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Il nostro consueto caffè lo sorseggiamo con Gianmarco Tognazzi, che ci rapisce tra ricette, ricordi di famiglia e la cara “Tognazza Amata”. Un luogo dove tutti vorremmo rifugiarci, abbandonando il grigiore e i ritmi frenetici delle grandi città. Naturalmente non potevamo non chiedere qualcosa del grande Ugo Tognazzi, e abbiamo avuto l’onore di ricordarlo proprio attraverso gli occhi del suo erede.

Il ricordo più bello in cucina con tuo padre?

“Sono frammenti di tante preparazioni di tante serate, perché c’erano cene continue, quattro o cinque a settimana e il pensiero fisso di mio padre era cosa preparare per quella cena e quegli ospiti e poi era il pretesto, stando attorno ad una tavola, per parlare di lavoro: il film da fare, del film che era uscito, delle aspettative intorno al film.

Quindi non c’è un ricordo in particolare, ma tanti piccoli frammenti di tante serate e di tante continue sensazioni che mi hanno fatto amare sempre di più questo mestiere, proprio stando attorno ad una tavola.”

Cosa significa per te la “Tognazza Amata”?

“Significa innanzitutto in questo momento la mia priorità, visto che da ormai quattro anni sono tornato a vivere là, dove è nato tutto e dove mio padre aveva già impostato tutto alla fine degli anni sessanta. La “Tognazza Amata” è un’etichetta che aveva disegnato mio padre, un’azienda agricola che aveva messo in piedi lui per organizzare quelle cene di cui parlavamo pocanzi e io non ho fatto altro che riprendere in mano questa cosa, seguire la sua filosofia e ripristinare ciò che lui aveva impostato per farla arrivare ad altri amici, ossia il suo pubblico.

Perché prima i prodotti e la cucina della Tognazza erano una cosa solo per chi arrivava a casa nostra, mentre ora ho fatto in modo che ne possano usufruire anche altri, nel ricordo di un uomo che forse aveva visto lungo sia sul biologico che sulla qualità della materia prima, che poi si va a cucinare e a proporre ai tuoi ospiti.”

Una ricetta di famiglia che ti ricorda l’estate insieme, seduti intorno ad un tavolo?

“Mio padre d’Estate faceva spesso cose fredde, quindi spostava la sua attenzione su piatti più semplici e una ricetta in particolare non è facile da individuare. Ricordo anche di aver mangiato molto fritto d’estate, perché lui adorava i fiori di zucca fritti, ma non li faceva sempre nello stesso modo, trovava sempre delle contaminazioni, perché Ugo amava reinterpretare ed essere reinterpretato!

Non è facile quindi ricordare una ricetta in particolare, perché c’era sempre grande varietà nelle preparazioni, sia d’Estate che d’Inverno, ma quella estiva ancora di più perché quando eravamo al “Villaggio Tognazzi”, spesso gli amici ci venivano a trovare anche a sorpresa. Ma se proprio dovessi pensare ad una ricetta in particolare, ricordo un risotto al melone che era davvero eccezionale!”

Cosa pensi della spettacolarizzazione in tv del cibo a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni?

“Penso solo che mio padre lo faceva trent’anni prima!”.

Expo 2015: un evento mondiale dedicato al cibo, cosa ne pensi dal momento che non simpatizzano tutti per una serie di motivi: etici, organizzativi, speculativi, ect.

“Penso che se questo Paese fosse un po’ meno autolesionista di quello che è, visto che per noi ogni pretesto è buono per fare polemica, di autolimitarci.

Siamo un Paese eccezionale, che ha delle potenzialità inespresse, molto spesso per colpa nostra, per il nostro modo molto provinciale, anche se mi dispiace usare questo aggettivo che in realtà io trovo essere un aggettivo positivo ma che viene utilizzato al negativo, amatissimi all’estero per le nostre peculiarità e invece noi ipercritici su qualsiasi cosa succeda e a volte anche a sproposito.

È un Paese che deve crescere molto sotto tanti aspetti, quello della cultura sportiva, della cultura stessa, della cultura enogastronomica, potevamo essere un Paese che la crisi non l’avrebbe sentita nemmeno, se avessimo fondato la sua industrializzazione intorno al suo più grande patrimonio che è proprio la cultura, che non è soltanto quella dei monumenti, della storia, del cinema, del teatro, della moda, della televisione stessa, ma è anche quella enogastronomica, quella turistica e paesaggistica di questo Paese di cui dovremmo andare fieri e invece continuiamo ad essere ottusi.”

Come prendi il caffè, e come lo prendeva tuo padre?

“Ne prendo tanti!! Papà ne prendeva meno, beveva anche molti tè, anche in quello variava. Faceva spesso colazioni diverse, ad esempio ha fatto per un anno la colazione all’americana, per anni si è fatto l’uovo alla coque e il tè con il latte.”