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Gabriele Palmato, fotografo

Chi ci segue conosce già il lato romantico di Lifestyle Made in Italy, ci piace dare spazio alle novità, ai giovani emergenti che hanno un talento ancora tutto da esplorare, da osservare nella crescita umana e artistica.
Ci imbattiamo così in due reportage di un giovane fotografo italiano, Gabriele Palmato. Ci colpiscono due reportage, in particolare: un matrimonio a Bali, dal rito induista e quello di un viaggio, a bordo di un Volkswagen t3 lungo la costa nord-est della Sardegna. Sogno, viaggio, ricerca, libertà. Sentiamo e osserviamo queste vibrazioni negli scatti che ci propone. Così nasce l’intervista, per capire meglio un pezzetto del suo mondo e chi sta dietro la macchina.
Raccontaci qualcosa di te Gabriele, come e quando prende vita la tua passione per la fotografia?
Non sono mai stato attratto dalla fotografia, le uniche foto che scattavo erano quelle fatte col cellulare per ricordo. Tutto è cambiato la prima volta che presi in mano una fotocamera reflex, regalatami per il mio ventunesimo compleanno, rimasi subito colpito dal piacevole effetto sfocato che veniva a crearsi dietro il soggetto, non realizzabile attraverso fotocamere compatte e cellulari. Da li mi si è aperto questo fantastico mondo creativo che è la fotografia. Il passo successivo è stato lasciare gli studi in Economia e commercio per aprire uno studio fotografico, nel giro di due anni dopo una conferenza con alcuni dei più importanti fotografi matrimonialisti italiani, la mia specializzazione è diventata il fotografo di matrimoni.
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Dai tuoi lavori spicca un reportage a Bali, dove documenti un matrimonio dal rito induista. Com’è nata questa esperienza e se puoi condividere con noi quello che più ha catturato la tua attenzione e ti ha emozionato….
Amo viaggiare ed amo il mio lavoro, per questo ho deciso di abbinare le due cose. Ho contattato alcuni studi fotografici nel sud-est asiatico e senza troppe certezze ho preso un biglietto aereo di sola andata per Kuala Lumpur, Malesia, dove ho passato il primo mese iniziando a lavorare ed interagire con una cultura completamente differente dalla nostra. Dopo il primo mese ho iniziato a spostarmi, visitando nuovi posti, fino ad arrivare a Bali, che mi ha colpito positivamente sin da subito con i suoi paesaggi ed abitanti. I balinesi sono persone pacifiche e molto cordiali, per riuscire a documentare un loro matrimonio è stato relativamente semplice; le case che ospitano le cerimonie sono addobbate sull’uscio, mi è bastato entrare e far amicizia con i parenti prima dell’inizio della cerimonia per poi proseguire il rituale con loro.
Ha catturato la mia attenzione tutto quello che ho visto dall’inizio alla fine: gli abiti tradizionali degli invitati ma soprattutto dei giovani sposi, il banchetto nuziale e le offerte per gli dei, il costante profumo di fiori e incenso, i rituali col fuoco, pugnali e canne di bambù, la figura del sacerdote induista.

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Oltre il matrimonio a Bali, assai diverso per cultura e tradizione, ne documenti moltissimi altri. Come fai a rendere ogni reportage unico e a non perdere la “freschezza” verso ciascuna coppia di sposi?
Sono in continua ricerca per perfezionare il mio stile di racconto fotografico, quel poco che apprendo di volta in volta grazie a mostre, conferenze, libri fotografici ecc. lo metto in pratica cercando di dare sempre il massimo in creatività a ogni servizio. Ma la vera differenza che vi è fra ogni racconto, è data dalla coppia fotografata, che per le proprie esperienze di vita, il lato caratteriale e tante altre caratteristiche riesce a dare un timbro unico al proprio reportage.
Quali fotografi, contemporanei e del passato, sono per te fonte di ispirazione? Tra i nuovi emergenti c’è qualcuno che merita attenzione, ti sentiresti di fare qualche nome?
Per me fonte di ispirazione lo sono un po’ tutti i fotografi, nei vari campi della fotografia. Adoro vedere i risultati dei contest, il mio preferito è il World Press Photo, perché con pochi click hai a disposizione un immenso archivio di lavori eccezionali. Ovviamente però ci sono alcuni fotografi che prediligo per stile o tematiche affrontate ed altri contemporanei che seguo più assiduamente per avere maggiori spunti nel mio lavoro, alcuni nomi sono:
Diane Arbus, Fosco Maraini, Steve McCurry, Sebastiao Salgado, Fausto Podavini, Oleg Oprisco, Ryan McGinley, Theo Gosselin, Karen Rosetzsky, Ivan Troyanovsky…
Grandi idee possono arrivare anche dal cinema; tra i miei favoriti direttori della fotografia vi sono Hoyte Van Hoytema e Emmanuel Lubezki.

