobiografico in “D’altronde sono uomini!” ?

“Di autobiografico c’è solo la parte iniziale della malattia, che tra l’altro ho ristretto al massimo per cercare di non essere noiosa, perché volevo che fosse un libro divertente. Sebbene tutti quelli che lo hanno letto mi chiamano o mi scrivono per dirmi che si sono commossi leggendo proprio la prima parte.

Per quanto riguarda il resto del libro invece è assolutamente un esercizio di fantasia, in cui ho voluto creare dei personaggi che rappresentassero quattro tipologie di donne, con quattro diverse storie fallimentari che sono quelle più frequenti ai giorni nostri. Credo di aver centrato l’obiettivo, perché dai commenti che ricevo vedo che le persone ci si riconoscono al punto che più di qualcuna mi ha chiamato o scritto per ringraziarmi, perché capiscono di non essere loro ad essere sbagliate!

Cos’è l’amore secondo te?

“Dovrei trovarlo per poterti rispondere! (ride) Scherzi a parte credo che sia la cosa più bella che una persona possa trovare e credo davvero che sia ciò che realmente muova il mondo, non la politica o le guerre!”

Pensi che sia più importante trovare il vero amore oppure un’amicizia sincera e leale?

“Forse un’amicizia sincera e leale, perché, anche se credo nel vero amore, credo anche che abbia un termine. Fa parte della natura stessa della vita che le cose un po’ finiscono, anche le grandi passioni. È stato provato anche da studi psicologici che la passione non può avere dei picchi alti per sempre.

Quindi, ahimè, anche se è una cosa meravigliosa, l’amore può finire, mentre un’amicizia vera può durare tutta la vita e quando tutto finisce, quando pensi di aver perso tutto, dal lavoro all’amore, quello a cui ti aggrappi è sempre l’amico, proprio come accade nel mio libro “D’altronde sono uomini!”.

Quale consiglio daresti ad una tua amica impelagata in un rapporto d’amore “malato”?

“Di consigli ne puoi dare quanti ne vuoi, tanto non li ascoltano! (ride) Forse direi di continuare ad amare, perché se una persona la senti, la desideri non puoi cancellare un sentimento così forte con un semplice colpo di spugna, ma con la consapevolezza che prima o poi finirà. Sarebbe meglio che finisse subito, ma purtroppo non è così e la forza la deve trovare la diretta interessata dentro di sé, non gliela puoi infondere tu!”

Sogni nel cassetto?

“A parte riuscire a terminare il seguito di questo libro, vorrei tanto che diventasse una sit-com, anche perché l’ho strutturato esattamente perché lo fosse, pensando ogni capitolo come una puntata.

Un altro sogno sarebbe quello di replicare in tutta Italia il format che ho ideato per la presentazione del mio libro, ovvero un evento combinato per lanciare stilisti emergenti e scrittori emergenti. Sarebbe un modo per unire la scrittura alla moda, dando così spazio a chi ha voglia di fare, di emergere, giovani e meno giovani. Portando in passerella non super modelle, ma donne reali, in tutte le loro sfaccettature: da quella più magra a quella più formosa, dalle più giovani a quelle più mature.”

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Iolanda Pomposelli con la stilista Michela Moschen e le modelle dell’evento Book e Fashion Party: Donne che meritano il successo!

Progetti futuri?

“Sicuramente il seguito del libro. Sto lavorando per Fashion News Magazine, che da Settembre diventerà una app, progetto che coordinerò con Barbara Molinario, direttrice della rivista, rivestendo un po’ il ruolo di capo-redattrice. Questa è una cosa che mi piace molto anche se purtroppo non posso dedicarmici come vorrei, con il mio lavoro di agente di viaggi.
Infine continuerò a curare la mia rubrica “D’altronde sono uomini!” su Fashion News Magazine.”

Come prendi il caffè?

“Rigorosamente dolcissimo e macchiato, perché deve essere molto lungo visto che ci fumo quattro sigarette (ride) e uno ristretto mi darebbe il tempo a malapena per una!”