Googa band recensione Oblò EPAh la domenica mattina, quel magico momento in cui si può stare a casa sedersi sul divano con un libro in mano o delle cuffiette e ignorare il resto del mondo, senza pensare che il giorno seguente è lunedì. E questa domenica mattina nelle mie cuffiette viaggia in loop un EP di cui vi parlerò. Uscito allo scoccare della mezzanotte questo EP, composto da quattro piccole perle, si chiama Oblò e a suonare nelle vostre orecchie quando lo ascolterete, perché lo ascolterete (mi raccomando!), sono i Googa.

LA BAND

“Googa è un motore di ricerca esistenziale” questo è come scherzosamente Francesco Siaraco, frontman del gruppo, rispondeva alla richiesta del significato del nome della band, poco prima che il sottoscritto seduto al tavolino di un pub romano fosse fulminato dal talento di questo gruppo come Mick Jagger con Steve Ray Vaughan. Purtroppo per i Googa io non sono Mick Jagger, ma la ricerca esistenziale e musicale sono, a mio modesto parere, quello che più colpisce del gruppo. La formazione è compatta come la musica che suonano. A dare man forte a Francesco con voce tastiere e testi è Eugenio di Corinto, alla chitarra Alessandro Marroni, al basso Luca Brignone e a “tenere in piedi la baracca” alla batteria c’è Francesco Marroni, fratello di Alessandro.

LE TRACCE DELL’EP DEI GOOGA

L’album ci mostra il mondo visto da un oblò con gli occhi di questi ragazzi di Nettuno. “Un mondo cane senza più amici pieno di plastica e di Lunedì” così lo descrivono in “Occhi di cane” brano di apertura di EP e singolo. Il brano lascia un gusto agrodolce, sensazione predominante nell’ascolto dell’album. La precisione musicale con melodie ben ritmate che restano in testa accompagnano testi esistenziali e profondi che affrontano, come nel caso di questo brano, temi complessi come quello della vita di tutti i giorni, l’affrontare le sfide quotidiane e l’amore.

Il secondo pezzo “Sapone” è forse il pezzo più sperimentale del gruppo che crea atmosfere oniriche per affrontare un tema come quello della sfortuna che visto dal loro Oblò è molto meno banale di quanto normalmente viene considerato dalla società moderna. “Sapone” è molto importante per capire questo gruppo perché abbina più di ogni altro pezzo dell’album la voglia di dire qualcosa che abbia un valore al voler creare qualcosa di musicalmente valido. Non banale, visto quello che la scena Indie ci ha, ultimamente, abituati. Il brano lascia spazio alla bravura dei musicisti e alla loro forte capacità espressiva che secondo me è essenziale per poter dare forza al messaggio che si vuole inviare a chi ascolta.

Al terzo posto, solo di ordinamento, abbiamo il secondo singolo “Una faccia come la mia”, personalmente il mio pezzo preferito. “Stretti tra il letto ed un pensiero già chiaro non arriverò mai in orario” queste parole racchiudono molto di quello di cui parla il brano, vita non idealizzata, vita di tutti i giorni da affrontare con la propria faccia.

A chiudere l’album abbiamo “Ikea”, “un pezzo contro il capitalismo” come lo definiscono i Googa. “Ikea” è stato il pezzo per cui mi ci sono voluti più ascolti prima di apprezzarlo a causa della sua non banalità. Qualità per cui fin da subito ho apprezzato il gruppo. Dietro alla musica di cui ho già elogiato i pregi, i Googa non si accontentano di scrivere testi che funzionano ed entrano in testa ma come in “Ikea” cercano sempre di fare un discorso di senso compiuto che a volte richiede a chi ascolta di ascoltare. Sembra una banalità ma spesso chi ascolta musica la sente e non l’ascolta quindi si accontenta di brani semplici, immediati che tuttavia finiscono dove sono iniziati, nel cervello, ma io penso che la musica debba arrivare al cuore e dal cervello al cuore a volte servono più ascolti, perché il cuore che porta la vita, a meno che tu non sia un automa.

Googa segnateveli. Ascoltateli. Godeteveli. Al primo ascolto arrivano al sangue con i loro ritmi. Al secondo ascolto forse apri l’orecchio al loro parlare ma al terzo sei finito, non te li levi più dalla testa!