Trama, trailer e recensione de Gli Uomini d’Oro, il film diretto da Vincenzo Alfieri, tratto da un noto fatto di cronaca accaduto a Torino nel 1996. Prodotto da Italian International Film con Rai Cinema, il film è nelle sale dal 7 novembre, distribuito da 01 Distribution

gli uomini d'oro recensioneGli uomini d’oro, è il nuovo film di Vincenzo Alfieri, che per la sua opera seconda ha deciso di cimentarsi con le tinte scure del crime. Ad ispirarlo un articolo del giornalista Meo Ponte sulla rapina messa a segno nel 1996 da alcuni dipendenti della sede centrale delle Poste di Torino ai danni della stessa azienda. In particolare Alfieri fu colpito dal commento di Ponte sull’accaduto: “Se facessero un film tratto da questa vicenda, la pellicola comincerebbe come I soliti ignoti di Mario Monicelli e finirebbe come Le iene di Quentin Tarantino”.

SINOSSI DE GLI UOMINI D’ORO

Il film è ambientato nella Torino del 1996, dove troviamo Luigi (Giampaolo Morelli), impiegato postale con la passione per il lusso e le belle donne, che stanco della solita routine sogna di andare in pensione e godersela in Costa Rica. Sogno per cui è pronto a tutto, anche a diventare un criminale rubando i soldi dal furgone portavalori, che guida tutti i giorni in giro per le filiali delle Poste sparse per Torino. Ma per attuare il piano ha bisogno di mettere insieme una vera e propria banda. Così coinvolge nell’operazione il suo migliore amico Luciano (Giuseppe Ragone), quarantenne insoddisfatto, nonché postino in pensione, e il suo collega Alvise (Fabio De Luigi), impiegato insospettabile, che ogni giorno fa con lui il giro delle filiali per il ritiro dei valori da portare alla sede centrale delle Poste. Infatti quest’ultimo sembra incarna l’uomo medio: una moglie, Bruna (Susy Laude), una figlia a cui è legatissimo e una vita assolutamente piatta. A loro tre si aggiungono, a complicare la situazione, altri personaggi estranei al mondo delle poste ma avvezzi al mondo criminale. Boutique (Gian Marco Tognazzi), couturier che maschera dietro l’attività sartoriale la doppia vita da usuraio, e il Lupo (Edoardo Leo), ex pugile di poche parole, manovrato dalla sua seducente compagna Gina (Mariel Gariga).

Sei personaggi estremamente diversi tra loro, accomunati dalla stessa fame di denaro, che finirà per fargli scappare di mano la situazione trascinandoli in una pericolosa spirale di criminalità.

RECENSIONE

Fulcro de Gli uomini d’oro non è tanto la rapina in sé per sé, ma le motivazioni e i sentimenti di chi si appresta a farla. Infatti il regista divide la prima parte della pellicola in tre capitoli, in cui ci racconta i tre diversi punti di vista degli autori del crimine: quello di Luigi, di Alvise e del Lupo. Tre uomini estremamente diversi, con motivazioni, stili e approccio alla vita completamente diversi. Che Alfieri ci racconta con uno stile omogeneo e uniforme, facendoli diventare la solida impalcatura su cui si regge il resto dell’azione narrativa. Ad enfatizzare il pathos della vicenda, oltre all’impeccabile performace dei protagonisti, la colonna sonora di Francesco Cerasi che, come un cuore pulsante, scandisce il ritmo della narrazione senza mai sovrastarla, ma contribuendo a connotarne carattere e collocazione temporale.

Come avrete capito, nonostante nel cast ci siano attori maggiormente noti per ruoli da commedia (vedi Morelli e De Luigi), Gli uomini d’Oro è un noir metropolitano che si dipana su diversi piani narrativi, che il giovane Alfieri con grande maestria è riuscito efficacemente ad omogenizzare in fase di montaggio, rendendo il film appassionante. Il resto lo fa proprio il cast, Fabio De Luigi in primis, che ci ha piacevolmente sorpreso con una profonda e drammatica interpretazione, in cui ritroviamo perfettamente le frustrazioni che a volte attanagliano l’italiano medio nei tempi di crisi.

Assolutamente consigliato!