Francesca Romana PerrottaEccoci a darvi anche questa mattina il buongiorno con un caffè speciale. Una miscela misteriosa in cui spiccano piacevoli note storiche e la carica dello splendido Salento. Terra che ha dato i natali a moltissimi bravi cantautori e musicisti, come il mitico Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, giusto per citarne uno e alla nostra graditissima ospite di oggi: Francesca Romana Perrotta. Cantautrice conosciuta su scala nazionale dal 2005, grazie al suo brano d’esordio “In genere sogno”, presentato da Fiorello su RAI Radio 2.

Da allora Francesca Romana Perrotta di strada ne ha fatta, accumulando premi, vinti in concorsi importanti (Musicultura, Premio De Andrè) e collaborazioni prestigiose (Teresa De Sio, Cristiano De Andrè, Pacifico). In questi giorni sta per uscire il suo terzo album, “L’ora di mezzo”, con l’etichetta Filibusta Records di Roma, in coedizione con Ed. Curci, preceduto dal singolo “Le cose non accadono per caso” e noi l’abbiamo incontrata proprio per ascoltare dalla sua splendida voce qualcosa in più su questo nuovo progetto artistico.

La tua dedizione al tema femminile ritorna anche nel tuo nuovo album “L’ora di mezzo” in cui dai voce in qualche modo ad alcune donne che hanno fatto la storia. Come mai hai scelto proprio loro? Che cosa hanno in comune?

“Direi, come diceva Pirandello nei “Sei personaggi in cerca d’autore”, che sono questi personaggi femminili che vengono a me. Ad esempio, per il mio compleanno qualcuno mi hanno regalato il diario di Maria Antonietta… Leggendolo, più volte mi sono commossa, così ho scritto di lei. In generale mi piace dar voce a personaggi in bilico tra la vittima e il carnefice, perché sono fermamente convinta che la donna sia espressione massima del dualismo tra sacro e profano, luce ed ombra.”

In un lavoro così al femminile stupisce la tua scelta di duettare con un uomo, Gianluca De Rubertis, nel brano, forse, più intimo e autobiografico dell’album. Come mai questa decisione?

“Gianluca mi somiglia molto… e somiglia molto ai personaggi femminili che scelgo. Sembra un essere sceso dalla luna, etereo.. ma allo stesso tempo ha anche un’aria maledetta. Era perfetto per la canzone più intima dell’album… ne “Io sono l’egoista” ci riconosciamo entrambi.”

Il tuo stile, la tua musica, il tuo modo di cantare sono un po’ lo specchio del cantautorato anni ’80. Come mai questo legame con quel periodo?

“Mia madre è stata una grande fruitrice di musica, dalla lirica all’hard rock. Ho assorbito tutto quel fermento da bambina, studiando Chopin e ascoltando i Pink Floyd.”

Chi sono i tuoi modelli musicali e il genere che meglio ti rappresenta?

“Non ho dei modelli musicali. Ho bisogno di variare, infatti non ritengo di avere un genere prestabilito. Posso scrivere una perfetta ballata da cantautrice e un brano ruvido, rockeggiante. Anche come ascoltatrice mi piace spaziare, dalla classica alla psichedelia inglese.”

Se non avessi fatto la cantante che cosa avresti voluto fare?

“Senza dubbio l’attrice. Da bambina infatti recitavo con mio nonno… Poi è stato mio fratello Mario che in realtà è diventato attore.”

Visto il titolo del tuo album, in cui in qualche modo tiri in ballo il tempo: che rapporto hai con il suo scorrere? Il tempo è tiranno o gentiluomo secondo te?

“Il tempo per me è sempre gentiluomo, lo sento dalla mia parte e non sono mai stata in conflitto con lui. Lo uso molto, a volte sono io che lo maltratto.”

Come prendi il caffè?

“Amaro, in tazzina spessa, con biscotti o brioche e rigorosamente in silenzio.”