Il Santo e il suo nuovo album Magarìa. Un’esperienza intima e personale grazie ad una voce calda ed elegante, sfrontata e diretta, glamour e italiana.

Cover Magarìa il santoIl Santo, al secolo Roberto Santoro, è il nostro ospite di oggi della rubrica Note e Parole. Cantautore calabrese di origine, milanese d’adozione con un bagaglio di ventennale esperienza live nazionale ed internazionale, ha pubblicato qualche mese fa il suo quarto album, dal titolo Magarìa, che abbiamo ascoltato e recensito per voi.

Santoro gira intorno alle sue origini calabresi e alla storia musicale italiana, partendo proprio dal popolare, per ripercorrere lo stile nostrano, fatto di neorealismo e dialetto, di storie di solitudine o d’amore e di musica, cogliendo qua e là la grazia dei nostri più caldi e intimi cantautori: Modugno e Tenco, De Andrè forse più di tutti e la sua capacità di cantare in lingue regionali e di attingere alla tradizione popolare, appunto. Ritmi incalzanti e suoni più elettronici collocano il tutto però in una chiave moderna e contemporanea.

Da Magarìa, che dipinge attorno a noi una festa paesana, l’album si sposta spesso con eleganza a pezzi quasi da pianobar di un tempo, ma di un pianista fascinoso e intrigante, come nel duetto con la Ferradini, Melò, che nulla a da invidiare alle moderne ballate per lui e lei. Un Paolo Conte si affaccia in Complimenti e la melodia classica di Edipo a Milano confermano la ricerca, la voglia di non fermarsi a guardare ciò che è stato, riscoprendo sì la tradizione ma azzardando accostamenti anacronistici, come nella ricca e godibilissima La Storia di Vanni.

https://www.youtube.com/watch?%20v=goZBe3DG8KM&feature=youtu.be

Magarìa quindi, magia e incantesimi, ma forse ancor di più pozioni di sensi, dove si sperimentano bassi incalzanti e cori leggeri, melodie nuove e parole ricercate.

Si accosta facilmente lo stile ai grandi che sono stati, alla tradizione folk italiana, ma altrettanto facilmente si riconosce una originale e spregiudicata ispirazione, un’alchimista dalla voce accattivante. Il made in Italy che ruggisce ancora.

A questo punto abbiamo anche approfittato per conoscere qualcosa di più sul nostro ospite e soprattutto su come scrive le sue canzoni.

Qual è il confine tra magia e follia?

Immaginando un confine, penserei alla magia come alla guarigione da una crisi, di cui la follia è sintomo

Nel mondo di oggi trovi piccole oasi di Magarìa? E dove?

La magarìa segue un ordine, anche se misterioso. È prima di tutto capacità ermeneutica: l’intenzione  che scardina  meccanicismo e  logiche mercantili dominanti, dando una lettura sempre nuova e autentica della vita. Costruisce senso, in un mondo già nichilista. La scontiamo nella nostalgia e nel desiderio. Nel tempo che viene e passa. Nella musica, che misura il tempo all’infinito. Nelle parole che restituiscono ai corpi le vibrazioni dei pensieri. La magarìa la celebriamo ogni volta che siamo in grado di stupirci e comprendiamo di essere vivi.

il santo retro cdTi senti più cantautore alla De André, Modugno o un libero interprete della canzone italiana?

De André è stato un grande intellettuale della canzone, riuscendo a coniugare ricerca e tradizione, letteratura e musica. Domenico Modugno, un innovatore ed un grandissimo istrione. Un artista con tutti i crismi. Sono due modelli altissimi, nella loro statura poetica. Dai quali mi è impossibile prescindere, perseguendo la mia strada.

Come nasce musicalmente una canzone come La storia di Vanni?

Ha avuto un lunghissimo travaglio. La scrissi quasi vent’anni fa, ai tempi dell’università. Durante un pomeriggio di studio in un parco, incontrai un disagiato, portatore di una fantasiosa follia. Unendo l’esperienza alla visione, nacquero testo e melodia. In seguito non fui mai contento delle varie versioni. Per questo disco ho trovato la giusta orchestrazione.

Ami leggere, e se, si qual è il tuo libro preferito?

Molto. Tanti. Troppi. Il primo che scorgo guardando dal mio scrittoio verso destra è “Tropico del Cancro” di Henry Miller.

Come scrivi una canzone?

Parto sempre dalla musica. Dalla chitarra. Metto a fuoco una melodia con ritmo e armonia. Poi cerco le parole, partendo da uno spunto, un’esperienza che poi leggo alla luce di un’idea, una visione, analogie e simboli. O viceversa, scendendo lungo le strade dei ricordi o esplorando i cieli dei desideri.

By Cinzia Carcione e Roberto Teofani

Il santo note e parole