Intervista a Fiorella VairNonostante il periodo complicato dovuto alla pandemia di Covid-19, la creatività e l’arte nel nostro Paese non si sono arrestate, trovando, anzi, nuovi stimoli grazie alla caparbietà e alla grinta della nuova generazione di artisti che non si sono arresi alle inaspettate difficoltà. Uno di questi artisti è Fiorella Vair, giovane promessa della fotografia italiana, molto apprezzata dall’indimenticato Giovanni Gastel, che abbiamo avuto il piacere di intervistare e che ci ha reso partecipi dei suoi nuovi progetti.

Classe ’88, Fiorella Vair, vive e risiede in Val di Susa, in Piemonte. La fotografia fa da sempre parte della sua vita, grazie al padre che le regala la sua prima macchina fotografica e che la incoraggia nel perseguire la sua passione.

A diciassette anni partecipa per gioco a un concorso della F.I.A.F., qualificandosi. A diciotto inizia a utilizzare Photoshop, che perfezionerà in seguito grazie alla sua musa ispiratrice Brook Shaden.

La perdita del padre due anni dopo, la allontana momentaneamente dal mondo della fotografia, al quale tornerà successivamente per non abbandonarlo più.

Nel 2016 vince il concorso Nikon Talent Best Young Italia e le sue opere vengono esposte alla Parigi Image Nation, nel 2020 partecipa al Milano Photofestival.

Attualmente la Galleria Art Open Space le dedica una mostra on line, visitabile al sito www.artopenspace.it

La fotografia di Fiorella Vair scava nella profondità dell’anima dell’artista, donando all’osservatore una visione veritiera e cristallina che rispecchia appieno la sensibilità della fotografa.

Ne sono prova i suoi particolarissimi progetti artistici, tra i quali ricordiamo:

Lucid Dream Project, un vero e proprio sogno a occhi aperti (sogno lucido) dove la realtà viene trasformata per creare il mondo proprio dell’artista, dove si possa sentire libera di essere se stessa. Un ossimoro che rappresenta la ricerca di amore e delicatezza in un mondo reale troppo crudo e violento.

Red Dress Project, racconta la femminilità, rappresentata attraverso l’immagine di una donna volitiva, testarda, indomita, e una gonna di un fiammeggiante color rosso, simbolo di un cuore intrepido e della continua lotta per la vita.

L’ultimo progetto di Fiorella Vair, ha preso le mosse dal difficile periodo dell’ultimo lockdown.

Lockdown Project, infatti è la risposta che l’artista ha utilizzato per riuscire a superare la separazione dai propri affetti e la mancanza di libertà dovuti alla zona rossa decretata in Piemonte. Il soggetto di questo progetto è la fotografa stessa, la quale con il trascorrere dei giorni e delle immagini scattate prende sempre più consapevolezza di sé e arriva a conoscersi nel profondo.

Intervista a Fiorella Vair

Sentiamo ora le sue parole.

Come nasce l’idea che sta alla base delle sue fotografie? Da cosa in particolare trae l’ispirazione?

“Le mie fotografie nascono dai miei sogni, dalle mie letture, dalla musica che ascolto e suono, dai film che vedo. Tutto per me è ispirazione”.

È molto lungo il lavoro di post produzione a cui sottopone le immagini, per arrivare poi al risultato finale?

“All’inizio era un processo interminabile, giornate intere passate a editare, ora il tutto è veloce e scorrevole, in poche ore la foto è pronta”.

Intervista a Fiorella Vair

Come si svolge il processo creativo? Parte da un disegno preliminare o la fotografia che vuole creare è già chiara nella sua mente?

“Dipende. Tutto nasce, in primis, dalla musica. Accendo lo stereo, chiudo gli occhi e vedo le immagini. La musica mi porta in un posto magico tutto mio. È come sognare. Così prendo carta e penna e creo la bozza, lo scheletro di quella che sarà la foto finale”.

Le idee arrivano in un momento specifico della giornata? Quando passi alla realizzazione?

“Generalmente per realizzarle attendo la luce giusta, al crepuscolo o al tramonto, dalle sei di sera fino a quando fa buio”.

Il periodo complicato della pandemia ha modificato in modo determinante il suo lavoro? In che modo?

“In realtà lo ha riattivato, ero a un punto morto. Mi avevano messo in testa che dovevo fare, in fotografia, ciò che non mi piace facendomi arrivare al punto di non voler più scattare. Ho deciso, così, di riprendere da dove avevo lasciato, dagli autoscatti. È stato come tornare a casa, in un posto bello che sento mio. Ero e sono felice, e le foto lo dimostrano”.

Intervista a Fiorella Vair

Ci può parlare di questo nuovo progetto chiamato Lockdown Project?

“Come ho detto, il lockdown è stato per me un punto di svolta. Potevo scegliere se lasciarmi andare o fare qualcosa di costruttivo, ho optato per la seconda scelta. Lockdown Project è una ricerca personale, dettata dall’urgenza di creare qualcosa che fosse mio. Sono autoscatti, una ricerca sul come mi sento in questo periodo, su come lo sto vivendo. È un urlo che esce direttamente dalla mia anima. Mi sono imposta tempistiche abbastanza pesanti, una foto al giorno, un modo per darmi un obbiettivo, una scadenza”.

Seguiranno, a breve, altri progetti? Ci può anticipare qualcosa?

“Continuerò a lavorare in autoscatto anche finito il lockdown, la ricerca di chi sono, è appena iniziata. C’è un mondo intero da scoprire e lo voglio percorrere tutto”.

Fiorella Vair è una fotografa eccezionale e una persona con una profondità d’animo non comuni. Se come me siete stati conquistati dal suo immaginifico universo, seguite i suoi nuovi progetti e ammirate le sue fotografie sul sito internet www.fiorellavair.it  e sulla sua pagina Instagram https://www.instagram.com/fiorellavair/ sono certa che rimarrete affascinati.