Totti-Francesco-300-gol

“Un capitano non tiene mai paura!”.
Così canta De Gregori, un altro Francesco di Roma.
Ed è così che me lo immagino: sicuro ma umano, deciso e sincero, pronto a difendere alla baionetta la sua nave.

Come Jack Sparrow quella nave la tiene dentro, anche se qualcuno ha provato a portargliela via, ma lui niente, anche da mozzo, anche quando la sognava tutta sua, ventidue anni fa, ed era solo un giovane esordiente, quella fascia l’ha vista quasi tatuarsi sul suo braccio!

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Non passa settimana che non ci sia un nuovo record: i 300 gol con la Roma sono un’altra tappa, l’ennesimo segno sul legno dell’albero maestro di questo veliero che segue il vento e sole in faccia ascolta le parole del suo condottiero.

E come un innamorato ha sempre voluto il meglio per lei, tanto da minacciare di mollare tutto per vederla ancora più scintillante o competitiva, per non rischiare di dover ammainare la bandiera, arenato su una secca perché la sua Roma doveva e deve veleggiare libera e lucente nel mare dello sport più bello del mondo.

Tanti gol, passaggi dalla traiettoria impossibile, qualche scatto nervoso di troppo, tante soddisfazioni e anche bocconi amari da mandar giù, come i fischi dei tifosi avversari, ma anche i loro applausi inaspettati quando la bellezza dei suoi gesti lasciava a casa ogni pensiero, ogni sofferenza e riusciva a strappare un sorriso a chi sventolava una bandiera diversa.

Chi ha giocato a calcio lo sa che quello che ha in testa Francesco si può solo intuire, che quello che è riuscito a fare lui sui campi di calcio in più di vent’anni è pura poesia. Non gli scatti fulminei di Messi, la straripante atleticità di Ronaldo, no, tutto un altro modo di intendere questo sport:

il calcio alla Totti.

E siccome la fede calcistica è storia d’amore all’ennesima potenza, la sua storia ha accompagnato per questi anni tutti noi, non solo quelli che lo incitano da sempre all’Olimpico o in trasferta, ma tutti. Nel mondo intero hanno visto o sentito parlare di questo Capitano dagli occhi color del mare, che scruta sicuro l’orizzonte con la sua nave e la bandiera giallorossa e che oggi è diventato uomo, padre. E proprio come un padre sa capire e spiegare, parlando poco ma dimostrandolo, cosa sia l’umiltà, la dignità e l’onore.

Seduto in panchina scalpita, forse, ma conserva la sua autorità ed il rispetto di tutti. Ha il viso di un papà, segnato dai pensieri ma colmo fino ad esplodere del sapore della felicità che solo i figli sanno regalare. Dagli spalti lo incitano e lui li segue crescere. Non c’è solo il calcio, anche per lui, e questi campioni quando sono così umani li senti più vicini.

Ride, scherza e segue la partita. Poi, quando gioca, riprende da dove ha lasciato, come se nulla fosse, le traiettorie, il tocco, il tiro per la sua Roma.

Lui c’è e ci sarà sempre. Tira fuori ancora i muscoli, quelli del Capitano, pronti a spingere, correre, colpire e sudare o ad incitare i compagni, e allora i suoi muscoli li vedi lo stesso, anche quando è li seduto, perché rimani a guardarli stupito con ammirazione, per quello che rappresenta.

Lui ti guarda e sorride, perché è Totti, il numero 10, il “Bimbo de oro“, l’atleta Re di Roma, ma anche perché, se lo guardi bene, è semplicemente Francesco.

Grazie Capitano.

Al prossimo record.

Il capitano non tiene mai paura…

…dritto sul cassero fuma la pipa,

in questa notte fredda e scura che

assomiglia un po’ alla vita.

http://https://youtu.be/cE0o-tqh_bY