Festival di Sanremo 2018Con una sigla dal sapore baglioniano cantata da tutte le voci in gara si è aperto ieri sera il sessantottesimo Festival di Sanremo. Chi ha assistito ai concerti del buon Claudio sa quale difetto si nasconda in questo fantastico uomo di spettacolo e cantautore: quando inizia a parlare… diciamo che si perde e che fare monologhi non è nelle sue corde.

Ma da uomo intelligente sa come ovviare a questo inconveniente: il festival lo apre qualcuno che sa come si scalda un pubblico, in teatro e in TV, qualcuno capace di cantare, eccome!, di imitare, di divertire (anche con battute sopra le righe!), insomma una garanzia: Fiorello! che da vero man show non impiega che qualche secondo a prendersi il pubblico.

Il suo monologo sembra anticipare il proseguo della serata: un festival un po’ attempato forse (neanche un rapper!) dove i poveri The Kolors sembrano i ragazzini invitati ad un matrimonio da lasciare al baby parking!

Però non mancherà la qualità delle canzoni e i super ospiti come Gianni Morandi, capitano coraggioso in tour con Claudio, con dei concerti che il buon Fiore riassume con un medley a testi invertiti, cantando le melodie di uno con le parole dell’altro.

Fiorello tornerà e le sue battute faranno tremare i perbenisti, la par condicio, ma anche gli ascolti! E la sua voce che coinvolgerà Baglioni in un duetto. In realtà cantano tutti, anche il sorprendente Favino e la perfetta Huzinker (certo “E se domani” in versione svizzera non entusiasma…)

I veri conduttori del Festival sono però Pierfrancesco Favino e Michelle Huzinker. Quest’ultima prende immediatamente in mano ritmo e situazione, lasciando al suo compagno d’avventura lo spazio per dimostrare quale incredibile attore sia, e cantante, e a Claudio siperietti divertenti e duetti musicali, insomma! Ognuno a fare quello che sa fare!

A proposito di Favino: ci mette un po’ a scaldarsi ma poi non si ferma più proprio come quel cugino che al matrimonio di cui sopra ha bevuto quel tanto che basta a renderlo irresistibilmente spassoso.

Prima di parlare dei cantanti in gara, un momento di pura emozione lo regala il pubblico dell’Ariston, uno spot alla canzone italiana che neanche a volerlo affidare ad un grande regista sarebbe riuscito così: Favino conclude il suo medley con Battisti, “Un’avventura“, ed in sala continua inaspettato il coro “Innamorato! Sempre di piùùùùùù!! ..” lasciandoli sorpresi, lui e Claudio, lì sul palco.

https://www.youtube.com/watch?v=xZ0j3qqLkXA

Ma veniamo alla gara, perché come ha ricordato più volte anche la Hunziker nel corso della serata, il Festival di Sanremo è una gara: Annalisa, Nina Zilli, Noemi, Caccamo, Facchinetti e Fogli, Avitabile e Servillo e le Vibrazioni non riescono a scrollarsi i loro ruoli e la banalità di pezzi consoni a loro stessi e alla tradizione musicale scontata degli ultimi anni del Festival. Poco coraggio e tanta sicurezza nel percorrere soliti percorsi melodici. Non lasciano traccia secondo me.

Ron presenta una emozionante “Almeno pensami” di Lucio Dalla, bellissima canzone che segue lo stile degli ultimi album del cantautore bolognese.

I The Kolors danno ritmo e immagine con “Frida mai mai mai“; Max Gazzè tenta la carta cantautore impegnato e sembra convincere il pubblico; la Vanoni (con Pacifico e Bungaro) canta un pezzo molto bello, d’autore, “conservo l’infanzia, la pratico ancora” riprendendo il tema del rispetto delle donne vivo in tutto il Festival; Ermal Meta e Fabrizio Moro si presentano confermando le loro interessanti doti di autori e interpreti, dando il via ad una polemica per l’autocitazione di un’altra canzone.

Mario Biondi forse sceglie un luogo dove il tipo di canzone che presenta può solo aspirare al premio della critica; Red Canzian propone un rock e forse dimostra come tra i vari Pooh sparsi nell’Ariston sia il meglio conservato, rock di qualità che si esalta soprattutto grazie ai Decibel e al loro omaggio a David Bowie con “Lettera dal duca” e in una edizione dove la terza età e la musica di un tempo tentano di imporsi, sembrano riportare uno stile che meriterebbe di esistere ancora.

Lo Stato Sociale impazza alla Gabbani con la performance dell’acrobata ballerina in là con gli anni ma dalle articolazioni impossibili!

Elio e le storie tese presentano un brano non alla loro altezza, quasi a voler giustificare il tramonto del loro gruppo annunciato da qualche mese; Diodato e Roy Paci hanno ritmo e la canzone scritta dal primo sa di ricerca musicale e qualità, brano intitolato “Adesso“, che conferma come i sentimenti ed il tema del tempo viaggino a velocità diverse nell’era dei social.

Veniamo alle mie preferenze: Renzo Rubino regala una perla con “Custodire” per il coraggio musicale, il testo e la sua straordinaria interpretazione, non compresa a pieno dalla giuria forse anche per l’ora tarda: lo ammetto, mi stavo addormentando, ma poi l’ho sentito e sono tornate forti le emozioni.

Luca Barbarossa, infine, con “Passame er sale“: ci sarebbe da fare una disquisizione sulla canzone romana, sulla malinconia e la storia che si porta dietro, sugli interpreti e autori (tra cui Baglioni!) che l’hanno impreziosita. Beh, era una vita che aspettavo qualcuno in grado di riprenderne il filo e regalarci una perla come questa: bravo! Bravo davvero!

Vedremo come la classifica provvisoria potrà essere sconvolta nelle prossime serate di questo Festival di Sanremo 2018. Ci sarà da divertirsi con le nuove proposte: il talento musicale del direttore artistico sarà garanzia sufficiente a non deludere pubblico e critica con le sue scelte?

Vedremo. Per ora gli ascolti e i social sembrano premiare il suo lavoro! Sorge solo un dubbio: ma senza Fiorello saranno in grado di farcela?