C’è qualcosa che ti risulta più difficile “catturare” per mezzo della fotografia? Qualcosa dovuto al tuo lato caratteriale. Ad esempio, per molti è difficile eseguire un ritratto perché si è timidi/introversi e perché spesso catturare i lineamenti, lo sguardo di qualcuno, implica instaurare un grado di intimità… un dare per ricevere.

La cosa più difficile da catturare in fotografia sono le emozioni, non basta congelare l’attimo e creare una bella composizione, bisogna entrare in sintonia con i soggetti ripresi, e solo dopo si lasceranno fotografare aprendosi a voi, mostrando il loro vero carattere. A volte, specialmente in viaggio per mancanza di tempo o altri motivi, non si riesce ad instaurare un rapporto con le persone e questo rende le cose più difficili per entrambi. Mi risulta un p0′ complicato in alcune occasioni l’approccio iniziale, non volendo essere troppo invasivo con la fotografia, ma rotto il ghiaccio mi son sempre trovato bene, adoro conoscere nuove persone e farmi raccontare le loro esperienze.

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Cosa rende una fotografia una “bella fotografia” nell’era dei social come Instagram? Dove vi è una produzione di immagini continua, spesso senza contenuto, altre con un contenuto sempre identico, come un loop che si ripete.
Crescendo sto cambiando un po’ per volta la mia personalità, di conseguenza anche il mio modo di fotografare, ora più che mai sono convinto che il fattore determinante per una bella foto è l’emozione che riesce a suscitare nell’osservatore, data dalla combinazione dell’attimo colto, della luce utilizzata, delle tonalità dei colori, di composizioni forti, il tutto mescolato da un buon gusto estetico che dovrebbe avere il fotografo.
Comunque non vi è una regola assoluta per creare “belle fotografie”, l’importante è che raccontino qualcosa.

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Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere un percorso fotografico, per proprio piacere o lavoro?
L’unico consiglio che sento di dare, per quanto risulti banale ( ma non lo è affatto! ), è fotografare sempre quello che più piace ed interessa al fotografo; è il solo modo per produrre buone immagini. Quello che sto notando sempre di più è che la fotografia fa parte della personalità dell’individuo e muta con esso, quindi non basta immergersi nel mondo fotografico per migliorare, ma bisogna anche vivere nuove esperienze, viaggiare, ascoltare musica, guardare film, leggere libri! Tutto questo aumenterà anche la vostra sensibilità fotografica.

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Lifestyle Sardegna-13Tra i tuoi lavori ha colpito la nostra attenzione un viaggio a bordo di un Volkswagen t3 lungo la costa nord-est della Sardegna. Ci potresti svelare dei posti, magari meno noti, dove andare per vedere un tramonto o soffermarsi per almeno dieci minuti?
La Sardegna vissuta “on the road” è bella tutta quanta, non c’è un angolo che non valga la pena visitarlo. Proprio per questo motivo arrivati in terra sarda è stata una sosta dietro l’altra, per goderci ogni scorcio possibile, anche se inizialmente si pensava di macinare molti più chilometri. I luoghi che mi hanno colpito maggiormente son state piccole calette nascoste nelle località di: Punta San Diego, Li Cuncheddi e Rena Majore, è proprio in questi posti che ho scattato il maggior numero di foto.

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Progetti futuri? 
Ho moltissimi progetti in mente, ma quello più concreto per ora è portare il mio lavoro all’estero e mi piacerebbe documentare le cerimonie di matrimonio nei paesi tanto diversi per cultura e tradizioni dal nostro. Un altro progetto, che per ora rimane un sogno nel cassetto, è riuscire a diventare fotoreporter per qualche agenzia giornalistica o fotografica e poter raccontare storie in giro per il mondo con le mie foto.
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Dal momento che l’intervista è per la rubrica “Un caffè con…” la nostra domanda finale non può che essere alla caffeina. Come prendi il caffè?

Liscio e senza zucchero!
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Tutte le foto © Gabriele Palmato.

Trovate Gabriele anche qui:
www.gpstudiowedding.com