In Dubious Battle, trama, trailer e recensione in anteprima del nuovo film di James Franco, in arrivo il 7 settembre nei cinema italiani distribuito da AMBI Pictures

In Dubious BattleDopo aver assistito a uno sciopero di operai il pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo annota sul suo diario «La questione sociale s’impone; molti si son dedicati ad essa e studiano alacremente per risolverla. Anche l’arte non dev’essere estranea a questo movimento verso una meta che è ancora un’incognita ma che pure si intuisce dover essere migliore a petto delle condizioni presenti». Poco dopo questa dichiarazione dipinge la sua più famosa opera: Il quarto stato. Il quadro mi ha sempre colpito per come riesce a trasmettere, a chi lo guarda, la battaglia sociale in tutta la sua essenza, la sua forza e il suo significato. Circa un anno dopo il completamento di quest’opera storica, nella cittadina rurale di Salinas in California, sconosciuta ai più, a me in particolare, nasce John Steinbeck. Figlio del tesoriere della contea di Monterey e di un’insegnante John dopo poco prima di ricevere premio Pulizer con il libro Furore nel 1936 scrive un libro, che rientra nel libri preferiti dell’ex presidente della Casa Bianca Barack Obama e da cui è stato tratto l’omonimo film, che ho visto in anteprima per voi e che arriverà il 7 settembre nei cinema italiani: In Dubious Battle.

Il film, distribuito dalla AMBI Pictures, vede dietro la macchina da presa, niente meno che il cattivo numero uno di Spider-man, il goblin di Sam Ramini: James Franco. Proprio lui, che oltre a dirigere il cast, veste i panni di Mac McLeod, navigato attivista di partito che guida il giovane protagonista Jim Nolan (Nat Wolff) alla testa di uno sciopero dei raccoglitori di mele. Gli anni sono quelli della Grande Depressione, i soldi sono pochi e chi li ha se li vuole tenere stretti, a discapito dei lavoratori. Come London che con la moglie e la nuora incinta spende tutti i suoi risparmi per andare in California a lavorare e vedersi dimezzare lo stipendio promesso.

Ad un certo punto però la sua strada incrocia quella di Jim e Mac, che nel frattempo hanno deciso di fingersi raccoglitori di mele per creare scompiglio e portare gli altri lavoratori a scioperare. Scioperare allora era diverso da scioperare oggi, voleva dire rischiare di lasciarci la pelle. Se ti andava bene. In questo caso il dramma che segue l’inizio dello sciopero colpisce indistintamente tutti i partecipanti creandogli una moltitudine di dubbi sulla loro vita, le loro battaglie, i loro valori personali e morali, o almeno avrebbe dovuto. Ho scritto almeno dovrebbe dovuto perché da spettatore mi aspettavo questo. Forse perché non ho letto il libro e ho pensato che John Steinbeck di questo voleva parlare nella sua opera. Ovvero della storia di persone che soffrono profondamente per una giusta battaglia, condotta a volte in modo errato, a volte rischiando di perdere tutto quello che avevano, combattendo battaglie personali interne ed esterne.

Ma ahimè tutto questo nel film non si trova. Il pathos e il messaggio sono un po’ latitanti, nonostante un cast spettacolare che vede al fianco di Franco attori del calibro di Vincent D’Onofrio e Zach Braff, che di esperienza e bravura ne hanno da vendere. Un’unica ombra sul cast, a mio parere naturalmente, l’interpretazione di Selena Gomez, nel ruolo di Lisa London. Una giovane ragazza madre, che abbandonata dal padre del suo bambino intraprende una difficile relazione fatta di luci ed ombre con Jim Nolan, per la crescita del quale avrebbe dovuto rappresentare un punto di riferimento.

Bravura degli attori a parte, non potendomi porre a giudice delle capacità tecniche, il film ha un andamento senza scossoni, né colpi di scena, tanto da non riuscire a trascinare lo spettatore né ad emozionarlo. Anche nei cosiddetti “punti di rottura”, l’animo dello spettatore non viene smosso, probabilmente perché i succitati momenti non vengono preceduti da un’adeguata crescita di intensità del film. Il risultato purtroppo è una pellicola che in due ore riesce a raccontare infinitamente meno sui drammi degli scioperanti e della battaglia sociale di quanto si possa estrapolare in pochi secondi di osservazione del quadro di Giuseppe Pellizza da Volpedo precedentemente citato.

Unica nota positiva, per me naturalmente, è che durante la proiezione il ricordo del famoso quadro mi ha fatto tornare alla mente, con nostalgia, le dolci ore di sonno con la testa poggiata sui banchi durate le lezioni storia dell’arte al liceo. In Dubious Notte.

Niccolò Cometto