Gianluca Pacella nella sua recensione in anteprima ci porta alla scoperta del docufilm Hitler contro Picasso e gli altri, regia di Claudio Poli con la partecipazione di Toni Servillo, nelle sale italiane solo il 13 e 14 marzo

Hitler contro Picasso e gli altriUn vero e proprio focus  su una delle ossessioni naziste ai più poco conosciute: l’odio di Hitler e della sua dittatura per quella che fu definita come l’arte degenerata, ovvero per tutto quello appartenente alle  correnti moderniste non in linea con l’idea di bellezza propagandata dal nazismo. A descrivere la politica culturale del nazismo è il docufilm Hitler contro Picasso e gli altri in programmazione nelle sale cinematografiche italiane il 13 e il 14 marzo e successivamente in visione nelle prossime settimane in altri 50 Paesi del mondo.

La pellicola, realizzata sotto la regia di Claudio Poli con la partecipazione di Toni Servillo, attore protagonista nel film La grande bellezza di Paolo Sorrentino (Oscar 2014 come  miglior film straniero), narra la strategia tedesca per eliminare le “opere degenerate” attuando in tutta Europa un sistematico saccheggio di arte antica e moderna. Il bando dell’arte cosmopolita e bolscevica pensato dal Führer e da Hermann Wilhelm Göring, maresciallo del Reich e vice di Adolf Hitler, prende vita – si spiega nel documentario – nel ’37 quando venne allestita a Monaco un’esposizione pubblica per marchiare  a fuoco l’arte cosiddetta degenerata confrontandola con unna mostra poco distante sulla pura arte ariana, la Grande Esposizione di Arte Germanica, di cui Hitler si occupò personalmente e che rappresentò l’inizio di quella grande ossessione per l’arte classica che avrebbe portato Hitler e Göring a contendersi i patrimoni artistici dei Paesi occupati.

Si calcola che le opere sequestrate nei musei tedeschi siano state oltre 16.000 e oltre 5 milioni in tutta Europa. Tra gli artisti all’indice Max Beckmann, Paul Klee, Oskar Kokoschka, Otto Dix, Marc Chagall, El Lissitzky. La mostra fu portata in tour come esempio in 12 città tra Austria e Germania e la visitarono circa 2 milioni di persone. Parallelamente – spiega Toni Servillo nel documentario – iniziò nello stesso periodo la razzia di opere classiche e antiche sempre su indicazione di Hitler e Göering, capolavori che avrebbero dovuto occupare gli spazi di quello che il Führer immaginava il Louvre di Linz, progetto architettonico rimasto solo su carta.  Anche Göering, compulsivo collezionista, compilò una lista di opere che avrebbero dovuto comparire nella sua proprietà non lontano da Berlino, a Carinhall.

Tutti i capolavori dell’arte degenerata invece vennero venduti alle aste e i proventi finirono nelle casse statali, per poi essere utilizzati per l’acquisto dell’arte preferita dal regime. La strategia fu applicata – racconta ancora Servillo – con sequestri nei musei dei territori occupati e nelle case dei collezionisti soprattutto ebrei ma i saccheggi continuarono fino alla fine della guerra con la sottrazione dei patrimoni artistici dei Paesi attraversati dalle truppe tedesche.

L’intero documentario  prende il via da quattro grandi mostre che a distanza di 80 anni, nel 2017, fanno il punto su cosa ne è oggi di quel tesoro trafugato dai nazisti e su molti dei protagonisti di quegli anni introducendo una serie di spunti e riflessioni storiche sull’uomo che creò il termine “arte degenerata”, Max Nordau, sociologo ebreo sionista che nel 1892 scrisse il libro Degenerazione e su una serie di documenti classificati negli archivi nazionali americani che ricostruiscono gli ordini e la rete di appropriazione del patrimonio artistico dei Paesi conquistati. Viene inoltre ricordata la nascita della task force Err comandata da Alfred Rosenberg e le collaborazioni di storici e mercanti d’arte vicini al regime nazista (Walter Hofer, Robert Scholz). Non mancano le sottolineature sulle razzie, i sequestri, gli acquisti a prezzi stracciati tramite mercanti vicini al regime delle opere dell’arte moderna che servirono anche a creare fondi per gli acquisti di opere d’arte antica.

Gianluca Pacella